Economia digitale

L’era dell’intelligenza artificiale a basso costo volge al termine

Le aziende del settore mantengono prezzi ridotti per attirare utenti ma la pressione degli investitori verso il profitto renderà i servizi più onerosi

L’era dell’intelligenza artificiale a basso costo volge al termine

Il mercato tecnologico sta attraversando una fase di transizione finanziaria che ricorda le strategie storiche di colossi come Amazon o Uber. Attualmente, le società che sviluppano modelli linguistici avanzati operano con margini negativi, offrendo strumenti a tariffe agevolate per consolidare la propria base di utenti. Tuttavia, questa condizione di favore economico potrebbe svanire rapidamente con l’avvicinarsi, per l’intelligenza artificiale, delle quotazioni in borsa.

Strategie di mercato e costi di inferenza

Secondo quanto dichiarato da May Habib, CEO di Writer, nella giornata di giovedì 12 marzo 2026, le società produttrici di Large Language Models (LLM) saranno spinte a incrementare i listini in vista dello sbarco sui mercati pubblici. Sebbene i nuovi sistemi rilasciati da OpenAI, Google e Anthropic risultino più rapidi, il costo per l’elaborazione delle risposte, nota come inferenza, rimane un onere significativo.

L’industria sta spostando il proprio focus dai chip per l’addestramento a quelli ottimizzati per l’esecuzione dei compiti. In questo contesto, Nvidia si prepara a presentare hardware più efficienti durante la prossima conferenza per gli sviluppatori, nel tentativo di abbattere i costi di generazione del testo che, pur essendo in calo, non garantiscono ancora la sostenibilità finanziaria dei laboratori.

Bilanci in rosso e investimenti massicci

Secondo un’analisi del sito americano Axios, i dati forniti da PitchBook evidenziano una situazione complessa per i leader del comparto. OpenAI prevede di consumare 14 miliardi di dollari nel corso del 2026, una crescita netta rispetto agli 8-9 miliardi stimati per l’anno precedente. Anthropic, pur avendo migliorato i propri margini passandoli dal -94% del 2024 a circa il +40% del 2025, deve ancora affrontare costi di gestione operativa superiori alle proiezioni iniziali.

La competizione serrata ha imposto prezzi aggressivi che erodono i guadagni. A febbraio, il 90% dei finanziamenti provenienti dai capital venture è stato assorbito da startup del settore, con OpenAI e Anthropic che da sole hanno catalizzato il 74% dei capitali totali. Nonostante le partnership strategiche, come quella tra Microsoft e OpenAI che permette l’accesso a potenza di calcolo a prezzi inferiori a quelli di mercato, le perdite restano una costante.

Il sussidio dei capitali di rischio

Il fenomeno ricalca il cosiddetto “sussidio per lo stile di vita dei millennial”, dove i fondi di investimento hanno finanziato per anni corse in taxi e consegne a domicilio a prezzi artificialmente bassi. Ogni query complessa inviata oggi a un assistente virtuale rappresenta, di fatto, una perdita economica per il fornitore del servizio. Gli abbonamenti standard per i consumatori finali risultano essere i piani più sovvenzionati e meno redditizi.

Le analisi di Ramp indicano che il 28% della spesa aziendale per i servizi di OpenAI confluisce ancora in piani personali anziché in account business, i quali avrebbero margini più elevati per il fornitore. Questa dinamica non potrà durare indefinitamente: gli investitori pubblici richiederanno presto una crescita costante degli utili e margini di profitto definiti.

Prospettive per il futuro del settore

Nonostante l’efficienza dei chip sia destinata a migliorare, la spesa complessiva delle imprese tecnologiche continua a salire a causa della necessità di espandere la capacità computazionale e aggiornare costantemente i modelli per soddisfare la domanda globale. “Queste società diventeranno pubbliche e aumenteranno i prezzi perché devono farlo“, ha ribadito Habib, sottolineando come la redditività sia l’unico obiettivo finale per garantire il ritorno sugli investimenti miliardari finora sostenuti.