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Commissione femminicidio, via libera: “Violenza economica diventi reato penale”

Una forma di violenza “subdola e pervasiva”, che mina l’indipendenza e la possibilità di fuga della vittima

Commissione femminicidio, via libera: “Violenza economica diventi reato penale”

La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio ha approvato all’unanimità la Relazione sulla violenza economica di genere, tracciando un quadro complesso e articolato di una problematica spesso sottovalutata ma diffusa. Il documento, di 200 pagine, raccoglie le 93 audizioni condotte dalla Commissione, una ricognizione normativa sul tema e le 14 proposte elaborate, con l’obiettivo di tradurre il pacchetto in una proposta di legge.

Violenza economica come reato penale

Al centro della relazione vi è la proposta di inserire la violenza economica nel codice penale come nuovo reato. La presidente della Commissione, Martina Semenzato, ha sottolineato che si tratta di una forma di violenza “subdola e pervasiva”, che mina l’indipendenza economica e la possibilità di fuga della vittima.

Esempi concreti di violenza economica includono: il divieto di lavorare, la gestione esclusiva della rendita della partner o il rifiuto di permettere l’apertura di un conto corrente personale. La proposta prevede infatti l’obbligo di versamento della retribuzione della lavoratrice su un proprio conto, garantendo così autonomia e tutela.

"Violenza economica si reato penale" : via libera della Commissione femminicidio alla relazione
Violenza sulle donne

Educazione finanziaria e autonomia

La relazione propone inoltre l’introduzione dell’educazione economica di genere nelle scuole, dalla materna all’università, rendendola obbligatoria e strutturale nei piani di studio. L’obiettivo è insegnare alle donne a leggere una busta paga, gestire un mutuo o un finanziamento e comprendere i piani di risparmio. Si ipotizza la realizzazione di corsi di formazione anche nei luoghi di lavoro, per favorire l’autonomia economica delle donne.

Per rafforzare le misure di tutela, la Commissione propone la creazione di fondi pubblici e privati vincolati ai centri antiviolenza, destinati al reinserimento delle vittime nel mondo del lavoro. Tra le iniziative previste c’è anche una guida ai sostegni economici disponibili, come il reddito di libertà, il microcredito di libertà e l’assegno di inclusione, strumenti pensati per fornire sostegno concreto alle donne che subiscono violenza economica.

Un messaggio personale e simbolico

Semenzato ha dedicato la relazione a una figura personale, sua nipote Ester, alla cui nascita ha intestato un conto corrente.

“Un gesto simbolico che rappresenta il primo passo verso la vita di indipendenza, autonomia e libertà economica a cui ogni donna ha diritto”, ha commentato la presidente della Commissione.

Il pacchetto di proposte intende rafforzare diritti, tutela e prevenzione, agendo su tre livelli principali: penale, sociale ed economico. L’approvazione della relazione rappresenta un passo storico nel riconoscimento della violenza economica come forma di discriminazione e coercizione, con l’obiettivo di costruire strumenti concreti per proteggere le donne e promuovere la loro autonomia finanziaria.