Facciamola semplice. Corona non è un giornalista, o meglio “fa” (o cerca di fare) il giornalista, ma non è iscritto all’Ordine dei giornalisti. E infatti se ne frega bellamente di un’inezia chiamata “deontologia”, che invece chi ne fa parte è tenuto a rispettare.
Fra le regole stabilite dalla deontologia dei giornalisti, la più basilare vuole che per poter scrivere qualcosa, occorre verificare che quel qualcosa sia vero e poterlo argomentare: se anche stai teoricamente dicendo una cosa vera, ma non sei in grado di provarlo, allora ricadi in un reato chiamato diffamazione a mezzo stampa.
Un reato del quale è accusato, pur non essendo giornalista, anche Fabrizio Corona, autore di clamorose rivelazioni su diversi personaggi televisivi Mediaset. Solo che qua la diffamazione non è tanto “a mezzo stampa”, ma “a mezzo social”: la differenza è che Corona pubblica su canali propri da piattaforme terze come Instagram, Youtube o TikTok.
Caso Corona: rimosso il profilo Instagram
La notizia di oggi, martedì 3 febbraio 2026, è che sono stati rimossi i profili social di Corona. La pagina Instagram risulta “rimossa”, si deduce iper via della recente sentenza di inibitoria del Tribunale civile di Milano.

“Non so il perché della rimozione, ma è a rischio la libertà di parola”, ha detto il legale di Corona, l’avvocato Ivano Chiesa.
Resta invece disponibile l’ultima puntata (di ieri sera) di “Falsissimo” sul canale Youtube, ma solo per gli abbonati (foto di copertina).
Il “Far West” digitale non si ferma
Avendo su queste piattaforme un sacco di follower, fa un sacco di soldi. Semplice. Il “giochino” gli conviene comunque anche a fronte delle grane legali (alle quali è ampiamente abituato) e dei soldi da spendere in avvocati e per questo se ne frega bellamente anche delle inibizioni alla pubblicazione emesse dai Tribunali.
Ma qui c’è un altro problema, e sono proprio quelle piattaforme. TikTok soprattutto, vera e propria fucina di diffamazioni impossibile da arginare. Un Far West nel quale pullulano cose incredibili e dove tutti riprendono e copiano tutto, il rispetto del diritto d’autore non esiste: se avete presente ad esempio il caso Garlasco, pullulano video con ricostruzioni e per fino fumetti con protagoniste le gemelle Cappa, mai indagate, o addirittura in cui viene accusato il fratello della vittima d’aver avuto un ruolo nell’omicidio. Cose da pazzi.
E nessuno può fermarli. Se Corona pubblica l’ennesimo video diffamatorio, la Procura lo blocca: ma nel frattempo decine di “creator” l’avranno già salvato, riutilizzato e rilanciato. E’ una proliferazione da horror fantascientifico inarrestabile.
Così anche per la puntata di “Falsissimo” di ieri sera.
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Il paradosso sta anche nel mutato impatto che ormai hanno i mezzi d’informazione. Ormai i contenuti veicolati via telefonino gareggiano in termini di visualizzazioni alla pari con i programmi del digitale terrestre, da qui la guerra tra Mediaset e Corona. Il problema è che i secondi seguono (quasi sempre) le regole, i primi no.