Inchiesta shock

Fondi ad Hamas: pc murati dietro il cartongesso, file cancellati e oltre un milione in contanti

Sette persone sono state arrestate, mentre una ventina risultano indagate in una vicenda che sta facendo parecchio rumore

Fondi ad Hamas: pc murati dietro il cartongesso, file cancellati e oltre un milione in contanti

Un milione di euro in contanti, computer nascosti nei muri, file cancellati e copie custodite da “amici di fiducia”. È quanto emerge dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas dall’Italia, che ha portato all’applicazione di nove misure cautelari e a 17 perquisizioni in diverse regioni italiane nell’ambito dell’operazione Domino.

Tra gli arrestati figura Mohammad Hannoun, presidente e fondatore dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, considerato dagli inquirenti un riferimento del cosiddetto comparto esterno dell’organizzazione terroristica Hamas. Le accuse, allo stato delle indagini e fatta salva la presunzione di innocenza, riguardano il finanziamento di attività terroristiche mascherate da iniziative umanitarie.

Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun

Le perquisizioni: denaro contante e dispositivi elettronici occultati

Nel corso delle operazioni, condotte da Digos e Guardia di Finanza con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, sono stati sequestrati circa 1.080.000 euro in contanti. Il denaro è stato rinvenuto non solo nelle sedi associative di Genova, Milano e Roma, ma anche in abitazioni private e pertinenze riconducibili agli indagati. In un caso, a Sassuolo, 560mila euro erano nascosti in un vano ricavato in un garage.

Particolare rilievo investigativo ha assunto il rinvenimento di tre computer nascosti nell’intercapedine di un muro in un appartamento occupato da uno studente a Sant’Angelo Lodigiano, in provincia di Lodi. Come racconta Prima Lodi, i dispositivi, insieme a numerose chiavette USB e altro materiale informatico, saranno sottoposti a analisi forensi approfondite per ricostruire ruoli, contatti e flussi finanziari.

File cancellati e hard disk affidati a terzi

Secondo quanto emerge dagli atti, alcuni indagati – tra cui Hannoun e Abu Falastine (Ra’Ed Hussny Mousa Dawoud) – avrebbero cancellato file e ricevute dai computer delle associazioni per timore di controlli e arresti. In un’intercettazione, Falastine afferma di aver eliminato tutta la documentazione, conservandone però una copia su un hard disk esterno lasciato a un “amico di fiducia”.

Per gli investigatori, questo elemento potrebbe aprire nuovi sviluppi e consentire di ricostruire in modo più dettagliato la rete europea di supporto finanziario alle brigate di Al Qassam, e in almeno un episodio anche a Hezbollah.

Il presunto sistema di trasferimento dei fondi

L’accusa sostiene che il denaro raccolto attraverso donazioni e iniziative benefiche venisse trasferito anche in contanti, sfruttando camion umanitari, corrieri di denaro (cash couriers) o delegazioni filantropiche. I fondi avrebbero raggiunto la Striscia di Gaza passando per Il Cairo, Amman o Istanbul.

Tra le iniziative citate figura il “Convoglio per Gaza”, organizzato nel 2024 e presentato a Roma, con testimonial il maratoneta Modestino Preziosi. Secondo gli inquirenti, somme destinate formalmente all’acquisto di aiuti umanitari sarebbero invece finite a sostegno delle attività di Hamas. A supporto di questa tesi viene citata un’intercettazione in cui Suleiman Hijazi, collaboratore di Hannoun, afferma che “la maggior parte dei soldi va alla Muqawama (Hamas)”.

Intercettazioni e riferimenti a Hamas e Hezbollah

Le conversazioni captate dagli investigatori conterrebbero numerosi riferimenti ideologici e operativi. In un’intercettazione, Abu Falastine definisce l’attacco del 7 ottobre 2023 come “l’inizio della liberazione”. In altri passaggi si parla del trasferimento di fondi da Istanbul ad Amman in favore di Hezbollah e di camion carichi non solo di aiuti, ma anche di borse piene di dollari.

Indagati e contesto politico

Oltre ai sette arrestati (con due persone attualmente latitanti, ritenute all’estero), gli indagati sarebbero oltre venti, inclusi familiari di Hannoun, accusati di essere consapevoli della reale destinazione dei fondi. Tra i nomi figura anche Angela Lano, giornalista e direttrice dell’agenzia InfoPal, indicata come responsabile della propaganda in Italia.

L’inchiesta ha avuto anche risvolti politici. Esponenti del centrodestra hanno chiesto chiarimenti al governo, mentre dalle opposizioni sono arrivate accuse di strumentalizzazione. Il dibattito si inserisce in un clima di forte tensione legato al conflitto israelo-palestinese.

La linea difensiva: “Accuse basate su fonti israeliane”

I legali di Mohammad Hannoun – Dario Rossi, Emanuele Tambuscio e Fabio Sommavigo – respingono le accuse, sostenendo che siano “largamente costruite su elementi probatori e valutazioni di fonte israeliana”, senza la possibilità di un reale controllo sul rispetto dei principi del giusto processo. Analoga la posizione della difesa di altri indagati, che ribadiscono la natura esclusivamente umanitaria delle attività svolte e mettono in guardia dal rischio di criminalizzare la solidarietà al popolo palestinese.

L’inchiesta prosegue

Gli interrogatori di garanzia davanti alla gip Silvia Carpanini dovrebbero iniziare nei prossimi giorni, probabilmente già martedì 30 dicembre 2025, in gran parte in videocollegamento. Intanto, l’attenzione degli investigatori è concentrata sull’analisi del materiale digitale sequestrato, inclusi i computer murati nel Lodigiano.

L’indagine, aperta prima del 7 ottobre 2023, è ancora in corso e potrebbe allargarsi ulteriormente. Ogni responsabilità penale sarà accertata solo al termine del procedimento giudiziario.