Migliorare la sicurezza

Le cadute sul lavoro costano 370 milioni di euro l’anno: “La mappatura digitale può ridurre gli infortuni”

Secondo i dati Inail, incidenti dovuti a scivolamenti e sversamenti accidentali provocano migliaia di assenze dal lavoro. Esperti e tecnologie puntano su monitoraggio digitale e manutenzione dei presidi

Le cadute sul lavoro costano 370 milioni di euro l’anno: “La mappatura digitale può ridurre gli infortuni”

Le cadute dovute a scivolamenti e sversamenti accidentali continuano a rappresentare una delle principali cause di infortunio nei luoghi di lavoro in Italia, con un impatto economico stimato in circa 370 milioni di euro all’anno (in copertina: immagine di repertorio creata con l’intelligenza artificiale).

A incidere non sono soltanto le conseguenze per i lavoratori coinvolti, ma anche i costi sostenuti dalle aziende, tra assenze, interruzioni della produzione e gestione dell’emergenza. Secondo gli esperti, una risposta efficace può arrivare dalla mappatura digitale dei rischi e da una gestione più evoluta dei presidi di sicurezza.

Il costo degli infortuni

Secondo i dati ufficiali Inail, le cadute in piano provocate da liquidi sversati o superfici scivolose rappresentano una delle principali tipologie di infortunio sul lavoro. Ogni episodio comporta mediamente 38 giorni di assenza del lavoratore, un dato superato soltanto dagli incidenti causati da cadute dall’alto.

Oltre al danno umano, ogni singolo infortunio genera un costo medio compreso tra 4.500 e 5.000 euro, considerando sia le spese dirette, come la copertura retributiva, sia quelle indirette legate alla gestione amministrativa, alla pulizia e al ripristino delle aree interessate. Complessivamente, il fenomeno pesa sul sistema produttivo italiano per circa 370 milioni di euro all’anno.

Il rischio degli sversamenti

La rottura di un contenitore, una perdita da un macchinario o il rilascio accidentale di sostanze chimiche possono trasformare in pochi istanti un ambiente sicuro in un’area ad alto rischio.

Il problema, spiegano gli esperti, non riguarda soltanto lo sversamento in sé, ma anche la capacità dell’organizzazione di intervenire tempestivamente. In molte aziende, infatti, la semplice presenza dei kit anti-sversamento viene considerata sufficiente, senza verificare se siano realmente completi, funzionanti e collocati nei punti più strategici.

L’importanza della mappatura

Secondo Laura Caforio, Leak & Spill Expert di Serpac, la prevenzione parte da una pianificazione accurata.

“La gestione degli incidenti perde efficacia nei primissimi istanti dell’emergenza se manca una mappatura preventiva e rigorosa dei punti critici di travaso e delle aree a maggiore probabilità di sversamento. Il corretto posizionamento dei presidi anti-sversamento è un elemento decisivo: quando i dispositivi non sono collocati nelle immediate vicinanze delle zone operative, intervenire rapidamente diventa complesso. Questo comporta un aumento significativo del livello di rischio sulle superfici di lavoro”.

I cinque errori più comuni

Secondo gli specialisti, molte aziende vivono una vera e propria “illusione della sicurezza”, convinte di essere protette semplicemente perché hanno acquistato i dispositivi necessari.

Tra le criticità più frequenti figurano:

  • kit anti-sversamento incompleti o privi dei materiali assorbenti;
  • assorbitori deteriorati, scaduti o non adatti alle sostanze da contenere;
  • assenza dei dispositivi di protezione individuale accanto ai kit;
  • presidi collocati troppo lontano dalle aree a maggiore rischio;
  • personale privo di formazione e procedure operative chiare.

“Spesso assistiamo a un’illusione della sicurezza: le aziende comprano i kit, ma poi li lasciano vuoti, con assorbitori scaduti o inadatti alle sostanze aggressive. Ancora peggio, alcune soluzioni adottate per arginare il problema diventano la causa”, sottolinea Caforio.

Il ruolo del digitale

L’evoluzione tecnologica offre oggi strumenti che consentono di gestire la sicurezza in modo più efficace. Software gestionali e piattaforme cloud permettono di mappare i presidi anti-sversamento, monitorarne lo stato e programmare controlli e reintegri attraverso notifiche automatiche.

In questo contesto assume un ruolo sempre più centrale il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), chiamato a supervisionare dati, manutenzioni e conformità normativa.

“I software permettono al RSPP di centralizzare le informazioni in un’unica piattaforma e monitorare scadenze e attività in tempo reale, riducendo gli errori e il rischio di non conformità”, spiega l’esperta.

Più prevenzione, meno rischi

La manutenzione programmata dei presidi di emergenza consente non solo di evitare materiali deteriorati o indisponibili, ma anche di limitare gli sprechi dovuti al sovrastoccaggio.

“Con il digitale è possibile monitorare le scorte e lo stato dei presidi, evitando materiali scaduti e garantendo la loro efficienza nel tempo”, conclude Laura Caforio.

L’obiettivo è ridurre i tempi di intervento, limitare gli infortuni e contenere sia i costi aziendali sia il rischio di sanzioni ispettive, puntando su una prevenzione sempre più organizzata e supportata dalla tecnologia.