Arriva una parziale autocritica da parte di Israele sul caso che ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa di accedere al Santo Sepolcro durante la Domenica delle Palme.
L’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, ha riconosciuto che la situazione “avrebbe potuto essere gestita molto meglio”.
Secondo il diplomatico, la chiusura dell’area sacra di Gerusalemme è legata a motivi di sicurezza, a causa di attacchi missilistici.
Tuttavia, ha ammesso che qualcosa non ha funzionato nel coordinamento tra le parti coinvolte: “Da parte nostra, del patriarca e anche del governo italiano, si poteva fare di più per evitare l’incidente”.
Jonathan Peled
Il nodo sicurezza e il malinteso con Pizzaballa
Nella ricostruzione fornita dall’ambasciatore, il cardinale era consapevole delle restrizioni ma avrebbe comunque tentato di accedere alla basilica.
“Sapeva che non poteva entrare e ha deciso di provare lo stesso”, ha spiegato, parlando apertamente di un “malinteso reciproco”.
Nonostante questo, Peled ha voluto smorzare i toni, definendo la reazione seguita all’episodio “un po’ esagerata” e ribadendo il rispetto di Israele nei confronti del patriarca e della Santa Sede. Nel frattempo, ha assicurato che è stato trovato un accordo per consentire le celebrazioni pasquali.
“Abbiamo raggiunto un formato che permetterà al patriarca e alla comunità cristiana di celebrare in modo limitato ma sicuro”.
Il rammarico del Vaticano
Dalla Santa Sede è arrivata una presa di posizione ufficiale, dai toni più istituzionali ma chiari. Durante un incontro a Roma tra il segretario di Stato Pietro Parolin, il segretario per i Rapporti con gli Stati monsignor Gallagher e l’ambasciatore israeliano al Vaticano Yaron Sideman è stato espresso “rammarico” per quanto accaduto.
Yaron Sideman
In una nota diffusa al termine del colloquio, il Vaticano ha parlato apertamente di “spiacevole episodio”, riferendosi al blocco imposto anche al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo.
Allo stesso tempo, la Santa Sede ha preso atto dei chiarimenti forniti da Israele e dell’intesa raggiunta per consentire la partecipazione alle liturgie del Triduo pasquale, seppur con modalità ridotte.
La convocazione alla Farnesina
La vicenda ha avuto anche un risvolto diplomatico diretto con l’Italia. L’ambasciatore Peled è stato convocato alla Farnesina, dove ha incontrato la direttrice generale per gli Affari politici Cecilia Piccioni, su indicazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La convocazione è arrivata come segnale di protesta per il divieto imposto al cardinale Pizzaballa. Durante il confronto, è stato ribadito un punto fermo: la necessità di garantire la libertà religiosa a Gerusalemme, città simbolo per più fedi.
Il governo italiano ha inoltre sottolineato di comprendere le ragioni della protesta del patriarca, evitando però di alimentare ulteriormente le polemiche con dichiarazioni pubbliche.
Dalla pena di morte a Gaza: gli altri temi sul tavolo
Il colloquio non si è limitato al caso del Santo Sepolcro. Tra i temi affrontati anche la possibile introduzione di nuove norme sulla pena di morte in Israele, introduzione diventata poi purtroppo realtà.
Su questo punto, l’Italia – insieme a Francia, Germania e Regno Unito – ha espresso forte preoccupazione, chiedendo di riconsiderare una misura ritenuta “disumana e priva di effetto deterrente”.
Infine, è stata sollevata anche la questione umanitaria nella Striscia di Gaza. Roma ha chiesto a Israele di facilitare l’accesso agli aiuti, in particolare per il programma Food for Gaza, e di migliorare le condizioni di vita della popolazione civile, sotto pressione per la crisi in corso.