Epifania

Il Papa chiude la Porta Santa: “Il Giubileo insegna a ricominciare, siamo agli inizi”

Il Giubileo 2025 ha richiamato a Roma oltre 33 milioni di pellegrini da tutto il mondo

Il Papa chiude la Porta Santa: “Il Giubileo insegna a ricominciare, siamo agli inizi”

Con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro da parte di Papa Leone XIV si è ufficialmente concluso il Giubileo 2025, dedicato al tema della speranza. Un evento storico che ha richiamato a Roma oltre 33 milioni di pellegrini da tutto il mondo e che ha visto un imponente sforzo organizzativo e di sicurezza da parte delle istituzioni italiane.

La chiusura della Porta Santa e il significato del Giubileo

La Porta Santa della Basilica di San Pietro, aperta la sera del 24 dicembre 2024 da Papa Francesco, è stata chiusa oggi da Papa Leone XIV, segnando la fine dell’Anno Santo. Un gesto fortemente simbolico che, come ha ricordato il Pontefice, non rappresenta una conclusione definitiva, ma piuttosto un nuovo inizio per la Chiesa e per i fedeli.

Durante l’omelia della messa dell’Epifania, celebrata a conclusione del Giubileo, Papa Leone XIV ha sottolineato il valore spirituale dell’evento:

“Il Giubileo è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuol essere il Dio-con-noi.”

Parole che hanno ribadito il cuore del messaggio giubilare: la speranza come forza capace di rinnovare le persone e le comunità, anche in un mondo segnato da crisi e conflitti.

Milioni di pellegrini e una macchina della sicurezza senza precedenti

Il questore di Roma Roberto Massucci ha fornito i dati ufficiali sull’imponente apparato di sicurezza che ha accompagnato gli eventi giubilari. Oltre 70.000 operatori delle forze dell’ordine sono stati impegnati nel corso dell’Anno Santo.

“L’impegno sul fronte della sicurezza va considerato il risultato di un insieme istituzionale e non solo, direi del sistema Paese”, ha spiegato Massucci.

Accanto a polizia, carabinieri e guardia di finanza, hanno operato in modo coordinato anche polizia locale, protezione civile, Atac, Ama e Ares 118, garantendo assistenza e sicurezza a milioni di pellegrini. Secondo i dati ufficiali, oltre 33 milioni di persone si sono recate a Roma durante il Giubileo 2025.

Papa Leone XIV: “Pellegrini di speranza in un mondo travagliato”

Nel corso dell’omelia, Papa Leone XIV ha posto una domanda centrale per la Chiesa contemporanea: che cosa hanno trovato i pellegrini nella Chiesa? La risposta del Pontefice guarda alla dimensione umana e spirituale del pellegrinaggio.

“La Porta Santa di questa basilica, che oggi è stata chiusa, ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza”, ha affermato.

Secondo il Papa, si tratta di persone che accettano il rischio del viaggio e della ricerca spirituale, anche in un “mondo travagliato, respingente e pericoloso”, sentendo il bisogno profondo di mettersi in cammino e cercare un senso più autentico.

Le autorità presenti alla cerimonia in Vaticano

Alla cerimonia di chiusura della Porta Santa era presente anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivato in Vaticano accompagnato dalla figlia Laura. Numerose le autorità istituzionali intervenute, a testimonianza del rilievo nazionale dell’evento.

Tra i presenti:

  • il presidente della Camera Lorenzo Fontana
  • il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano
  • il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi
  • il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso.

Un’eredità spirituale che guarda al futuro

Con la conclusione del Giubileo 2025, la Chiesa chiude un capitolo intenso, ma apre una nuova fase. Come ha ricordato Papa Leone XIV, il Regno di Dio “non fa rumore, ma germoglia già ovunque nel mondo”, coinvolgendo credenti e non credenti nelle opere di misericordia e giustizia.

L’Anno Santo della speranza lascia così un’eredità profonda: un invito a ripartire, a cercare e a costruire, anche oltre la Porta Santa ormai chiusa, una Chiesa capace di accogliere e accompagnare l’umanità del nostro tempo.