Attualità
La protesta

Bollette insostenibili: ora pure i medici visitano a lume di candela

L'iniziativa di Fimmg in vari ambulatori della Penisola: "Dimenticare i medici di famiglia nella Legge di bilancio è come spegnere l’Articolo 32 della Costituzione"

Bollette insostenibili: ora pure i medici visitano a lume di candela
Attualità 15 Dicembre 2022 ore 16:43

Dopo le svariate iniziative di bar, ristoranti e attività commerciali, stavolta è il turno degli ambulatori dei medici di famiglia: visite a lume di candela negli studi dei medici di medicina generale di tutta Italia. È la protesta che nella giornata di oggi, giovedì 15 dicembre 2022, prenderà vita per lanciare un messaggio alle forze politiche che in questo momento stanno discutendo la prossima Legge di bilancio:

"Tra caro energia e inflazione siamo al lumicino - dichiara Silvestro Scotti - Dimenticare i medici di famiglia nella Legge di bilancio è come spegnere l’Articolo 32 della Costituzione".

Medici di famiglia in protesta: "Visite al lume di candela contro il caro bollette"

La Fimmg si mette di traverso contro il Governo Meloni per aver dimenticato i medici di famiglia nella Legge di Bilancio, in un periodo storico caratterizzato da caro energia e inflazione. Per questo motivo la Federazione italiana medici di medicina generale ha deciso di mettere in atto una protesta simbolica: al crepuscolo, a partire dalle 17 di oggi, giovedì 15 dicembre 2022, per un quarto d’ora le luci degli studi medici si spegneranno e le visite proseguiranno a lume di candela.

"Ogni candela accesa rappresenterà il grido d’allarme, le difficoltà e la richiesta di aiuto di un medico di medicina generale e dei suoi pazienti - ricorda il segretario generale di Fimmg Silvestro Scotti - In maniera simbolica abbiamo deciso di accendere le candele nei nostri studi per sottolineare le condizioni critiche in cui lavorano i medici di famiglia, senza ricorrere a sistemi di protesta più radicali che, in questo momento di picco dell’influenza stagionale e recrudescenza della pandemia, sarebbero contrari al senso di responsabilità verso i cittadini assistiti. Ma il nostro allarme resta e non deve restare inascoltato: siamo al lumicino, interveniamo prima che la medicina generale si spenga e con essa il Servizio sanitario nazionale".

Immagine simbolo della protesta, affissa sulle bacheche reali e social dei medici di medicina generale, tre candele che compongono la scritta SSN, ormai consumate dalla fiamma. Poi, la scritta: “Più risorse, meno burocrazia, per i medici di medicina generale”.

Forte, dunque, il richiamo di Fimmg alle forze politiche affinché la medicina generale, e quindi la salute dei cittadini, non sia ignorata nei provvedimenti in discussione a sostegno delle imprese e degli studi professionali per sopperire ai costi del caro energia e dell’inflazione.

"Non possiamo accettare che la medicina generale sia dimenticata nei provvedimenti dedicati al ristoro dei dipendenti pubblici, per i quali è già stata prevista un’indennità una tantum per il 2023, come anticipo sul prossimo contratto, pari all’1,5 % dello stipendio. Né che sia esclusa, come invece accade, dai provvedimenti del cd. DL Aiuti quater a favore delle imprese. Probabilmente non è ancora chiaro che il medico di famiglia è un libero professionista convenzionato, assimilabile ad una piccola impresa, e come tale tutti gli oneri di gestione del proprio studio professionale sono a suo carico, compresa la presenza di personale amministrativo e sanitario (OSS e infermieri)".

Impossibile, dunque, comprendere perché i medici di medicina generale debbano essere esclusi dai provvedimenti che prevedono agevolazioni per le imprese, dal momento che - al contrario di altri professionisti che operano con partite IVA e con costi di gestione a proprio carico - il medico di medicina generale non può adeguare le tariffe delle proprie prestazioni ai costi sostenuti essendo un servizio pubblico regolamentato da una convenzione con il Servizio sanitario nazionale, peraltro ferma al 2018.

"Intervenire a sostegno della medicina generale - conclude Scotti – significa consolidare la colonna portante del Sistema sanitario nazionale, garantire a tutti i cittadini parità di accesso alle cure e ad una medicina di prossimità. Nessun medico di medicina generale smetterà mai di battersi per tutelare questi diritti e con essi il rispetto dell’Articolo 32 della nostra Costituzione".

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