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Bob Dylan incontra Papa Leone XIV: il re del rock bussa in Vaticano

Per chi ha scritto Knockin' on Heaven's Door, arrivare fino alla porta del Papa è quasi un passaggio obbligato

Bob Dylan incontra Papa Leone XIV: il re del rock bussa in Vaticano
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Bob Dylan ha bussato alle porte del Paradiso. O quasi. Questa volta, però, ad aprirgli è stato Papa Leone XIV in persona. Un incontro decisamente insolito, quello avvenuto ieri, mercoledì 4 novembre 2026, nel Palazzo Apostolico in Vaticano: da una parte il Pontefice americano, dall’altra il leggendario cantautore premio Nobel per la Letteratura, che a 85 anni continua a girare il mondo con la sua musica.

Niente cerimonie solenni o lunghi discorsi. L’udienza è stata breve, con qualche battuta, sorrisi e uno scambio di doni. Ma le fotografie diffuse dal Vaticano raccontano una scena destinata a diventare memorabile: il Papa vestito di bianco e Bob Dylan con la sua inseparabile aria da artista fuori dagli schemi, questa volta accompagnata da una felpa nera con il cappuccio sulla testa.

Un rosario in cambio di un’autobiografia

L’incontro si è svolto durante una pausa del tour italiano di Dylan, atteso proprio giovedì 5 novembre al Palazzo dello Sport di Roma, dopo il concerto di Milano e prima della tappa di Bologna. Il cantautore si è presentato in Vaticano senza rinunciare al proprio stile: abiti scuri, cappuccio alzato e un atteggiamento riservato, come da tradizione. Leone XIV gli ha regalato un rosario, mentre Dylan ha ricambiato con una copia di Chronicles: Volume One, il libro autobiografico nel quale racconta alcuni passaggi fondamentali della sua vita e della sua carriera.

Ad accompagnarlo c’erano padre Antonio Spadaro e Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano. Proprio padre Spadaro ha raccontato sui social l’emozione di un incontro che ha definito storico, sottolineando la sensazione che, attraversando le stanze del Palazzo Apostolico, potesse accadere qualcosa di imprevedibile. Non sono stati resi noti i contenuti precisi della conversazione privata. Ma c’è un argomento che unisce certamente i due protagonisti: il desiderio di pace.

Quella canzone contro la bomba atomica che il Papa conosceva già

Il legame tra Leone XIV e Bob Dylan, in realtà, era cominciato prima della stretta di mano in Vaticano. Nel luglio scorso il Pontefice aveva citato un testo del musicista americano nella prefazione al volume Disarmata e disarmante. La pace è un dono, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. E non aveva scelto uno dei brani più famosi. Il riferimento era a Go Away You Bomb, una composizione scritta da Dylan nel 1963, durante la Guerra Fredda, quando la minaccia di un conflitto nucleare incombeva sul mondo.

Un testo poco conosciuto, mai inciso ufficialmente e rimasto a lungo inedito, nel quale il cantautore si rivolge direttamente alla bomba atomica, accusando l’uomo di aver creato uno strumento capace di distruggere la vita. Prevost aveva utilizzato quelle parole per riflettere sui pericoli del riarmo e sull’urgenza di costruire una pace autentica. Non è difficile comprendere perché: le canzoni di protesta di Dylan hanno accompagnato intere generazioni, dando voce alle inquietudini di un’America attraversata da tensioni sociali, guerre e battaglie per i diritti civili. E il Papa, nato a Chicago nel 1955, è cresciuto proprio negli anni in cui quelle canzoni diventavano la colonna sonora di un’epoca.

Quando Bob Dylan cantò davanti a Giovanni Paolo II

Per Dylan, peraltro, non è la prima volta davanti a un Pontefice. Nel settembre 1997 il musicista si esibì a Bologna durante il Congresso Eucaristico Nazionale, davanti a Giovanni Paolo II e a una folla di circa 300mila giovani. Sul palco cantò anche Knockin’ on Heaven’s Door, uno dei suoi brani più celebri. Poi si tolse il cappello da cowboy, si avvicinò a Wojtyla e gli strinse la mano. Fu un momento diventato parte della storia dei rapporti tra musica rock e Chiesa cattolica.

In quell’occasione Giovanni Paolo II prese spunto da un altro classico, Blowin’ in the Wind, per parlare ai giovani della ricerca di un significato nella vita. Alla domanda della canzone su quante strade debba percorrere un uomo per essere riconosciuto come tale, il Papa rispose indicando nella fede cristiana la strada da seguire. Quasi trent’anni dopo, Dylan torna  in Vaticano, questa volta per incontrare il primo Papa statunitense della storia.

Bob Dylan e la fede, un rapporto lungo una vita

Il rapporto del cantautore con la religione è sempre stato complesso e affascinante. Nato nel 1941 in Minnesota da una famiglia ebrea, Dylan attraversò alla fine degli anni Settanta una fase di forte avvicinamento al cristianesimo evangelico, che influenzò profondamente anche la sua produzione musicale. Album come Slow Train Coming e Saved segnarono un periodo nel quale i riferimenti biblici e spirituali divennero centrali nelle sue canzoni.

Negli anni successivi il musicista ha preferito mantenere una certa riservatezza sulle proprie convinzioni religiose, senza però abbandonare i temi della fede, della coscienza e della ricerca spirituale. Ed è forse proprio questa sensibilità, insieme alla riflessione sulla pace, ad aver reso così naturale un incontro che sulla carta sembrava sorprendente.

Dopotutto, per chi ha scritto Knockin’ on Heaven’s Door, arrivare fino alla porta del Papa è quasi un passaggio obbligato.