Il Nobel per la Pace continua a sfuggirgli, ma Donald Trump non ha mai fatto mistero di considerarsi un candidato naturale al premio. E anche quest’anno, alla vigilia dell’annuncio di Oslo, il presidente americano era tornato sull’argomento.
“È arrivato il momento“, aveva detto ai giornalisti il 7 ottobre, aggiungendo di non sapere quale sarebbe stata la decisione del Comitato norvegese e osservando che “hanno la reputazione di non darlo a persone come me”.
Trump aveva quindi rivendicato ancora una volta il proprio ruolo in “otto conflitti internazionali” anche se alcune delle parti coinvolte contestano la portata della sua mediazione e diversi dossier restano aperti. Il tycoon aveva anche ricordato con soddisfazione quanto accaduto con il Nobel 2025:
“Sono stato molto onorato di riceverlo indirettamente”, aveva detto riferendosi a María Corina Machado, che nel gennaio scorso gli aveva consegnato la propria medaglia d’oro.
Il Nobel a Navi Pillay
Venerdì 9 ottobre, però, da Oslo è arrivato un altro nome. Il Premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato a Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni, giurista sudafricana ed ex giudice della Corte penale internazionale, “per i suoi sforzi nel promuovere la pace e il diritto internazionale”.
Una carriera, quella di Pillay, iniziata nella lotta contro l’apartheid e proseguita nei grandi tribunali internazionali: ha difeso Nelson Mandela e altri prigionieri politici, ha lavorato al Tribunale per il genocidio in Ruanda, è stata Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani e ha presieduto la Commissione d’inchiesta Onu sui Territori palestinesi occupati.
La battuta: “Lo divido con Trump”
Poi è arrivato il siparietto. Pillay si trovava a Norimberga quando è stata raggiunta dalla notizia. Durante una lunga ovazione, ripresa in un video pubblicato sui social dalla segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard, la neo Nobel ha lasciato che gli applausi continuassero per qualche secondo e poi ha scherzato:
“Se applaudite un po’ di più, potrei dividere questo premio con Trump“.
Navy Pillay’s first reaction:
“If you clap a little bit more, I may share this prize with #Trump! 😅
I don’t know about this, so my question is: is this true?”
#NobelPeacePrize2026
— Sergey Vasiliev (@sevslv) October 9, 2026
Una battuta particolarmente efficace proprio perché pronunciata poche ore dopo l’ennesima rivendicazione del presidente americano. C’è però un piccolo problema tecnico (posto che la vincitrice stava evidentemente scherzando) il Nobel per la Pace, una volta assegnato, non può essere successivamente condiviso, trasferito o revocato. Lo aveva chiarito ufficialmente lo stesso Comitato norvegese per il Nobel nel gennaio 2026, proprio dopo il caso Machado-Trump: anche quando una medaglia cambia proprietario, il riconoscimento resta per sempre legato alla persona scelta dal Comitato.
Il precedente rende la storia ancora più curiosa. Nel 2025 il Nobel era stato assegnato alla venezuelana María Corina Machado. Nel gennaio successivo, Machado aveva consegnato fisicamente a Trump la propria medaglia, sostenendo che il presidente americano meritasse il riconoscimento per il sostegno dato alla causa venezuelana. Ma il Comitato era intervenuto per ricordare che consegnare la medaglia non equivale a trasferire il premio.

Trump, evidentemente, aveva comunque apprezzato il gesto: appena due giorni prima dell’annuncio del Nobel 2026 lo aveva citato come esempio del fatto di aver già ricevuto il riconoscimento “indirettamente”.
Un premio che Trump insegue da anni
Il rapporto tra Trump e il Nobel per la Pace è ormai una piccola saga politica. Da quando è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, il presidente ha più volte sostenuto di meritarlo, citando i propri interventi diplomatici e gli accordi raggiunti o tentati in diverse aree del mondo. Leader di Cambogia, Israele e Pakistan hanno pubblicamente dichiarato di averlo candidato, anche se le candidature al Nobel restano formalmente segrete per 50 anni e non possono essere confermate dal Comitato.
Il Comitato ha sottolineato che il sistema internazionale fondato sulle regole è oggi “sotto enorme pressione” e che le sue istituzioni sono “sotto attacco”.