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Gender gap: gli uomini meglio pagati delle donne sul lavoro, fino al 20% in più

Secondo i dati, pur essendo più istruite, faticano a ottenere posizioni di vertice. Solo il 21% dei dirigenti sono donne

Gender gap: gli uomini meglio pagati delle donne sul lavoro, fino al 20% in più
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Il divario retributivo tra uomini e donne in Italia rimane un problema irrisolto. Secondo il Rendiconto di genere presentato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Inps, le donne percepiscono in media uno stipendio giornaliero inferiore del 20% rispetto agli uomini.

Gender gap, solo il 21% dei dirigenti sono donne

Il gap salariale si riflette anche nelle pensioni, dove la differenza media supera i 900 euro mensili. In Italia il tasso di occupazione femminile si attesta al 52.5%, quasi 18 punti percentuali in meno rispetto a quello maschile (70.4%).

Quando riescono a entrare nel mercato del lavoro, le donne affrontano maggiori difficoltà nel garantirsi un contratto stabile. Solo il 18% delle assunzioni femminili è a tempo indeterminato, contro il 22.6% degli uomini.

Inoltre, pur essendo mediamente più istruite – nel 2023 il 52.6% dei diplomati e il 59.9% dei laureati erano donne – faticano a ottenere posizioni di vertice. Solo il 21% dei dirigenti e il 32.4% dei quadri sono donne.

I settori in cui sono più penalizzate

Il divario retributivo è più accentuato in alcune aree. In dieci ambiti lavorativi su diciotto analizzati, le donne percepiscono oltre il 20% in meno rispetto agli uomini. Particolarmente penalizzate risultano essere le lavoratrici nei settori:

  • Finanziario e assicurativo: -32.1%
  • Professionale, scientifico e tecnico: -35.1%
  • Immobiliare: -39.9%

Nel settore pubblico il gap è meno marcato, ma resta significativo. Nei servizi sanitari, universitari ed enti di ricerca, le donne guadagnano mediamente il 20% in meno rispetto ai colleghi uomini.

Pensioni più basse

Le disuguaglianze salariali si traducono in pensioni sensibilmente più basse per le donne. Il 29.4% delle occupate è sovraistruita rispetto al lavoro svolto, una percentuale che sale al 40% tra i 25 e i 34 anni.

Questo influisce direttamente sugli assegni pensionistici. Le donne percepiscono in media 989 euro al mese, il 48% in meno rispetto agli uomini, il cui importo medio pensionistico è di 1.897 euro.

Nel settore privato, le pensioni di anzianità e invalidità delle donne risultano inferiori rispettivamente del 25.5% e del 32% rispetto a quelle maschili. Nel caso delle pensioni di vecchiaia, il divario raggiunge il 44.1%.

Un contesto penalizzante

Questo squilibrio è dovuto anche alla maggiore incidenza delle pensioni di reversibilità tra le donne, che in molti casi non hanno avuto una carriera contributiva completa.

I dati diffusi dall’Inps confermano come il gender pay gap sia ancora una realtà concreta e penalizzante per le lavoratrici italiane. Il divario di opportunità, carriera e stipendi si traduce in una condizione di svantaggio che si protrae fino alla pensione.

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