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Carlo Acutis, chi era il giovane santo “influencer” in jeans e sneakers”: la storia ed i miracoli

La produzione Mediaset "Io sono Carlo" riporta al centro dell'attenzione il giovane morto per una leucemia fulminante a soli 15 anni

Carlo Acutis, chi era il giovane santo “influencer” in jeans e sneakers”: la storia ed i miracoli

Domenica 27 settembre 2026, la storia di Carlo Acutis arriva in tv. Il giovane, morto a soli 15 anni nel 2006 per una leucemia fulminante, è stato proclamato santo da Papa Leone XIV il 7 settembre 2025 insieme a Pier Giorgio Frassati. La sua vicenda continua a suscitare interesse anche fuori dagli ambienti religiosi, soprattutto per il modo in cui ha unito fede e tecnologia, tanto da essere definito il “patrono di internet”.

Chi era Carlo Acutis

Carlo Acutis nacque a Londra il 3 maggio 1991, dove i genitori si trovavano temporaneamente per motivi di lavoro. Pochi mesi dopo la famiglia tornò in Italia e Carlo crebbe a Milano. Fin da bambino mostrò una forte curiosità per la tecnologia. Imparò presto a utilizzare il computer e sviluppò competenze informatiche considerate molto avanzate per la sua età.

Frequentò il liceo classico presso l’istituto gesuita Leone XIII di Milano e conduceva una vita apparentemente normale: amava il calcio, i film, i videogiochi e gli animali. Chi lo ha conosciuto lo descrive come un ragazzo socievole, ironico e disponibile verso gli altri. Accanto agli interessi tipici degli adolescenti, però, aveva sviluppato una particolare attenzione alla spiritualità cattolica, soprattutto verso l’Eucaristia.

L’idea che lo rese famoso: usare internet per raccontare la fede

La caratteristica che più ha contribuito alla fama di Carlo Acutis è stata la sua capacità di utilizzare il web come strumento di divulgazione. Da adolescente realizzò un sito dedicato ai miracoli eucaristici nel mondo, raccogliendo informazioni e immagini di eventi riconosciuti dalla Chiesa cattolica. Il progetto nacque dalla sua convinzione che internet potesse essere utilizzato anche per diffondere contenuti positivi e culturali.

Questa attività lo ha reso una figura particolare nella storia recente della Chiesa: un giovane cresciuto nell’era digitale, capace di usare strumenti moderni per comunicare temi religiosi tradizionali. Da qui il soprannome di “influencer di Dio” o “santo dei millennial”, espressioni utilizzate soprattutto dai media per descrivere il suo rapporto con le nuove tecnologie.

La malattia e la morte a soli 15 anni

Nel 2006 Carlo si ammalò di una forma aggressiva di leucemia. Morì il 12 ottobre 2006 all’ospedale San Gerardo di Monza, a soli 15 anni. Prima della morte aveva espresso il desiderio di essere sepolto ad Assisi, città legata alla figura di San Francesco, che considerava particolarmente importante.

Il suo corpo è oggi custodito nel Santuario della Spogliazione di Assisi, dove migliaia di pellegrini arrivano ogni anno per visitare la sua tomba.

Perché Carlo Acutis è diventato santo

Il percorso verso la canonizzazione è iniziato pochi anni dopo la sua morte. Nel 2013 la Chiesa ha aperto ufficialmente la causa di beatificazione. Nel 2018 Papa Francesco lo ha dichiarato venerabile e nel 2020 è stato proclamato beato ad Assisi. Per arrivare alla santità la Chiesa cattolica richiede il riconoscimento di miracoli attribuiti alla sua intercessione.

Il primo miracolo riconosciuto riguarda la guarigione di un bambino brasiliano affetto da una grave malformazione del pancreas. Secondo la documentazione della Chiesa, la guarigione sarebbe avvenuta dopo una preghiera rivolta a Carlo Acutis. Il secondo miracolo riguarda una giovane donna del Costa Rica che, dopo un grave trauma cranico, avrebbe avuto una guarigione ritenuta inspiegabile dai medici dopo la preghiera della madre sulla tomba del giovane ad Assisi.

Le curiosità su Carlo Acutis

Carlo non era un religioso nel senso tradizionale del termine: non era sacerdote, non viveva in convento e aveva una vita da adolescente. Amava giocare ai videogiochi, anche se raccontava di cercare di non lasciarsi dominare dalla tecnologia. Era appassionato di informatica e considerato un ragazzo con capacità tecniche superiori alla media.

Una delle frasi più citate attribuite a lui è: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”, un messaggio spesso collegato alla sua idea di vivere pienamente la propria identità.

Un altro elemento che ha contribuito alla sua popolarità è il suo stile: jeans, scarpe da ginnastica e felpa. Un’immagine molto distante dall’iconografia tradizionale dei santi e che ha favorito il suo avvicinamento soprattutto ai giovani.

“Il mio nome è Carlo”, il film tv su Canale 5

La storia di Carlo Acutis arriva in prima serata su Canale 5 con il film tv “Il mio nome è Carlo”, in onda domenica 27 settembre 2026 e disponibile anche in streaming su Mediaset Infinity.  Diretto da Giacomo Campiotti, il film racconta la vita del giovane milanese morto a 15 anni nel 2006 e proclamato santo nel 2025. La pellicola segue tre momenti della sua vita: l’infanzia, gli anni della crescita e l’adolescenza, fino alla malattia che lo portò alla morte per leucemia fulminante.

A interpretare Carlo Acutis adolescente è Samuele Carrino, mentre Lucia Mascino e Flavio Parenti vestono i panni dei genitori Antonia Salzano e Andrea Acutis. Nel cast anche Brayan Palliyagoda, Maurizio Donadoni, Nicky Passarella ed Edoardo Vitalone.

Il film non punta soltanto sull’aspetto religioso, ma racconta soprattutto il Carlo ragazzo: appassionato di informatica, videogiochi, calcio e animali, capace di utilizzare il web per realizzare un progetto sui miracoli eucaristici e raccontare la sua fede attraverso gli strumenti della sua generazione. Le riprese sono state effettuate soprattutto nei luoghi realmente legati alla sua vita, tra Milano e Assisi, compresi alcuni ambienti frequentati da Carlo come il liceo Leone XIII e la chiesa di Santa Maria Segreta.