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Un clamoroso errore

Neonate scambiate in culla lo scoprono a 23 anni grazie a Facebook: risarcimento da un milione

Il Tribunale ha decretato un risarcimento per una delle due e per i familiari. La causa intentata dall'altra è ancora in corso.

Neonate scambiate in culla lo scoprono a 23 anni grazie a Facebook: risarcimento da un milione
Attualità 19 Settembre 2022 ore 17:07

Scambiate in ospedale alla nascita hanno scoperto chi erano i loro veri genitori 23 anni più tardi grazie a Facebook. E ora il Tribunale ha deciso per un risarcimento da un milione di euro. Una vicenda davvero incredibile - anche se non unica - avvenuta nel 1989 a Canosa, in Puglia, e che oggi, trentatré anni dopo, arriva a una conclusione. Almeno dal punto di vista giudiziario. Perché per quanto riguarda l'emotività non ci sarà nessuna cifra che potrà restituire alle due ragazze quanto è stato loro tolto.

Neonate scambiate in ospedale, scoprono i veri genitori a 23 anni

Era il 22 giugno 1989 quando all'ospedale di Canosa nascono - a undici minuti di distanza - Lorena e Antonella. Subito dopo il parto, però, non viene messo loro il braccialetto identificativo e le piccole vengono portate  nel nido del nosocomio. Probabilmente è lì che è avvenuto lo scambio.

Fatto sta che le due piccole vengono affidate ai genitori "sbagliati". E' soltanto l'inizio di una vita complicata per entrambe.

Due vite complicate

Nessuno può sapere come sarebbe andata la loro vita senza quell'errore. Si sa invece che entrambe non hanno avuto infanzie semplici. Antonella è cresciuta in una famiglia particolarmente difficile: maltrattata dal padre e abbandonata dalla madre, nel 2008 finisce in un orfanotrofio. Da lì fu poi adottata da una famiglia di Foggia, che ancora oggi considera i suoi veri genitori.

Lorena, invece, ha sempre avuto un rapporto problematico con i genitori, che nel 2014 l'hanno disconosciuta. I suoi veri genitori (quelli con cui è cresciuta Antonella) sono irreperibili da anni e lei non ha mai potuto nemmeno vederli.

La scoperta

Già, perché nel 2012 le due ragazze avevano scoperto la verità grazie ad Antonella, che aveva trovato una fotografia pubblicata su Facebook che mostrava evidenti somiglianze tra donne non parenti tra loro. Un sospetto diventato realtà un anno più tardi, grazie a un test del Dna. 

La battaglia legale

Da lì era nata la vicenda legale, conclusasi con la sentenza del Tribunale di Trani, che ha optato per un risarcimento decisamente inferiore rispetto alle richieste (in totale 9 milioni).

I genitori (quelli veri) di Lorena saranno risarciti con  215mila euro a testa, mentre il fratello ne riceverà 81.000. Ad Antonella, invece andrà mezzo milione di euro.

La causa intentata da Lorena, invece, è ancora in corso. Ma questa sentenza potrebbe essere un riferimento importante anche per lei.

Secondo i giudici il risarcimento sarebbe motivato dall'impossibilità di poter vivere compiutamente la propria relazione parentale. Ma per quello non esiste cifra...

Non è un caso isolato, anzi...

A gennaio 2022 un caso simile si era verificato a Brescia. Ma per fortuna l'occhio attento del padre di una delle bimbe, che aveva notato come la piccola mandata a casa fosse molto più minuta rispetto a quella che aveva visto in sala parto, aveva permesso di rimediare in fretta all'errore. La mamma, in questo caso, aveva lamentato grosse difficoltà nell'allattamento perché la piccola (la sua vera figlia), avendo avuto un primo contatto con un'altra donna, faticava a legarsi  a lei. 

Un mese più tardi era successo a Bergamo. Questa volta era stato il colore dei capelli della bimba a rivelare l'errore. La mamma di una delle due si è accorta della differenza una volta tornata a casa. Nel frattempo si erano resi conto dell'accaduto anche al Papa Giovanni, e avevano contattato le famiglie per scusarsi.

Nel settembre 2021 una storia analoga era accaduta a Logrono, in Spagna. Ma qui lo scambio si è rivelato soltanto quando le due bambine avevano già 15 anni.

 

 

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