Genova ferita

Aspi chiede scusa ai familiari delle vittime del crollo del Morandi

Lettera aperta dell'amministratore delegato Arrigo Giana in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del quattordici agosto duemiladiciotto

Aspi chiede scusa ai familiari delle vittime del crollo del Morandi

In queste ore la società concessionaria è in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani. Il crollo della struttura, avvenuto nella mattinata di mercoledì 14 agosto 2018, ha segnato profondamente la comunità nazionale.

“Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova. In quegli istanti il pensiero di tutti correva alle vittime innocenti, alle loro famiglie irreparabilmente distrutte, ai feriti assistiti da eroici soccorritori”, dichiara l’amministratore delegato del Gruppo Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, in una lettera aperta diffusa nella giornata di mercoledì 15 luglio 2026.

La necessità morale di rimediare al silenzio del passato

Il vertice della società riflette sul periodo successivo al disastro, ponendo l’accento sulla mancanza di scuse immediate verso la cittadinanza. Un silenzio che ha rappresentato un ulteriore elemento di sofferenza per la popolazione colpita.

“Nel tempo che seguì il crollo del Ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità. Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità”, spiega il dirigente cinquantanovenne.

Il nuovo corso societario sotto il controllo pubblico

L’azienda sottolinea la propria trasformazione strutturale e azionaria avvenuta negli ultimi anni, evidenziando il distacco gestionale rispetto all’epoca in cui si consumò il tragico evento.

“Autostrade per l’Italia preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori”, prosegue il capo d’azienda.

La richiesta di perdono a nome dei diecimila dipendenti

La lettera si conclude con la formale richiesta di scuse indirizzata ai parenti di chi ha perso la vita, alla città di Genova e all’intera nazione, assumendo un impegno solenne per il futuro della rete autostradale.

“Rompiamo il silenzio dunque. Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”, conclude l’amministratore delegato.