Economia
dibattito e polemiche

E' proprio vero che i giovani non vogliono fare i camerieri o basterebbe pagarli il giusto?

L'ultimo a "iscriversi" alla polemica lo chef siciliano (con ristorante a Milano) Filippo La Mantia.

E' proprio vero che i giovani non vogliono fare i camerieri o basterebbe pagarli il giusto?
Economia 27 Aprile 2022 ore 17:54

L'ultimo in ordine di tempo è stato lo chef siciliano Filippo La Mantia, ma la questione dei giovani e delle attività del settore ristorazione che non trovano personale ciclicamente ritorna di attualità e da qualche giorno ha ripreso vigore.

I giovani e il lavoro nella ristorazione: le parole dello chef La Mantia

Come riporta Prima Milano, La Mantia in un'intervista al Corriere ha spiegato che nonostante gli ottanta colloqui fatti non è riuscito ad ampliare la sua squadra e si deve affidare ad agenzie di catering per il personale a chiamata, con costi più elevati.

Lo chef ha affrontato l'argomento viste le difficoltà nel reperire personale per la riapertura del suo ristorante al Mercato Centrale di Milano. La Mantia ha dato anche i  numeri: un'offerta base di circa 22.000 euro lordi l'anno, che si traduce in 1.300-1.400 euro netti al mese (con straordinari pagati), per turni di otto ore nella fascia 16-24. 

A differenza di altri, però, lo chef siciliano non ha dato la "colpa" ai giovani, accusati troppo spesso ingiustamente di non voler lavorare, ma ha motivato la situazione con un cambio di mentalità, figlio anche della pandemia, che vede oggi i ragazzi essere più "gelosi" del loro tempo.

Da Borghese alla gelateria di Bologna, che polemiche!

Nei giorni scorsi il tema era tornato di stretta attualità per "merito" delle parole di Alessandro Borghese,  chef e volto noto anche grazie alla trasmissione televisiva Quattro ristoranti.

"Sarò impopolare, ma non ho alcun problema nel dire che lavorare per imparare non significa essere per forza pagati. Io prestavo servizio sulle navi da crociera con “soli” vitto e alloggio riconosciuti. Stop. Mi andava bene così: l’opportunità valeva lo stipendio. Oggi ci sono ragazzetti senza arte ne parte che di investire su se stessi non hanno la benché minima intenzione. Manca la devozione al lavoro, manca l’attaccamento alla maglia".

A ruota era arrivato (immancabile) l'appoggio di Flavio Briatore, tornato alla carica con la classica frase sui giovani che preferiscono il reddito di cittadinanza al lavoro. 

Nei giorni successivi agli "onori" della cronaca era invece salita la Cremeria di Bologna, per un annuncio su Facebook di ricerca di personale.

"Passate in negozio per qualsiasi informazione. Ma ricordate che ai miei tempi prima di chiedere 'quanto prendo?' si faceva una prova e poi si discuteva di soldi. Vi consiglio questo approccio".

Come se la prova non fosse pagata o come se il dipendente dovesse andare a lavorare senza sapere a quanto ammonta il suo stipendio, scoprendo magari di aver racimolato una manciata di euro alla fine di una giornata lavorativa. Insomma, d'accordo imparare un mestiere e impegnarsi senza pretese, ma forse i giovani tutti questi torti non ce li hanno...

"I camerieri? Basta pagarli..."

E infatti - per fortuna - non tutti la pensano così. Tra questi il ristoratore irpino  Roberto "Buglione" De Filippis, proprietario della vineria “La Posta” di Grottaminarda, che sui social ha pubblicato un annuncio di ricerca di personale, con tanto di chiosa finale:

"Astenersi persone come Flavio Briatore e Alessandro Borghese".

De Filippis ha poi spiegato di aver ricevuto numerose telefonate e commentato la vicenda con un eloquente.

 "Se offri una paga adeguata ci saranno sempre persone disposte a lavorare. Nessuno ha più voglia di farsi sfruttare".

Della stessa opinione anche Samantha Marzullo e Nina Iacuzzo  socie e fondatrici di Guru Jobs, società di selezione del personale con particolare specializzazione nel settore ristorazione, che in un'intervista al Secolo XIX, non hanno risparmiato critiche a chi generalizza troppo senza andare a fondo alla questione:

"Non è vero che i ragazzi non vogliono più lavorare come camerieri, che vogliono il fine settimana libero o non vogliono più stare in cucina. I ragazzi vogliono dei contratti di lavoro adeguati, vogliono delle possibilità di crescita professionale in un ambiente stimolante dove, al netto di un compenso economico giusto ed equo, si sentano apprezzati e gratificati".

"Il tempo delle mazzate e panelle è finalmente passato e questo è il primo punto che dovrebbe memorizzare chi sostiene di non trovare camerieri o cuochi. Se non lo fa, l’inevitabile conseguenza che pagherà sarà quella di un turnover di personale praticamente continuo, col rischio di trovarsi il ristornate pieno di clienti arrabbiati perché non c’è nessuno che porti loro l’ordinazione”.

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