Dopo Niscemi

Allarme dissesto idrogeologico: Meritocrazia Italia denuncia il fallimento di un sistema degli ‘interventi a posteriori’

"Siamo di fronte all'ennesima manifestazione di una fragilità territoriale strutturale che interessa vaste aree del Paese"

Allarme dissesto idrogeologico: Meritocrazia Italia denuncia il fallimento di un sistema degli ‘interventi a posteriori’

Il grave fenomeno di dissesto idrogeologico che sta colpendo il Comune di Niscemi non rappresenta un evento improvviso né imprevedibile, ma l’ennesima manifestazione di una fragilità territoriale strutturale che interessa vaste aree del Paese e che da anni viene affrontata in modo frammentario, tardivo e prevalentemente emergenziale.

Un’intera collina urbanizzata sta progressivamente scivolando verso la piana di Gela, rendendo necessaria l’evacuazione di oltre mille cittadini. Abitazioni lesionate, infrastrutture compromesse, strade deformate e porzioni di suolo che cedono sotto il peso dell’instabilità geologica delineano uno scenario di estrema gravità, nel quale un’intera comunità è costretta a vivere in una condizione di precarietà e incertezza.

Le immagini, le riprese aeree e le verifiche tecniche mostrano con chiarezza l’estensione progressiva della frana e l’incompatibilità della presenza umana nelle zone più vulnerabili. Il terreno si apre, gli edifici si inclinano, la viabilità risulta compromessa.

Non si tratta di un episodio circoscritto, ma di un processo lento e inesorabile, aggravato da intense precipitazioni e da condizioni geologiche già note per la loro instabilità.

Ciò che rende la situazione ancora più grave è il fatto che il fenomeno fosse noto da tempo. Studi, segnalazioni tecniche e precedenti evidenze di instabilità erano già emersi decenni fa. Quanto accade oggi a Niscemi non può dunque essere considerato un caso isolato, né tantomeno imprevedibile.

Situazioni analoghe si riscontrano in numerosi altri territori italiani, dalle aree interne a quelle costiere, dai piccoli comuni ai grandi centri urbani.

La mappa nazionale del rischio idrogeologico restituisce l’immagine di un Paese fragile, in cui milioni di persone vivono in zone classificate a pericolosità medio-alta, spesso in assenza di una pianificazione coerente, di una manutenzione ordinaria costante e di un monitoraggio continuo.

Ridurre la complessità di questi eventi a singole responsabilità locali o a spiegazioni semplificate significa sottovalutare un problema sistemico. Il dissesto idrogeologico non è più un’emergenza occasionale, ma una condizione strutturale che impone un cambiamento radicale dell’approccio alle politiche pubbliche di governo del territorio.

Meritocrazia Italia denuncia il fallimento di un modello fondato sull’intervento a posteriori, sull’improvvisazione e sulla frammentazione delle competenze tra i diversi livelli istituzionali. Un modello che espone i cittadini a rischi prevedibili e che produce, oltre ai danni ambientali, gravi conseguenze sociali ed economiche, trasformando l’emergenza ambientale in emergenza abitativa e sociale.

Alla luce di tali criticità, Meritocrazia Italia ritiene indispensabile un intervento organico e strutturale e propone:

  • l’adozione di un piano nazionale permanente di prevenzione del dissesto idrogeologico, fondato su dati scientifici aggiornati, cartografie omogenee del rischio e priorità di intervento chiaramente definite;
  • l’istituzione di un coordinamento operativo unico tra Stato, Regioni ed enti locali, con responsabilità chiare e poteri sostitutivi effettivi in caso di inerzia;
  • il monitoraggio continuo delle aree a rischio mediante sistemi tecnologici avanzati e strumenti di allerta precoce realmente operativi;
  • la realizzazione di interventi strutturali di messa in sicurezza del territorio, dal consolidamento dei versanti al drenaggio e alla gestione delle acque meteoriche, fino alla manutenzione delle infrastrutture e dei reticoli idraulici;
  • la revisione degli strumenti urbanistici nelle zone vulnerabili, con particolare attenzione alla sicurezza dell’edificato esistente;
  • la garanzia di soluzioni abitative temporanee dignitose per le persone evacuate, accompagnate da misure di sostegno economico, assistenza sociale immediata e percorsi di reinserimento abitativo stabile.

La sicurezza dei territori e delle comunità non può essere affidata alla contingenza né alla sola gestione dell’emergenza. Richiede programmazione, competenza, continuità amministrativa e una chiara assunzione di responsabilità.