Gli italiani sono i cittadini più longevi d’Europa. Nel 2024 l’aspettativa di vita in Italia ha raggiunto il livello record di 84,1 anni, il dato più alto dell’Unione europea insieme alla Svezia e superiore di circa sei mesi rispetto ai livelli pre-pandemia. È uno dei principali elementi emersi dal rapporto Ocse “Profilo della Sanità 2025: Italia”, presentato oggi, 6 maggio 2026, al CNEL.
Ocse, italiani più longevi d’Europa
Il documento restituisce l’immagine di un Paese che continua a ottenere risultati sanitari migliori rispetto a gran parte dell’Europa, nonostante una spesa sanitaria inferiore alla media comunitaria e un rapido invecchiamento della popolazione. Allo stesso tempo, però, il report evidenzia anche problemi sempre più evidenti: carenza di medici di famiglia, insufficienza di infermieri, forti differenze territoriali e crescente pressione sull’assistenza agli anziani.
Italiani più longevi, ma restano le grandi malattie croniche
Secondo l’OCSE, le principali cause di morte in Italia continuano a essere le malattie cardiovascolari e i tumori, che insieme rappresentano oltre la metà di tutti i decessi. Fra le cause considerate evitabili, invece, pesano soprattutto il tumore ai polmoni, il Covid-19 e le cardiopatie ischemiche.
Nonostante ciò, l’Italia continua a distinguersi per indicatori sanitari molto positivi. Nel 2022 il nostro Paese ha registrato il secondo tasso più basso dell’Unione europea di mortalità prevenibile: i decessi per cause potenzialmente evitabili rappresentano infatti il 9% del totale, circa un terzo in meno rispetto alla media europea.
Anche sul fronte della mortalità “curabile” i dati italiani risultano migliori rispetto a quelli comunitari. Secondo il report, il tasso standardizzato di decessi evitabili attraverso cure tempestive ed efficaci è inferiore di circa il 30% rispetto alla media Ue. Un risultato legato soprattutto alla minore mortalità per cardiopatia ischemica, tumore del colon-retto e tumore al seno.
Queste tre patologie, da sole, hanno comunque provocato quasi la metà di tutti i decessi potenzialmente curabili, pari a circa 17.800 vite perse.
Gli anziani italiani stanno meglio della media europea
Il rapporto sottolinea anche come gli anziani italiani, nonostante il rapido invecchiamento demografico, godano mediamente di condizioni di salute migliori rispetto ai coetanei europei. Permangono però alcune criticità importanti. L’Ocse segnala in particolare il problema dell’ipertensione non diagnosticata o non trattata e il ritorno alla crescita del consumo di tabacco in alcune fasce della popolazione.
Il tema dell’invecchiamento resta inoltre centrale per la sostenibilità futura del sistema sanitario. L’Italia continua infatti a fare grande affidamento sull’assistenza familiare, mentre la rete pubblica di assistenza a lungo termine rimane più debole rispetto ad altri grandi Paesi europei.
Più medici della media Ue, ma mancano infermieri e medici di base
Uno degli aspetti più contraddittori evidenziati dal report riguarda il personale sanitario. Nel 2023 l’Italia registrava una delle più alte densità di medici dell’Unione europea, con 5,4 medici ogni mille abitanti, oltre il 25% in più rispetto alla media comunitaria.
Dietro questo dato positivo si nasconde però una forte carenza in alcuni settori chiave, in particolare nella medicina generale, nell’emergenza-urgenza e nell’anestesiologia. Il problema più grave riguarda i medici di famiglia. Mentre il numero complessivo dei medici italiani è cresciuto nell’ultimo decennio, la densità dei medici di medicina generale è diminuita di circa il 13%.
Secondo le stime riportate dall’Ocse, il deficit nazionale varia tra 2.910 e 5.897 medici di base, pari a una carenza compresa tra l’8% e il 16%. La situazione appare particolarmente critica nel Nord Italia. In Lombardia, ad esempio, servirebbe un incremento del 20% dei medici di famiglia per rispettare le soglie previste.
Il grande squilibrio degli infermieri
Ancora più marcata è la carenza di infermieri. L’Italia registra appena 6,9 infermieri ogni mille abitanti, oltre il 20% in meno rispetto alla media europea di 8,4. Anche il rapporto tra infermieri e medici risulta tra i più bassi dell’Ue: appena 1,3 infermieri per ogni medico.
Secondo il report, uno dei fattori principali che rendono poco attrattiva la professione è la questione salariale. Nella maggior parte dei Paesi europei gli infermieri guadagnano mediamente circa il 20% in più rispetto al salario medio nazionale, mentre in Italia le retribuzioni risultano sostanzialmente allineate alla media degli stipendi del Paese.
L’Italia spende meno della media europea
Il rapporto Ocse evidenzia anche un altro elemento strutturale: la sanità italiana continua a spendere meno rispetto alla media europea.
Nel 2023 la spesa sanitaria italiana era pari all’8,4% del Pil, contro una media Ue del 10%. Anche la quota coperta dal sistema pubblico risulta più bassa: il 73% contro una media europea dell’80%. La spesa sanitaria pro capite italiana, corretta per il potere d’acquisto, si è attestata a 3.086 euro, circa il 19% in meno rispetto alla media comunitaria.
Questo divario viene compensato in parte da una spesa privata più elevata rispetto ad altri Paesi europei, segnale di un crescente ricorso diretto dei cittadini a prestazioni sanitarie a pagamento.
Assistenza agli anziani, il vero nodo del futuro
Uno dei punti più critici evidenziati dal report riguarda l’assistenza a lungo termine. In Italia solo il 10% della spesa sanitaria totale è destinato a questo settore, contro circa il 18% della media europea. Il sistema continua a basarsi soprattutto sull’assistenza familiare e su trasferimenti economici diretti, spesso utilizzati per organizzare forme private di cura.
Di conseguenza, il numero di anziani ospitati in strutture dedicate o seguiti attraverso assistenza domiciliare pubblica rimane relativamente basso rispetto agli standard europei. Secondo l’Ocse, molte famiglie italiane segnalano bisogni assistenziali non soddisfatti proprio a causa delle carenze dei servizi pubblici disponibili.
Il quadro complessivo tracciato dal rapporto mostra quindi un sistema sanitario che continua a produrre risultati eccellenti su longevità e mortalità evitabile, ma che rischia di trovarsi sempre più sotto pressione nei prossimi anni a causa dell’invecchiamento della popolazione, della carenza di personale sanitario e delle crescenti difficoltà nell’assistenza territoriale.