L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un’istruttoria nei confronti di Edenred Italia S.r.l. e della controllante Edenred SE per un presunto abuso di posizione dominante nel mercato italiano dei buoni pasto. L’indagine si basa su una possibile violazione dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).
Al centro del caso non ci sono solo le commissioni, ma soprattutto i cosiddetti costi indiretti nella filiera dei ticket restaurant, un tema sempre più rilevante dopo le recenti modifiche normative.
Buoni pasto e Antitrust: perché è partita l’indagine
Secondo la nota ufficiale diffusa dall’AGCM, dopo l’introduzione del limite alle commissioni applicabili agli esercenti, Edenred avrebbe adottato una strategia per trasferire oneri aggiuntivi e non giustificati sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO).
In particolare, l’Autorità contesta:
- la riorganizzazione delle modalità di accettazione dei buoni pasto elettronici
- l’eliminazione dell’integrazione diretta tra casse e piattaforme
- l’imposizione di sistemi intermedi gestiti da provider terzi
- l’allungamento dei tempi di rimborso.
Questi elementi, pur non configurandosi come commissioni dirette, potrebbero incidere significativamente sui costi operativi degli esercenti.
Il nodo delle commissioni: cosa è cambiato dal 2025
L’indagine si inserisce in un contesto normativo in evoluzione. Dal 2025 è entrato in vigore un tetto del 5% sulle commissioni applicabili agli esercenti per i nuovi buoni pasto.
Questa misura ha:
- ridotto i margini per le società emittenti
- spinto il settore a cercare nuove fonti di sostenibilità economica
- aumentato il peso delle componenti tecnologiche e finanziarie
Secondo l’Antitrust, proprio in questo contesto si inserirebbe il presunto spostamento dei costi verso altre voci meno visibili.
Le criticità: tecnologia e flussi finanziari
L’AGCM individua due principali leve utilizzate:
1. Infrastruttura tecnologica
La sostituzione dell’integrazione diretta con sistemi indiretti comporterebbe:
- maggiore complessità operativa
- costi aggiuntivi per l’utilizzo di provider terzi
- minore efficienza nei sistemi di pagamento
2. Tempi di rimborso
L’allungamento dei tempi di pagamento può generare:
- un costo finanziario implicito per gli esercenti
- problemi di liquidità
- maggiore pressione sulla gestione del capitale circolante
Ispezioni e sviluppo dell’indagine
I funzionari dell’AGCM, con il supporto del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno effettuato ispezioni presso:
- le sedi di Edenred Italia
- altre società emittenti di buoni pasto
- alcuni provider tecnologici
La posizione di Edenred
Edenred, in una nota emessa immediatamente dopo la comunicazione dell’istruttoria, ha dichiarato:
“Edenred è stata informata ieri dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che, a seguito di un esposto presentato da alcuni operatori del settore retail, è stata avviata un’indagine nei confronti di Edenred Italia S.r.l. per presunto abuso di posizione dominante nel mercato dei buoni pasto in Italia. Edenred non può commentare tale indagine mentre è in corso ed è naturalmente a disposizione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per fornire tutte le spiegazioni necessarie a garantire una corretta comprensione dei servizi offerti al settore retail in Italia”.
“Nel pieno rispetto della normativa sui buoni pasto in Italia, in particolare delle condizioni previste dalla legge del 16 dicembre 2024, Edenred confida nel buon esito dell’indagine“.
Impatto sul mercato e reazione in Borsa
La notizia dell’istruttoria ha avuto effetti immediati sui mercati finanziari: il titolo Edenred ha registrato un calo significativo a Parigi, arrivando a perdere circa il 12% in una sola giornata.
Un segnale della forte sensibilità degli investitori rispetto ai rischi regolatori nel settore dei buoni pasto.
Effetti per i consumatori
Secondo l’AGCM, l’aumento dei costi per la GDO potrebbe tradursi in:
- prezzi più alti
- minore accettazione dei buoni pasto
- peggiori condizioni di utilizzo
In altre parole, il rischio è che i costi lungo la filiera vengano trasferiti fino al consumatore finale.
Unc: “Si faccia chiarezza”
Sulla vicenda è intervenuto anche Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Bene, ottima notizia. Si faccia subito chiarezza. Purtroppo, tutti i costi delle imprese finiscono inevitabilmente per essere traslati sull’anello più debole della catena, l’ultimo, ossia sul consumatore finale”.
“Quindi se ci sono oneri ingiustificati e aggiuntivi, è chiaro che a pagare sono i lavoratori, nel momento in cui diventano consumatori utilizzando i buoni pasto. La normativa sull’abuso di posizione dominante andrebbe comunque rafforzata, esplicitando che l’imposizione di prezzi eccessivamente gravosi è sempre un abuso anche se la posizione dominante non è relativa ad un mercato rilevante a livello nazionale”.