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Scambio di accuse

Gli albergatori di Rimini si difendono: "Non abbiamo organizzato viaggi per portare i profughi nei nostri hotel"

Sotto la lente "l'anomalia" di Rimini che ha accolto un quarto di tutti i profughi arrivati nella sola Emilia Romagna...

Gli albergatori di Rimini si difendono: "Non abbiamo organizzato viaggi per portare i profughi nei nostri hotel"
Attualità 31 Marzo 2022 ore 11:04

Gli albergatori di Rimini accusati di aver messo in moto una macchina per andare direttamente al confine dell'Ucraina per "prelevare" profughi e godere dei vantaggi economici messi a disposizione dalla Protezione civile...

Gli albergatori di Rimini si difendono

E' scontro sull'accoglienza dei profughi ucraini che scappano dalla guerra. Sulle barricate, da un lato c'è l'associazione degli albergatori riminesi Riviera Sicura, dall'altra parte la referente locale di Federalberghi. No del contendere una presunta gestione "illegale" nell'accogliere i civili in fuga dal conflitto.

Un'emergenza nell'emergenza

L'accusa, secondo l'associazione Riviera Sicura, sarebbe stata sottile ma chiara: il presidente di Federalberghi, sempre secondo "l'accusa", avrebbe lasciato intendere che gli alberghi coinvolti nel processo di accoglienza degli ucraini, avrebbe avuto un obiettivo di lucro. In sostanza il riferimento sarebbe ai 300 euro al mese per gli adulti e 150 per i minori (33 euro al giorno per chi ospita) in base all'ordinanza emessa dalla Protezione civile.

"Non abbiamo organizzato viaggi per portare i profughi nei nostri hotel"

E l'associazione Riviera Sicura non ci sta, rimanda le "accuse" al mittente e spiega a chiare lettere che nessuno di loro, nessun albergo di Rimini (una delle città che sta ospitando più profughi nel Nord Italia) si è diretto al confine dell'Ucraina per "prelevare" profughi. Questi sono arrivati spontaneamente. E il comparto ha risposto in modo solidale offrendo gli spazi a disposizione. E' necessario però fare un passo indietro per comprendere il clima teso degli ultimi giorni. Nella sola Rimini, infatti, ha trovato collocazione circa un quarto del totale dei profughi arrivati in tutta l'Emilia Romagna.

I profughi non sono arrivati negli alberghi di Rimini con viaggi organizzati - ha spiegato Giosuè Salomone, referente dell'associazione Riviera Sicura - Sono venuti qui spontaneamente perché hanno parenti o amici. Abbiamo partecipato con un solo trasferimento che prevedeva 36 persone. Non abbiamo pagato noi altri viaggi. Io personalmente ho fornito il mio bancomat a una volontaria della Protezione civile che ha usato 130 euro per i pasti durante il viaggio. E' assolutamente escluso che i profughi abbiano pagato per il viaggio.

Nella sola Rimini un quarto del totale dei profughi in Emilia

Numeri impressionanti che hanno spinto la Regione e lo Stato a individuare un piano di distribuzione anche in altre regioni. Ma la proposta di trasferimento è stata accolta da pochissimi rifugiati. Il motivo sulla carta è semplice: qui nella Riviera sono arrivati profughi attratti dal ricongiungimento famigliare, proprio in virtù di una corposa comunità ucraina presente sul territorio. E al momento di lasciare la regione quasi tutti hanno detto "no, grazie". Ecco allora che il problema della gestione si è acceso come una miccia esplosiva, portando sul tavolo nuove criticità. Un'emergenza nell'emergenza, dunque, che ora dovrà essere risolta trovando una soluzione al più presto.

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