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Il TAR conferma

Il vaccino anti Covid non è un vaccino sperimentale: ecco perché

Sentenza emblematica, dopo il ricorso di una dottoressa friulana, che aveva rifiutato di vaccinarsi.

Il vaccino anti Covid non è un vaccino sperimentale: ecco perché
Attualità 18 Settembre 2021 ore 11:30

Fra le tante "ragioni" che in No vax adducono contro il vaccino anti Covid c'è quella legata al fatto che sarebbe un farmaco sperimentale del quale, dunque, non è possibile fidarsi e prevedere le conseguenze a lungo termine.

A sgombrare il campo dagli equivoci ci ha pensato, a fine agosto, l’approvazione completa e definitiva del vaccino anti-Covid di Pfizer da parte della Food and Drugs Administration statunitense (Fda), che prima aveva invece garantito un’autorizzazione d’emergenza. Ma le reticenze continuano ad essere dure a morire.

Il vaccino anti Covid non è sperimentale

Sulla questione è stato infatti chiamato ad esprimersi anche il TAR Friuli Venezia Giulia che - con la sentenza 10 settembre 2021 - ha rigettato il ricorso proposto di una dottoressa – che aveva rifiutato di vaccinarsi – chiarendo:

“L’equiparazione dei vaccini a farmaci sperimentali è frutto di un’interpretazione forzata e ideologicamente condizionata della normativa europea, che deve recisamente respingersi”.

Insomma, nonostante la chiara pronuncia della FDA, c'è ancora chi parla di "vaccino sperimentale": in questo caso una dottoressa, libera professionista, che non intendeva sottoporsi all'inoculazione (obbligatoria per legge per il personale sanitario). L’obbligo è stato introdotto dal decreto legge 44/2021.

Il Tar afferma inoltre che “la profilassi vaccinale ha efficacia preventiva, oltre che dei sintomi della malattia, anche della trasmissione dell’infezione”. Rispedendo quindi al mittente le varie interpretazioni fiorite nelle ultime settimane in cui i vaccinati, secondo alcune voci non sempre mediche, si contagerebbero quanto i non vaccinati.

Ma il chiarimento principale riguarda il fatto che il vaccino non è in fase di sperimentazione in quanto approvato dalla Commissione attraverso un’autorizzazione condizionata, previa raccomandazione dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA).

Il procedimento prevede che l’autorizzazione possa essere rilasciata anche in assenza di dati clinici completi “a condizione che i benefici derivanti dalla disponibilità immediata sul mercato del medicinale in questione superino il rischio dovuto al fatto che sono tuttora necessari dati supplementari”.

Sperimentazione conclusa

Il giudice spiega inoltre che il provvedimento autorizzativo interviene a valle della fase di sperimentazione clinica, fase che si verifica prima dell’immissione in commercio del farmaco. “La “sperimentazione” dei vaccini si è dunque conclusa con la loro autorizzazione all’immissione in commercio, all’esito di un rigoroso processo di valutazione scientifica e non è corretto affermare che la sperimentazione sia ancora in corso solo perché l’autorizzazione è stata concessa in forma condizionata”.

I dati AIFA

Il TAR ha inoltre elencato i dati aggiornati al 26.07.2021 e rinvenibili sul sito dell’AIFA, che derivano dalla somministrazione di 65.692.591 dosi di vaccino:

Sono stati 84.322 gli eventi avversi avvenuti dopo la somministrazione (a prescindere dalla riconducibilità causale alla vaccinazione). Il tasso di segnalazione, ossia il rapporto fra il numero di segnalazioni inserite nel sistema di Farmacovigilanza e il numero di dosi somministrate, è pari a 128 ogni 100.000 dosi. Il giudice prosegue affermando che “di queste, solo il 12,8% ha avuto riguardo ad eventi gravi (con la precisazione che ricadono in tale categoria, definita in base a criteri standard, conseguenze talvolta non coincidenti con la reale gravità clinica dell’evento). Di tutte le segnalazioni gravi (16 ogni 100.000 dosi somministrate), solo il 43% di quelle esaminate finora è risultata correlabile alla vaccinazione.

I danni a lungo termine

I No vax insistono anche sui possibili danni a lungo termine, uno dei timori più diffusi riguarda la fertilità. Anche in questo caso le istituzioni sono coese nel sostenere che non esiste alcuna prova scientifica a dimostrazione di tale tesi.

Uno studio pilota pubblicato sul Journal of American Medical Association ha chiarito la relazione tra vaccinazione contro Covid e la possibile tossicità testicolare coinvolgendo 45 uomini volontari sani di età compresa tra i 18 ed i 50 anni sottoposti a vaccinazione mediante BNT162b2 (Pfizer-BioNTech) o mRNA-1273 (Moderna).

Tutti i soggetti coinvolti hanno eseguito uno spermiogramma prima di ricevere la prima dose di vaccino a mRNA e 70 giorni dopo la seconda dose.

I risultati evidenziano come nessuno dei soggetti coinvolti abbia mostrato un peggioramento dei parametri seminali che sembrano invece dimostrare un significativo miglioramento. Al contrario la possibile localizzazione del virus Covid-19 a carico dell’apparato riproduttivo maschile, almeno durante la fase acuta di malattia, suggerisce la necessità di un monitoraggio stretto dei pazienti affetti per escludere possibili conseguenze andrologiche future.