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"Tampone solo a 24 ore"

Covid, per Crisanti i conti non tornano: "I nuovi contagi giornalieri dovrebbero essere tra i 15 e i 20mila"

Il professore spiega perché è ragionevole ipotizzare che in realtà i contagi siano molti di più.

Covid, per Crisanti i conti non tornano: "I nuovi contagi giornalieri dovrebbero essere tra i 15 e i 20mila"
Attualità 13 Ottobre 2021 ore 11:32

Andrea Crisanti, direttore Dipartimento di Microbiologia Molecolare Università di Padova, in un intervento a "24Mattino" su Radio 24 ammonisce: "sui casi Covid, i conti non tornano".

Crisanti: "I conti non tornano"

"In Italia vi è una discrepanza tra numero di casi Covid registrati e decessi: prendendo infatti come riferimento un rapporto di uno a mille nel nostro Paese considerando tra 30 e 40 decessi giornalieri, i casi dovrebbero essere tra i 15 e i 20mila, mentre se ne registrano tra i 2 e i 3mila in media" ha spiegato il professore.

E ancora:

"In genere bisogna prendere il numero di decessi, dividerlo per due e moltiplicarlo per 1000. Quindi avendo tra i 30 e 40 decessi avremmo tra i 15mila e i 20 mila contagiati in Italia. Oggi in Italia abbiamo 30-40 decessi al giorno e un numero "ridicolo" di infezioni. Evidentemente c'è una discrepanza ingiustificabile perché in tutti gli altri Paesi d'Europa e del mondo c'è un rapporto di uno a mille rispetto ai numeri dei casi e dei decessi, quindi dovremmo avere anche noi un numero molto più alto di contagi e non si capisce la situazione".

Secondo Crisanti i numeri dei contagi da Covid-19 in Italia sono dunque diversi da quelli contabilizzati formalmente:

"Si può avere la tendenza a pensare che con un numero basso di casi sia tutto finito, invece così non è. Quello che conta è chi fa i tamponi: se nel computo mettiamo tutti coloro che fanno il tampone perché devono andare a lavorare, per lasciapassare sociale, è chiaro che le incidenze sono bassissime. Invece se i tamponi vengono usati ad esempio per la sorveglianza nelle classi, il risultato è completamente diverso".

Tampone? "Solo 24 ore di validità"

Lo scienziato torna anche su un tema caldo, soprattutto a ridosso dell'introduzione del Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro pubblici e privati. Secondo Crisanti la certificazione verde, per avere un impatto sulla
trasmissione del virus "dovrebbe essere limitato a quelli che hanno fatto la seconda dose di vaccino entro sei mesi e a chi ha fatto il tampone dopo le 24 ore". Il professore ricorda infatti:

"La protezione del vaccino per quanto riguarda l'infezione dopo sei mesi passa dal 95 al 40 per cento, quindi aver protratto la validità del vaccino da 6 mesi ad un anno non ha nulla di scientifico".

Un stretta non indifferente, soprattutto sul tema della durata della validità del tampone: mentre si levano le voci di coloro che vorrebbero allungarla a 72 ore - ad avanzare la proposta è stato il leader della Lega Matteo Salvini - Crisanti rincara la dose:

"Vi è poi l'aspetto del tampone dopo due/tre giorni: non c'è nulla che giustifichi misure di questo genere perché ci si può infettare il giorno dopo oppure, quando si effettua il tampone, essere infetti a livelli bassi".