La terza ondata di caldo dell’estate 2026 entra nella sua fase più intensa. Dopo un fine settimana già rovente, il picco è atteso tra martedì 14 e mercoledì 15 luglio, quando masse d’aria molto calda in arrivo dal Sahara investiranno buona parte della Penisola. Le temperature potranno raggiungere i 38-39°C nelle aree interne di Lazio e Toscana, mentre in Sardegna sono possibili punte oltre i 42°C.
Non sarà una fiammata breve. Secondo le previsioni, la fase calda potrebbe durare almeno fino al 20-22 luglio, con valori sopra la media e notti tropicali in molte città. Il Ministero della Salute monitora quotidianamente 27 centri urbani con bollettini a 24, 48 e 72 ore, attivi fino al 20 settembre.

Dalle città ai boschi: il caldo alimenta l’emergenza incendi
Il caldo estremo non pesa solo sulle città. L’altra emergenza è quella dei roghi, favoriti da vegetazione secca, vento e umidità bassa. Gli incendi stanno interessando o minacciando diverse aree del Paese, con criticità segnalate in almeno cinque regioni: Piemonte, Valle d’Aosta, Sardegna, Sicilia e Friuli Venezia Giulia.
Il quadro più pesante arriva dal Piemonte, dove la Regione ha parlato di una vera “catastrofe ecologica”: tra 800 e 900 ettari risultano bruciati nelle province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola. In alcune aree sono stati mobilitati Canadair, elicotteri, squadre di terra e centinaia di operatori.
Piemonte e Gran Paradiso, la conta dei danni
Nel Verbano-Cusio-Ossola e nelle valli alpine le fiamme hanno colpito boschi e aree di pregio ambientale. A Premosello Chiovenda sono proseguite le operazioni di bonifica, mentre altri fronti sono stati segnalati in Val Vigezzo e Valprato Soana. Circa 100 ettari sono bruciati nel Parco del Gran Paradiso, con decine di roghi in più regioni e una conta dei danni ancora in corso.
In Piemonte sarebbero andati in fumo anche 700.000 alberi, un dato che restituisce la portata ambientale dell’emergenza. Il danno non riguarda solo il paesaggio: la ricostituzione di ecosistemi boschivi maturi può richiedere decenni.
Sardegna, Sicilia e Friuli: altri fronti aperti
In Sardegna sono stati segnalati diversi roghi, con un episodio particolarmente delicato a Olbia, dove le fiamme hanno minacciato l’aeroporto e portato temporaneamente al dirottamento di alcuni voli su Cagliari e Alghero. Nell’Oristanese, oltre al rischio incendi, sono attese tra le temperature più alte della settimana.
#Foggia, doppio intervento dei #vigilidelfuoco per incendi di vegetazione: squadre al lavoro lungo la SS 693, nel territorio di Vico del Gargano, macchia mediterranea a fuoco. A San Menaio, in fiamme la pineta Mazzini: in azione anche un #canadair [#12Luglio 17:30] pic.twitter.com/wU31RjOl5g
— Vigili del Fuoco (@vigilidelfuoco) July 12, 2026
Fiamme anche in Sicilia, tra Palermitano e Siracusano, mentre in Friuli Venezia Giulia i soccorritori sono intervenuti a Claut, in provincia di Pordenone, dove un incendio innescato da un fulmine è stato fermato prima che raggiungesse le case. In Valle d’Aosta, intanto, è stato decretato lo stato di grave pericolosità per l’innesco e la propagazione degli incendi boschivi su tutto il territorio regionale, fino all’arrivo di precipitazioni consistenti.
Caldo e temporali, il doppio rischio
Il paradosso di questa fase è che l’Italia può trovarsi contemporaneamente tra caldo estremo, incendi e temporali violenti. Mentre il Centro-Sud e le Isole restano sotto la spinta dell’anticiclone africano, al Nord possono svilupparsi episodi di instabilità, con temporali localmente intensi. La Protezione Civile, per lunedì 13 luglio, non segnala scenari meteo-idro significativi a livello nazionale, ma il rischio locale resta legato all’evoluzione rapida dei fenomeni.
È un quadro tipico delle estati sempre più estreme: lunghi periodi caldi e secchi aumentano la vulnerabilità dei territori; poi, quando arrivano i temporali, possono essere brevi ma violenti, senza risolvere davvero il deficit idrico.
Settimana critica per salute, lavoro e territorio
La settimana che si apre sarà quindi una prova per città, campagne e aree montane. Nelle città peseranno afa, notti calde e rischio sanitario per anziani, bambini, fragili e lavoratori esposti al sole. Nei boschi, invece, basteranno vento e una scintilla per trasformare una situazione già critica in un nuovo fronte di emergenza.
Il consiglio delle autorità resta quello di evitare comportamenti a rischio: niente fuochi, niente abbruciamenti, massima attenzione a mozziconi, lavori agricoli e attività all’aperto nelle aree boscate. Sul fronte sanitario, idratazione, ombra, riduzione degli sforzi nelle ore centrali e attenzione ai soggetti vulnerabili restano le misure più immediate.