L’influenza K, causata dalla variante H3N2 del virus A, sta dominando la stagione influenzale 2025-2026 con un’intensità maggiore rispetto ad altre annate.
Anche se il picco epidemico sembra essere stato superato, il Professor Fabrizio Pregliasco, virologo e specialista in sanità pubblica, avverte che la cosiddetta “coda” dell’infezione proseguirà almeno fino alla fine di febbraio.
I casi totali stimati, che inizialmente si pensava potessero essere circa 14 milioni, sono in linea con le previsioni, ma la fase di recupero si sta rivelando più lunga e impegnativa del previsto.
I sintomi dell’influenza K
L’influenza K si manifesta generalmente con un esordio brusco. I sintomi più evidenti e debilitanti includono febbre alta, che supera frequentemente i 38°C, accompagnata da dolori muscolari e articolari che possono rendere difficili anche le attività quotidiane. Una tosse secca persistente, mal di gola e una spossatezza che perdura per giorni o addirittura settimane sono altri segnali distintivi. La durata dei sintomi è una delle principali differenze rispetto all’influenza stagionale comune. Se la febbre e i dolori iniziali si risolvono nel giro di 3-5 giorni, la tosse e la stanchezza possono durare molto più a lungo, anche fino a 2-4 settimane.

Oltre ai sintomi più comuni, l’influenza K presenta anche congestione nasale e naso che cola, ma in alcuni casi si verificano anche disturbi gastrointestinali come nausea, vomito e diarrea, più frequenti nei bambini. In casi particolarmente gravi, l’infezione può evolversi in complicanze respiratorie, come polmonite, che richiedono ricoveri ospedalieri.
Gli antivirali per il trattamento dell’influenza K
Per quanto riguarda i farmaci, il messaggio del Professor Pregliasco è chiaro: evitare l’automedicazione e rivolgersi al medico per una gestione mirata. Esistono due antivirali –Oseltamivir (Tamiflu) e Zanamivir (Relenza), che sono quelli più frequentemente prescritti – che possono essere utilizzati per ridurre la durata e l’intensità dei sintomi dell’influenza K.
Questi farmaci sono indicati solo nei casi più gravi o per i pazienti a rischio di complicanze. Devono essere assunti entro 48 ore dall’insorgenza dei sintomi, e la loro efficacia diminuisce notevolmente se presi più tardi. Appartengono alla fascia C dei farmaci, il che significa che sono a carico del paziente e devono essere prescritti esclusivamente dal medico.
Non sono sempre facili da trovare in farmacia, e la loro somministrazione deve essere effettuata sotto stretto controllo medico, poiché è cruciale rispettare le modalità di assunzione: due volte al giorno per un periodo di 5 giorni consecutivi.
Il professor Pregliasco sottolinea che la loro efficacia dipende molto dal tempismo: se assunti troppo tardi, infatti, la loro capacità di ridurre la durata della malattia e prevenire complicanze si riduce drasticamente.
No antibiotici (e se sì, solo su prescrizione medica)
Molti pazienti commettono l’errore di ricorrere agli antibiotici già nelle prime fasi dell’influenza, ma questo è un approccio da evitare. Il Professor Pregliasco ricorda che le infezioni respiratorie acute sono per la stragrande maggioranza di origine virale, e quindi gli antibiotici non solo sono inutili, ma possono anche comportare effetti collaterali indesiderati. Solo se dopo 3-4 giorni dall’inizio dei sintomi non c’è miglioramento, o se si sviluppano segni di una sovrainfezione batterica, come una tosse che da secca diventa produttiva e un peggioramento generale della salute, è necessario consultare il medico per valutare l’uso di antibiotici.
L’uso di antibiotici deve essere sempre prescritto dal medico, in quanto è fondamentale distinguere una complicanza batterica da una fase virale in corso. L’antibiotico agisce solo contro le infezioni batteriche, e nel contesto dell’influenza K è utile solo in una fase successiva, quando il sistema immunitario non riesce più a combattere la sovrainfezione batterica.
Automedicazione responsabile
La maggior parte dei casi di influenza K può essere gestita a casa, evitando il fai-da-te. I farmaci sintomatici, come gli antipiretici per abbassare la febbre o gli antinfiammatori per alleviare i dolori muscolari, sono molto utili. Questi farmaci aiutano a gestire i sintomi, ma non eliminano la malattia stessa. È importante ricordare che i farmaci antitosse possono essere utilizzati per calmare la tosse, ma il riposo è il trattamento principale.
Il riposo è fondamentale per permettere al corpo di combattere il virus. Inoltre, è cruciale mantenere una corretta idratazione, poiché la febbre e la perdita di liquidi aumentano il rischio di disidratazione. Se i sintomi non migliorano entro 3-4 giorni o se peggiorano, il consulto con il medico diventa indispensabile per evitare complicazioni più gravi.
Prevenzione: l’importanza della vaccinazione
Un altro aspetto che il Professor Pregliasco ha voluto sottolineare è l’importanza della prevenzione. La vaccinazione rimane uno dei principali strumenti per proteggere le persone più vulnerabili, come gli anziani e coloro che soffrono di patologie croniche, dal rischio di complicanze gravi legate all’influenza. Quest’anno, la variante H3N2 ha avuto un impatto notevole, ed è proprio per questo che la vaccinazione è essenziale per limitare la diffusione del virus e proteggere le fasce più a rischio.

Un altro strumento utile per monitorare la situazione è l’Osservatorio Virus Respiratori, un portale che si occupa non solo dell’influenza, ma anche di altri virus respiratori, come il Covid-19 e il virus respiratorio sinciziale (RSV). Questo portale fornisce aggiornamenti regolari sui virus stagionali e offre informazioni utili sulla prevenzione, sulla gestione dei sintomi e sull’importanza della vaccinazione.