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Istat, cresce la mobilità interna e diminuiscono gli espatri. Il Sud in sei anni ha visto andare via 150mila giovani laureati

Il rapporto sulle migrazioni interne e internazionali tra 2024 e 2025. Saldo con l'estero sale a 296mila grazie agli ingressi di cittadini stranieri. Ancora tanti movimenti da Sud verso Centro-Nord

Istat, cresce la mobilità interna e diminuiscono gli espatri. Il Sud in sei anni ha visto andare via 150mila giovani laureati

Nel 2025 è tornata a crescere la mobilità interna in Italia, mentre sono diminuite le emigrazioni verso l’estero. Uno scenario che arriva dal rapporto “Istat Migrazioni interne ed internazionali della popolazione residente, Anni 2024-2025” (in copertina: immagine di repertorio creata con l’intelligenza artificiale).

I trasferimenti di residenza tra Comuni italiani aumentano di oltre 70mila unità rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 1 milione e 455mila. Sul fronte internazionale, gli espatri degli italiani scendono da 141mila a 109mila, con una riduzione del 22,7%. Il saldo migratorio con l’estero resta positivo e sale a 296mila unità, sostenuto soprattutto dagli ingressi dei cittadini stranieri.

I dati sono provvisori e fotografano una mobilità che continua a favorire le regioni del Centro-Nord, mentre il Mezzogiorno registra un saldo negativo nei trasferimenti interni.

Crescono i trasferimenti interni

Nel 2025 i cambi di residenza tra Comuni italiani passano da 1 milione e 385mila a 1 milione e 455mila, con un incremento di oltre 70mila movimenti, pari al 5,1%.

La crescita riguarda sia i cittadini italiani sia gli stranieri. I trasferimenti degli italiani aumentano di circa 34mila unità, mentre quelli dei cittadini stranieri crescono di 36mila.

L’incremento percentuale è però più marcato tra gli stranieri, con un aumento del 14,8%, rispetto al 3% registrato per gli italiani. Di conseguenza, il peso dei cittadini stranieri sulla mobilità interna sale dal 17,9% del 2024 al 19,5% del 2025.

Immigrazioni estere in calo

Nel 2025 gli ingressi dall’estero hanno registrato una lieve diminuzione. Le immigrazioni complessive scendono da 452mila a 440mila unità, con un calo del 2,6%.

La riduzione interessa sia gli italiani che rientrano nel Paese sia i cittadini stranieri.

I rimpatri degli italiani passano da 58mila a 56mila, con una flessione del 3,4%. Gli ingressi di cittadini stranieri scendono invece da 393mila a 383mila, pari a un calo del 2,5%. Nonostante la diminuzione, gli stranieri rappresentano oltre l’87% delle immigrazioni complessive dall’estero.

Diminuiscono gli espatri

Il cambiamento più significativo riguarda le emigrazioni verso l’estero.

Dopo le 189mila partenze registrate nel 2024, nel 2025 le emigrazioni sono scese a 144mila, con una riduzione di quasi 45mila unità, pari al 23,7%.

Il calo riguarda sia gli stranieri sia gli italiani. Per questi ultimi, gli espatri passano dal picco di 141mila del 2024 a 109mila nel 2025.

La diminuzione è pari a 32mila partenze, ovvero al 22,7%. Il dato del 2024 era stato influenzato anche dall’introduzione di norme più stringenti relative all’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, l’AIRE.

Saldo estero positivo

Grazie alla riduzione delle emigrazioni, il saldo migratorio con l’estero cresce da 263mila unità nel 2024 a 296mila nel 2025. Il saldo degli italiani resta negativo, ma migliora: passa da -83mila a -53mila.

Per i cittadini stranieri, invece, il saldo continua a essere ampiamente positivo e aumenta leggermente, passando da +345mila a +348mila. La crescita del saldo migratorio complessivo è quindi sostenuta soprattutto dalla componente straniera.

Il Nord resta attrattivo

Le regioni del Nord continuano a essere le più attrattive per la mobilità interna.

Nel 2025 il tasso migratorio interno è pari a +1,6 per mille residenti nel Nord-est e a +1,3 per mille nel Nord-ovest. Anche il Centro registra un saldo positivo, pari a +0,5 per mille, ma con una capacità attrattiva più contenuta rispetto alle aree settentrionali.

A livello regionale, l’Emilia-Romagna registra il valore più elevato, con un tasso di +2,1 per mille. Tra le province spicca Pavia, con +5,3 per mille.

Mezzogiorno ancora in perdita

Il Mezzogiorno continua invece a registrare un saldo migratorio interno negativo. Nel 2025 il tasso è pari a -2,6 per mille nel Sud e a -1,8 per mille nelle Isole.

Le perdite più consistenti si osservano in Basilicata, con -5,5 per mille, e in Calabria, con -3,8 per mille. A livello provinciale, il dato più negativo riguarda Matera, con un tasso di -6,3 per mille.

Nel 2025 i trasferimenti dal Mezzogiorno al Centro-Nord sono circa 112mila, in lieve calo rispetto all’anno precedente, con una riduzione dell’1,6%.

I movimenti nella direzione opposta, dal Centro-Nord verso il Mezzogiorno, sono invece 67mila e aumentano del 6,3%. Il saldo resta però negativo per le regioni meridionali, che perdono complessivamente circa 45mila residenti.

Lombardia principale destinazione, Calabria prima per partenze

Quasi tre trasferimenti su dieci dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord hanno come destinazione la Lombardia. La regione si conferma la principale meta per i cittadini provenienti dalla maggior parte delle aree meridionali.

Fanno eccezione Abruzzo e Molise: per queste due regioni, circa un quarto delle emigrazioni interne è diretto verso il Lazio.

Tra le principali aree di origine dei trasferimenti verso il Centro-Nord figurano la Campania, con il 29% dei movimenti, la Sicilia, con il 23,6%, e la Puglia, con il 17,7%.

Anche nel 2025 la Calabria registra il più alto tasso di emigratorietà verso il Centro-Nord tra le regioni del Mezzogiorno. Dalla regione partono quasi otto persone ogni mille residenti.

Seguono Basilicata, con un tasso di 7,6 per mille, e Molise, con 7,5 per mille. A livello provinciale, Crotone registra il valore più elevato, con un tasso di emigratorietà pari a 9,5 per mille.

Tra le regioni del Centro-Nord, l’Emilia-Romagna continua a registrare il più alto tasso di immigratorietà dalle regioni meridionali.

Nel 2025 si contano circa quattro arrivi dal Mezzogiorno ogni mille residenti. Seguono il Lazio, con 3,3 per mille, e la Lombardia, con 3 per mille.

Giovani laureati in uscita

Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso complessivamente 150mila giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni. La maggior parte della perdita, pari a 122mila persone, è legata ai trasferimenti verso il Centro-Nord.

Al saldo negativo interno si aggiunge quello con l’estero, pari a 28mila giovani laureati. Il dato evidenzia la persistente difficoltà del Mezzogiorno nel trattenere una parte significativa della popolazione giovane e altamente qualificata.