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Come prevenire future alluvioni e perché nonostante le piogge la siccità resta un problema

L'Italia è per il 94% del suo territorio a rischio dissesto idrogeologico, il cambiamento climatico rende più violenti gli eventi naturali

Come prevenire future alluvioni e perché nonostante le piogge la siccità resta un problema
Attualità 23 Maggio 2023 ore 12:45

La tragedia che ha investito l’Emilia Romagna pone molti interrogativi. Dal ruolo di cementificazione e cambiamenti climatici – ed in quale misura hanno inciso – a cosa fare perché questa devastazione non si ripeta. Le risposte non sono semplici e devono tenere conto di una serie significativa di fattori. Certo è un dato, che fa riflettere: il 94% del territorio italiano è esposto ad alluvioni, frane ed erosione costiera.

DRAMMA IN EMILIA ROMAGNA

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Salvataggio di un bimbo

Alluvioni ed eventi climatici, quali connessioni

I negazionisti del clima sono riusciti a sostenere, anche dopo i tragici eventi che hanno investito l’Emilia Romagna, che questa altro non è che la prova che la siccità non esiste e che le piogge alla fine sono arrivate. Interpellato sul tema da Fabio Fazio, a Che Tempo che Fa, il meteorologo, climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli ha chiarito che la connessione tra il riscaldamento globale ed eventi di questa portata esiste eccome e alluvioni e siccità sono le due facce della stessa medaglia.

Luca Mercalli

“La siccità è una realtà che resta ed è esistita nonostante l’alluvione. E’ durata ben 17 mesi, ed in Pianura Padana è stata la siccità peggiore da 220 anni. E’ ovvio che ad un certo punto le siccità finiscono, a meno di non diventare un deserto permanente. Il problema è che si sono concluse con un’altra anomalia – come è stata quella mancanza di acqua. Due alluvioni sullo stesso territorio di una magnitudo notevolissima non è ovviamente la norma. Il riscaldamento globale amplifica gli eventi estremi. Li fa diventare più frequenti e più intensi. Le alluvioni ci sono sempre state, ancor prima dell’umanità. Solo negli ultimi 20 anni, e cito le più gravi, abbiamo avuto alluvioni a Messina 2009; Vicenza 2010; La Spezia 2011; Olbia 2013; Genova 2014; Marche 2022 e Ischia 2022.”

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Messina alluvione 2009

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Vicenza alluvione 2010

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La Spezia alluvione

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Olbia alluvione 2013

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Genova alluvione 2014

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Marche alluvione 2022

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Ischia alluvione 2022

Il punto, quindi, non è dimostrare se questi eventi si siano già verificati o meno, bensì l’intensità:

“Le alluvioni sono una costante di tutto il mondo, soprattutto in un territorio come quello italiano – fortemente esposto al dissesto idrogeologico – ma il cambiamento climatico rende questi eventi esacerbati, così come la cementificazione del territorio. Perché se noi aumentiamo il “capitale esposto”, più la distruzione sarà peggiore. Ricordiamo che certe volte l’unica soluzione è non fare, come disse l’autorevolissima commissione De Marchi, costituita dopo l’alluvione di Firenze del 1966. Sono passati parecchi anni e la legge per la difesa del suolo non c’è ancora.

Problema siccità permane

Di tutta la pioggia caduta negli ultimi giorni, abbastanza per sei mesi in alcune zone, il nostro Paese non se ne farà quasi nulla. In Italia, infatti, solo l’11% dell’acqua piovana viene raccolto. Tutto il resto si disperde dai tubi, finisce in mare, nelle fognature, nel terreno, così, del totale, resta meno del 5%. Siamo fra i Paesi che immagazzinano meno acqua in assoluto.

Tuttavia una nota positiva è rappresentata dalle eccezionali nevicate degli ultimi giorni sull'arco alpino del Piemonte, che un minimo di copertura rispetto all'approvvigionamento idrico la potranno garantire nei prossimi mesi.

GUARDA: Sulle creste alpine è tornata la neve

Italia: il 94% esposto a dissesto idrogeologico

Il 94% del suolo italico è a rischio dissesto idrogeologico, si tratta di una caratteristica storica del Paese, figlia della sua posizione geografiche. Inoltre, le sue caratteristiche morfologiche ci danno uno degli ecosistemi più unici al mondo, assieme a un terreno fragile e insidioso. La siccità non fa che peggiorare le conseguenze di forti piogge perché i suoli, induriti dal periodo prolungato di non pioggia hanno una minor capacità di assorbire le precipitazioni. E’ dunque un mix tra caratteristiche peculiari dello Stivale e conseguenze estreme, che vanno tenute in considerazione quando si prendono decisioni a livello govenativo. Anche perché il conto è salato: sia in termine di vite umane, che economico.

Migliorare la raccolta d’acqua ed effettuare con puntualità la manutenzione straordinaria della rete idrica sono impegni da assolvere fin da subito.

La cementificazione

Il secondo tema, introdotto da Mercalli e ripreso dagli esperti negli ultimi giorni, è quello della cementificazione. Le peculiarità del nostro territorio non consentono di costruire ovunque in sicurezza: pratica avvenuta, spesso in maniera selvaggia ed incontrollata da nord a sud. Le conseguenze, come visto, sono pericolose.

Protezioni

Veniamo al capitolo infrastrutture di contenimento. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, svela che nei fiumi europei sono presenti oltre 1,2 milioni di barriere, dighe e altri ostacoli obsoleti che frenano il naturale fluire dei corsi d’acqua, favorendo l’accumulo dei detriti e di conseguenza il rischio di esondazione. Per questo, l’Unione europea ha lanciato l’iniziativa Dam removal Europe, che si concentra proprio sulla rimozione delle barriere superflue per ridurre il pericolo dato dalle esondazioni. l’Italia è all’ultimo posto, da due anni consecutivi, nella classifica europea per rimozione delle barriere superflue, non avendone eliminata nemmeno una tra il 2021 e il 2022. Mentre nel resto dell’Unione, solo nel 2022, ne sono state eliminate 325.

Un esempio virtuoso, invece, sono le casse di espansione che, fortunatamente, in Emilia erano presenti e sono riuscite a contenere e limitare i danni nel territorio Modenese, Reggiano e Parmense.

Casse di espansione

Sono grandi dighe poste ai lati o nel letto del fiume che servono a rallentare la corsa della piena e farla defluire più lentamente, filtrando allo stesso tempo i detriti che intasano i letti dei corsi d’acqua. La realizzazione di questi bacini servirebbe poi sia a limitare le esondazioni che a creare riserve d’acqua da sfruttare durante i periodi di siccità. Anche questi resi più frequenti dal cambiamento climatico.

Tra il 2015 e il 2022, la Regione Emilia-Romagna - ha scritto il Quotidiano Nazionale - ha ricevuto e destinato oltre 190 milioni di euro per la realizzazione di 23 casse. Ne funzionano solo 12, altre due funzionano in parte, compresa quella del Senio dove è in corso un esproprio e nove attendono ancora la fine dei lavori (come quella nel Baganza, una diga da 82 milioni di euro, al 30% dello stato d’avanzamento), due sono ancora da finanziare. La loro utilità è stata testata. Nonostante ciò la zona dove ci sono più casse di espansione è storicamente l'Emilia, perché tutti gli affluenti ne dispongono. Immaginiamo dunque lo stato in cui versa il resto del Paese in termini di sicurezza.

Tutti interventi costosi e politicamente poco vantaggiosi…motivo per il quale siamo ancora qui.

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