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Focolaio a Verona

Infezione nel reparto di Maternità: sette medici indagati per la morte di quattro neonati e quasi cento contagi

Alle prime avvisaglie, i professionisti avrebbero omesso di adottare provvedimenti in grado di arginare l'emergenza.

Infezione nel reparto di Maternità: sette medici indagati per la morte di quattro neonati e quasi cento contagi
Attualità 07 Ottobre 2021 ore 14:17

Quattro neonati morti, tre cerebralmente danneggiati e cento contagiati. E' questo il bilancio scaturito dall'infezione di Citrobacter che si era verificata all'ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento in provincia di Verona. Sulla vicenda la Procura della Repubblica ha iscritto nel registro degli indagati sette medici con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, lesioni colpose gravi e gravissime in ambito sanitario.

Infezione di Citrobacter a Verona: sette medici indagati

Una brutta, bruttissima vicenda di malasanità che ha avuto conseguenze tragiche. Come raccontato da Prima Verona, la Procura della Repubblica, dopo un anno di indagini, ha iscritto nel registro degli indagati ben 7 medici dell'ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento dopo i casi di infezione di Citrobacter.

Si parla dell’ipotesi di reato di omicidio colposo, lesioni colpose gravi e gravissime in ambito sanitario. Ad essere indagati sono l'ex direttore generale Francesco Cobello, l'ex direttrice sanitaria del plesso Chiara Bovo, il direttore medico della struttura Giovanni Ghirlanda, il primario di pediatria Paolo Biban, la direttrice di malattie infettive Evelina Tacconelli, la direttrice di microbiologia e virologia Giuliana Lo Cascio e il risk manager Stefano Tardivo.

La Procuratrice di Verona, Angela Barbaglio, ha spiegato che il loro coinvolgimento è dovuto al fatto che nel momento in cui comparvero le prime avvisaglie della presenza di Citrobacter, avrebbero omesso di adottare provvedimenti che avrebbero evitato il peggio.

Il commento a caldo del governatore Zaia

"In merito all'inchiesta sull'infezione da Citrobacter presso l'ospedale pediatrico di Verona guardo con rispetto all'azione della Procura. Abbiamo fiducia nella magistratura e ovviamente i processi non si possono fare sui giornali o per strada ma nei tribunali. La situazione è cristallizzata, ci sono relazioni di parte e indipendenti e noi abbiamo mandato tutto alla Procura - ha sottolineato Zaia - L'azienda ospedaliera ha trasmesso le sue controdeduzioni ed il materiale è in mano al magistrato; se la Procura ha deciso di avvisare alcune persone lo farà nell'interesse di sbrogliare questa matassa".

Morti quattro neonati di Citrobacter

A causa dell'infezione di Citrobacter erano morti ben quattro neonati all'ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento. Il primo decesso si era verificato nel 2018. Ad esso aveva fatto seguito la morte di Nina e Tommaso, mentre l'ultima neonata ad essere stata stroncata dal Citrobacter è stata la piccola Alice. Moltissimi altri bambini erano stati “danneggiati” dall’infezione, tanto che si era parlato di un "focolaio epidemico" che ha coinvolto 89 neonati.

I quattro piccoli non hanno potuto nulla contro un batterio che si annida generalmente nell'intestino, ma che, quando colpisce il cervello, come nel loro caso, provoca danni irreparabili.

Le precedenti sospensioni

Per fare chiarezza sulla vicenda del Citrobacter all’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento, nella giornata di venerdì 4 settembre 2020, degli ispettori del Ministero della Salute si erano recati all’ospedale, nel frattempo la direzione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona aveva deciso di agire con la presa di posizione ufficiale decidendo di sospendere in via cautelare il primario e due dirigenti.

Virus annidato in un rubinetto

Secondo quanto emerge dalla relazione di una delle due commissioni che sono state nominate direttamente dalla Regione Veneto per indagare sulla diffusione del Citrobacter, sembra che il batterio killer si sia annidato all’interno di un rubinetto dell’acqua. Il rubinetto che veniva regolarmente utilizzato dal personale che lavorava nella Terapia Intensiva all’interno dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento, “custodiva” al suo interno il batterio killer.