Famiglie e giovani

Emergenza abitativa, Meritocrazia Italia: “Non resti questione secondaria”

"Non si tratta solo di costruire muri, si tratta piuttosto di costruire opportunità. Serve una visione coordinata, non di interventi di contingenza"

Emergenza abitativa, Meritocrazia Italia: “Non resti questione secondaria”

Resta pressante l’emergenza abitativa, in particolare per le famiglie e i giovani.

La questione ‘casa’ non è solo un tema sociale, ma un nodo cruciale per la giustizia, la coesione e lo sviluppo del Paese. Garantire un alloggio dignitoso a chi cresce, a chi lavora e a chi sogna di costruirsi un futuro è un fatto di equità e di giustizia sociale, perché avere una casa non deve essere un lusso, ma un diritto fondamentale, una leva di opportunità.

Se i giovani non riescono ad avere stabilità, non possono pianificare la propria vita, contribuire in modo pieno alla comunità, costruire progetti duraturi; cresce la frustrazione di intere generazioni che di fatto crescono senza ideali e senza progettualità.

In un recente discorso il Presidente Sergio Mattarella ha definito prioritaria l’adozione di nuove politiche abitative al fine di sostenere le famiglie, onde evitare che il disagio possa aumentare esponenzialmente, e ha rimarcato l’esigenza di promuovere anche per questa via l’inclusione sociale. In questo contesto un ruolo fondamentale è assunto dai Comuni, che rappresentano la “prima linea della democrazia italiana” e come tale debbono necessariamente porre in essere misure a tutela delle fasce deboli della popolazione e dei giovani al fine di ridurre il fenomeno del disagio abitativo.

Meritocrazia Italia da sempre ha posto al centro della propria attività quotidiana il benessere del cittadino e certamente, la risoluzione dei problemi che riguardano le politiche abitative rappresentano un importante passo avanti nell’ambito delle politiche sociali e di welfare.

Per tale motivo proporne di:

  • stanziare un fondo stabile per l’edilizia sociale, in grado di finanziare abitazioni a canone sostenibile, da destinare a chi ha redditi medio-bassi;
  • recuperare e riqualificare il patrimonio immobiliare disponibile: molti edifici sono vuoti o in disuso, soprattutto nei piccoli comuni, e potrebbero essere trasformati in case sociali o affitti accessibili.
  • rafforzare i meccanismi di garanzia statale per facilitare l’accesso al mutuo e/o ai finanziamenti da parte dei giovani che vogliono acquistare la prima casa. In questo modo, lo Stato non interviene solo come regolatore, ma come facilitatore di opportunità;
  • creare agenzie locali per l’affitto sociale, che rendano trasparente il processo di assegnazione, mettendo in dialogo chi ha bisogno di una casa e chi ha la disponibilità di mettere a disposizione un’abitazione;
  • ridurre la pressione sugli alloggi residenziali dovuta all’uso turistico di molti immobili;
  • incentivare l’uso stabile e abitativo degli edifici, anche attraverso agevolazioni fiscali per i proprietari, può essere una strada efficace per liberare risorse abitative;
  • avviare campagne di sensibilizzazione e percorsi partecipativi nei comuni, per coinvolgere i cittadini nella definizione delle politiche abitative, così facendo si potrebbe meglio far comprendere il valore delle regole e dei processi di trasparenza.

La politica per la casa non sia un tema secondario, ma una priorità di giustizia e di merito. Non si tratta solo di costruire muri, si tratta piuttosto di costruire opportunità. Serve una visione coordinata, non di interventi di contingenza.