Con il ritorno della primavera australe, il buco dell’ozono sull’Antartide è tornato ad allargarsi. Le immagini satellitari aggiornate dalla NASA mostrano una vasta area caratterizzata da concentrazioni molto basse di ozono che ormai ricopre gran parte del continente antartico. Il British Antarctic Survey stima che intorno al 14 settembre il buco abbia raggiunto circa 24 milioni di chilometri quadrati, risultando più grande rispetto a quanto osservato nello stesso periodo nel corso dell’ultimo decennio.
Una stima indipendente del sistema europeo TEMIS, basata sui dati satellitari GOME-2, indicava il 14 settembre un’estensione di 22,95 milioni di km², con una concentrazione minima di ozono di appena 148 Dobson Unit. Le differenze tra le cifre derivano dai diversi sistemi di osservazione e di elaborazione utilizzati, ma il quadro generale è lo stesso: il buco si sta espandendo rapidamente.
Per avere un termine di paragone, l’intero continente antartico misura circa 14 milioni di km².
Perché proprio adesso si sta allargando
Il fenomeno è in buona parte stagionale. Durante l’inverno australe sopra l’Antartide si forma un enorme vortice polare, una circolazione di venti molto forti che isola l’aria sopra il continente dal resto dell’atmosfera. Le temperature della stratosfera possono scendere sotto circa -78 °C, favorendo la formazione delle cosiddette nubi stratosferiche polari.
Su queste particelle avvengono reazioni chimiche che trasformano i composti contenenti cloro e bromo in sostanze capaci di distruggere l’ozono. Poi, tra agosto e settembre, ritorna la luce solare. È proprio la radiazione del Sole ad attivare le reazioni che portano alla rapida distruzione delle molecole di ozono.
Per questo il buco comincia normalmente a crescere tra agosto e settembre e raggiunge la sua massima estensione generalmente tra metà settembre e metà ottobre. Solo successivamente, con il riscaldamento della stratosfera e l’indebolimento del vortice polare, l’aria ricca di ozono proveniente dalle latitudini più basse torna a mescolarsi sopra l’Antartide.
Il fatto che oggi si stia ancora allargando, quindi, non significa necessariamente che abbia già raggiunto il massimo del 2026.
Quest’anno il vortice polare è particolarmente esteso
Un elemento interessante della stagione 2026 è proprio la struttura dell’atmosfera antartica. Secondo il British Antarctic Survey, il vortice polare ha cominciato a formarsi alla fine di aprile ed è arrivato a circa 33 milioni di km² a metà settembre. Anche l’area sufficientemente fredda da consentire la formazione delle nubi stratosferiche polari ha raggiunto dimensioni insolite: circa 31 milioni di km² in agosto, per poi ridursi a circa 25 milioni a metà settembre, rimanendo comunque superiore alla norma.
Sono proprio queste condizioni meteorologiche stratosferiche a favorire, anno per anno, buchi dell’ozono più o meno grandi.
Ma il buco dell’ozono non stava guarendo?
Il fatto che nel 2026 il buco sia grande non significa che la ripresa dello strato di ozono si sia interrotta. Proprio oggi, 16 settembre 2026, Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono, l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ha pubblicato il suo nuovo bollettino confermando che il processo di recupero iniziato dopo il divieto dei clorofluorocarburi continua.
Il 2025, per esempio, aveva prodotto uno dei buchi dell’ozono meno intensi degli ultimi decenni: quarto o quinto più piccolo dall’inizio della fase di forte impoverimento osservata nei primi anni Novanta. La quantità di ozono mancante era risultata più del 25% inferiore alla media 1990-2010.
Il 2024 era stato a sua volta relativamente contenuto. Poi arriva il 2026, nel quale le condizioni atmosferiche sembrano finora molto più favorevoli alla distruzione dell’ozono. La tendenza di lungo periodo migliora, ma i singoli anni possono ancora peggiorare sensibilmente.
Il successo del Protocollo di Montreal
Dietro al recupero c’è una delle più importanti operazioni ambientali mai realizzate a livello internazionale. Nel 1987 quasi tutti i Paesi del mondo aderirono progressivamente al Protocollo di Montreal, che impose l’eliminazione dei CFC e di numerose altre sostanze responsabili della distruzione dell’ozono.
Queste molecole erano state utilizzate per decenni nei frigoriferi, nei condizionatori, nelle bombolette spray, nelle schiume isolanti e in numerosi processi industriali. Il problema è la loro lunghissima permanenza nell’atmosfera: anche dopo la messa al bando, cloro e bromo continuano a essere presenti nella stratosfera per molti decenni.
Secondo la WMO, le concentrazioni delle sostanze responsabili della distruzione dell’ozono hanno comunque iniziato a diminuire e lo strato protettivo terrestre è in recupero dal 2000 circa.
Per tornare alla normalità serviranno ancora quarant’anni
La guarigione, tuttavia, è estremamente lenta. Le più recenti valutazioni scientifiche internazionali stimano che, se le attuali politiche resteranno in vigore, lo strato di ozono dovrebbe tornare ai valori del 1980 intorno al 2040 nella maggior parte del pianeta, intorno al 2045 nell’Artico e soltanto verso il 2066 sopra l’Antartide.
Questo perché proprio il Polo Sud presenta le condizioni atmosferiche ideali perché anche quantità progressivamente inferiori di cloro possano continuare a produrre una forte distruzione stagionale dell’ozono.
Il 2026 sarà da osservare fino a ottobre
Per capire quanto sarà davvero eccezionale il buco dell’ozono di quest’anno bisognerà quindi attendere ancora alcune settimane. Al 14 settembre siamo già intorno a 23-24 milioni di km² e il British Antarctic Survey segnala un’estensione superiore a quella tipica degli ultimi dieci anni in questo momento della stagione. Ma il massimo annuale può arrivare anche nelle prossime settimane.
Solo quando il vortice polare inizierà a indebolirsi sarà possibile confrontare correttamente il 2026 con gli anni precedenti. Per ora il messaggio scientificamente corretto è duplice: il buco dell’ozono sull’Antartide quest’anno è grande e si sta ancora allargando, ma non è la prova che quarant’anni di politiche ambientali abbiano fallito.