La scuola ha insegnato a generazioni di studenti a leggere, scrivere, comprendere e ragionare, fornendo strumenti fondamentali per la crescita personale e culturale. Ha trasmesso il valore dello studio, dell’impegno e della responsabilità e accanto a questo patrimonio educativo, però, emerge oggi con sempre maggiore chiarezza un bisogno ancora poco strutturato: educare alla mente e alle emozioni.
Educare la mente a scuola
Molti studenti affrontano il percorso scolastico portando con sé ansia, pressione, paura di sbagliare e senso di inadeguatezza.
Non si tratta di una mancanza di capacità o di volontà, ma dell’assenza di uno spazio educativo dedicato a riconoscere e gestire ciò che accade interiormente durante l’apprendimento.
A scuola si impara cosa pensare, ma raramente come funzionano i propri pensieri e le proprie emozioni.
In questo contesto si inserisce la figura del mental coach come presenza educativa complementare che non è una risposta terapeutica né un’alternativa ad altre professionalità, ma un supporto orientato allo sviluppo della consapevolezza, della gestione emotiva, della fiducia in sé e della responsabilità personale.
Il mental coach aiuta studenti e studentesse a dare un nome alle emozioni, a comprendere i propri meccanismi mentali e a costruire un rapporto più equilibrato con l’errore e con la prestazione.
Allenare la mente non significa togliere spazio allo studio, ma sostenerlo con l’integrazione di percorsi di educazione emotiva e allenamento mentale che completino il lavoro della scuola, accompagnando i ragazzi a crescere non solo nelle competenze, ma anche nell’equilibrio e nella consapevolezza.

Vassiliki Tziveli è giornalista e mental coach e cura una rubrica fissa su tutti i 51 settimanali del gruppo editoriale Netweek (più di 400mila copie settimanali in 4 regioni italiane: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria) oltre al nostro quotidiano online nazionale.