L’Italia affronta uno dei momenti più delicati dell’estate sul fronte climatico. Mentre le temperature continuano a salire, soprattutto al Centro-Nord, la scarsità di piogge e il drastico calo delle risorse idriche stanno facendo scattare le prime misure straordinarie. A preoccupare maggiormente sono Piemonte e Veneto.
Terza ondata di calore, allarme siccità al Nord
La terza ondata di calore del 2026 entra nella fase più intensa. Oggi, martedì 14 luglio, le città contrassegnate dal bollino rosso sono quattro, ma domani saliranno a sette ed è soprattutto il Nord Italia a pagare il prezzo più alto sia per le temperature record che per la siccità.
La combinazione tra precipitazioni scarse, temperature elevate e forte evaporazione sta mettendo sotto pressione il bacino del Po, dove la disponibilità d’acqua continua a ridursi rapidamente.
La crisi idrica si concentra lungo il distretto del Po. La portata del fiume è mediamente inferiore del 65% rispetto ai valori storici, con punte che raggiungono l’80% in alcune aree. Le autorità di bacino stimano che, ai ritmi attuali, resti appena una settimana di acqua disponibile per garantire l’irrigazione.
Siccità in Piemonte: comuni limitano l’uso dell’acqua
Il Piemonte è tra le regioni maggiormente colpite dalla crisi idrica. Oltre un centinaio di comuni, soprattutto ad Alessandria ma anche nelle province di Torino e Cuneo, hanno introdotto ordinanze che limitano gli usi non essenziali dell’acqua, vietando ad esempio di irrigare giardini, riempire piscine o lavare le automobili.
La Regione ha convocato un tavolo straordinario con assessori, Arpa, consorzi irrigui, gestori del servizio idrico, associazioni agricole, prefetture e amministrazioni locali per valutare gli interventi più urgenti.
L’approvvigionamento di acqua potabile non è ancora in emergenza, ma in alcune aree sono già operative autobotti per garantire il servizio, mentre ai cittadini viene chiesto di evitare ogni spreco.

Chiesto aiuto Valle d’Aosta e Canton Ticino
Le previsioni meteorologiche non lasciano spazio all’ottimismo. Nelle prossime due settimane l’alta pressione continuerà a dominare gran parte dell’Europa, mantenendo temperature superiori alla media e precipitazioni limitate a temporali isolati, insufficienti a migliorare il quadro idrico.
Nel corso del vertice convocato dal presidente Alberto Cirio è stato annunciato l’avvio di contatti con Valle d’Aosta e Canton Ticino per aumentare la disponibilità d’acqua destinata all’irrigazione, nel tentativo di limitare i danni per il comparto agricolo.

Veneto, scattano le turnazioni d’emergenza
Anche il Veneto sta affrontando una situazione estremamente delicata. Dal 13 luglio il Consorzio di bonifica Acque Risorgive ha attivato la turnazione d’emergenza dell’acqua, prevedendo una distribuzione a rotazione tra i diversi sottobacini irrigui.
In pratica, soltanto una parte dei terreni agricoli può essere irrigata in ciascun periodo, una misura resa necessaria dalla drastica riduzione delle risorse disponibili.
Le criticità risultano ancora più marcate nel Veneto Orientale, in particolare nell’area di San Michele al Tagliamento, dove gli agricoltori denunciano una situazione senza precedenti.
Po e Adige perdono oltre metà della portata
I dati diffusi da Arpav confermano la gravità della situazione. A giugno in Veneto sono caduti mediamente 85 millimetri di pioggia contro i 100 della media climatica.
Gli effetti sono evidenti nei principali corsi d’acqua. Il Po registra una portata inferiore del 70% rispetto ai valori storici, mentre l’Adige perde circa il 60%. Anche Brenta e Bacchiglione presentano deficit compresi tra il 53% e il 60%, mentre nei torrenti montani la riduzione delle portate oscilla tra il 30% e il 45%.
L’assessora regionale all’Ambiente e Clima, Elisa Venturini, ha invitato a mantenere alta l’attenzione, sottolineando come i dati confermino un cambiamento climatico che impone una gestione sempre più attenta delle risorse idriche.
I dati Arpa: giugno tra i più caldi della storia recente
Nel mese di giugno sul bacino del Po sono caduti appena 62 millimetri di pioggia, il 36% in meno rispetto alla media del periodo 1991-2020.
Contemporaneamente, le temperature hanno registrato un’anomalia di +3.5 gradi rispetto ai valori climatici di riferimento, rendendo giugno 2026 uno dei più caldi mai osservati, con valori vicini ai record del 2003. L’ondata di caldo di fine maggio ha inoltre aumentato l’evapotraspirazione, aggravando ulteriormente lo stress idrico di terreni e coltivazioni.
Le risorse idriche superficiali risultano inferiori del 37% rispetto alla media. Nella prima decade di luglio gran parte delle stazioni di monitoraggio ha registrato deficit superiori al 40%, mentre il Po a Isola Sant’Antonio ha fatto segnare una portata media di appena 62 metri cubi al secondo, pari al 75% in meno rispetto ai valori storici.