Il Pontefice ha ricevuto in udienza presso il Palazzo Apostolico, nella giornata di lunedì 27 aprile 2026, la massima autorità spirituale della Chiesa anglicana, Sarah Mullally. L’incontro si inserisce nel solco della tradizione di dialogo avviata sessant’anni fa tra l’arcivescovo Michael Ramsey e San Paolo VI. Il Successore di Pietro ha ricordato quel momento storico come il punto di partenza del confronto teologico moderno, sottolineando quanto i contrasti religiosi indeboliscano l’efficacia del Vangelo in un contesto globale segnato dai conflitti.
Superamento delle divisioni e testimonianza comune
Durante il colloquio, il Vescovo di Roma ha definito uno “scandalo” l’eventuale interruzione del lavoro necessario a superare le differenze dottrinali, pur riconoscendo la complessità delle sfide attuali. Il percorso ecumenico, iniziato con la Dichiarazione Congiunta del 1966 presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura, resta un obiettivo prioritario per evitare che le divergenze diventino ostacoli insormontabili alla missione cristiana.

La delegazione della Primate anglicana, giunta a Roma per un pellegrinaggio di quattro giorni, include anche l’arcivescovo cattolico di Westminster, monsignor Richard Moth. La visita prevede tappe istituzionali presso il Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani e momenti di preghiera nelle principali basiliche romane, rafforzando i legami di comunione tra le due confessioni.
Il ruolo della pace disarmata nel tempo pasquale
Nel pieno del tempo di Pasqua, il Pontefice ha ribadito l’urgenza di una pace disarmata, citando l’esempio di Cristo che rispose alla violenza senza aggressione. Questo approccio richiede ai fedeli di offrire una testimonianza profetica e umile, agendo come messaggeri di riconciliazione in un mondo che necessita di interventi concreti per la risoluzione delle ostilità.
L’udienza ha visto anche la partecipazione del direttore del Centro anglicano a Roma, il vescovo Anthony Ball. Quest’ultimo riceverà l’incarico ufficiale di Rappresentante dell’Arcivescovo presso la Santa Sede durante una funzione corale programmata presso la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, segnando un ulteriore passo verso il consolidamento dei rapporti diplomatici.
Le sfide dell’evangelizzazione e i nuovi problemi ecumenici
Il discorso del Pontefice ha toccato la complessità del cammino ecumenico recente, ammettendo che, nonostante i progressi storici, negli ultimi decenni sono emerse nuove problematiche che rendono difficile il discernimento verso la piena comunione. La necessità di rimuovere ogni pietra di inciampo resta però fondamentale affinché la predicazione cristiana possa essere accolta con fiducia dalle popolazioni sofferenti.

Leone XIV ha esortato a non permettere a queste sfide di bloccare la proclamazione congiunta di Cristo. L’unità non è solo un concetto teorico, ma un presupposto indispensabile per rendere l’azione missionaria più feconda e credibile, specialmente laddove le ferite sociali sono più profonde.
Costruire ponti contro la violenza disumana
L’autorità anglicana ha risposto sottolineando il valore infinito di ogni vita e la necessità di costruire ponti invece di muri. Di fronte a cambiamenti sociali rapidi e violenze, la strategia comune deve puntare al bene comune, tutelando i segmenti più poveri della popolazione che risultano i più vicini al cuore di Dio.
L’arcivescovo ha inoltre espresso apprezzamento per il recente impegno del Pontefice nel continente africano, annunciando una prossima missione personale in Ghana e Camerun prevista per il mese di luglio. L’obiettivo dichiarato resta quello di sostenere il prossimo nella sofferenza e nella gioia, rinnovando un impegno umanitario che unisce le due sponde del Tevere in una visione di speranza condivisa.