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Rapporto Censis

Il 61% degli italiani è convinto che scoppierà la Terza guerra mondiale (e non è un bene)

Paese sempre più vecchio e rabbia per le disuguaglianze sociali. Ma almeno non "abbocchiamo" troppo agli influencer...

Il 61% degli italiani è convinto che scoppierà la Terza guerra mondiale (e non è un bene)
Attualità 03 Dicembre 2022 ore 11:04

Gli italiani sono in difficoltà: economica ed emotiva. Dati alla mano sono più poveri, spaventati dallo scenario di un'ipotetica terza guerra mondiale, a tratti disillusi e ripiegati sulla propria sopravvivenza. Nonostante questo quadro tutt'altro che entusiasmante restano sufficientemente lucidi da non rincorrere determinati standard di lusso (o pseudo tale) proposti dagli influencer.

Questo il quadro degli italiani che emerge dal 56° Rapporto Censis: il nostro Paese è "entrato nel ciclo del post-populismo". La sofferenza è tangibile, ma il senso critico - fortunatamente - permane.

Più poveri e spaventati dalla terza guerra mondiale

Sono stati anni duri, anni bui, in cui si è esperito il lockdown, l'isolamento sociale, la paura della malattia per sé e per i propri cari. E poi le ricadute sull'economia. Dopo la dura prova del Covid, che ha lasciato strascichi pesanti sullo stato psicologico degli italiani, le tensioni figlie della guerra in Ucraina e dalle sue possibili derive.

Senza scordare il primato europeo dei Neet, la contrazione demografica e la sanità che boccheggia, senza risorse.

Gli italiani sono sempre più malinconici, provati e spaventati. Ma sono anche sempre meno disposti a seguire gli influencer verso i quali provano indignazione per lo sfoggio di denaro ostentato sui social. Le disuguaglianze sociali pesano sempre più.

I dati del Censis parlano chiaro: il 92,7% degli italiani è convinto che farà a lungo i conti con l'inflazione, il 76,4% pensa che le entrate familiari nel prossimo anno non aumenteranno, quasi il 70% ritiene che il proprio tenore di vita peggiorerà.

Crescono paure nuove: ormai l'84,5% degli italiani, in particolare i giovani e i laureati, ritiene che anche eventi geograficamente lontani possano cambiare le loro vite; il 61% teme che possa scoppiare la Terza guerra mondiale, il 59% la bomba atomica, il 58% che l'Italia stessa entri in guerra. Oltre metà degli italiani, inoltre, teme di rimanere vittima di reati.

Vi è anche una tendenza all'impoverimento e all'invecchiamento: nel 2021 le famiglie in povertà assoluta erano 1,9 milioni, pari al 7,5% del totale, aumentate di 1,1 punti rispetto al 2019, per un totale di quasi 5,6 milioni di individui.

Gli over 65 sono il 23,8%, +60% rispetto a trent'anni fa, e tra vent'anni si calcola che saranno il 33,7%. I 6-13enni, già nel 2032, potrebbero essere quasi 900mila in meno rispetto a oggi.

Disuguaglianze e ostentazione diventano insopportabili

In questo quadro per gli italiani sono "socialmente insopportabili" le forbici economiche: il gap tra i salari dei manager e quelli dei dipendenti (odioso per l'87,8%), le buonuscite milionarie dei 'top' (86,6%) ma anche gli eccessi, i jet privati e le auto costose. L'81,5% non tollera gli "immeritati guadagni" degli influencer, personaggi "senza competenze certe".

L'83,2% non vuole più sacrificarsi per seguire gli influencer, l'81,5% per vestire alla moda, il 70,5% per acquistare prodotti di prestigio, ed è attorno al 60% la percentuale di chi non smania per sentirsi più giovane o attraente.

Manca coesione sociale

Tutto ciò ha contribuito a spogliare il Paese di quella "partecipazione" cantata da Giorgio Gaber. Record dell'astensione elettorale e un netto ripiegamento in sè: una sorta di "Lasciatemi vivere nei miei confini".

La disillusione è tangibile e la rabbia pare aver lasciato il posto a una necessità di sopravvivenza in modalità (non soltanto figurata, considerando i costi delle bollette) di risparmio energetico.

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