Prima la sconfitta elettorale, poi il crollo di Wall Street. E Donald Trump trova subito i responsabili: gli americani che hanno votato democratico. A tre giorni dalle elezioni di Midterm che hanno consegnato all’opposizione il controllo del Congresso, il presidente degli Stati Uniti torna a utilizzare i social per attaccare gli avversari, attribuendo alla loro vittoria la pesante giornata vissuta dalla Borsa di New York.
Ma mentre Trump punta il dito contro i democratici, dentro il Partito Repubblicano cresce un’altra contestazione. Nel mirino c’è Pete Hegseth, il segretario alla Difesa, accusato da una parte dei conservatori di aver contribuito al disastro elettorale attraverso la gestione della guerra in Iran.

La richiesta di rimuoverlo dalla guida del Pentagono si fa sempre più insistente. Il presidente, però, non intende arretrare.
Trump contro gli elettori: “La Borsa è crollata per colpa vostra”
La nuova polemica è scoppiata giovedì 5 novembre, quando i principali indici americani hanno chiuso una seduta caratterizzata da fortissime vendite. Trump ha commentato il tracollo su Truth Social, sostenendo che il mercato azionario abbia subito uno dei peggiori ribassi a causa del risultato delle elezioni. Il presidente ha accusato apertamente i democratici, chiamandoli con il termine dispregiativo “Dumocrats”, e ha ricordato agli americani che anche i loro risparmi previdenziali hanno risentito delle perdite.
Poi un secondo messaggio, ancora più diretto: “La Borsa è crollata oggi perché i democratici hanno avuto un grande martedì. È triste da vedere, ma potete incolpare soltanto voi stessi”.

Un’accusa che arriva dopo la vittoria dell’opposizione sia alla Camera dei Rappresentanti sia al Senato. Il nuovo Congresso entrerà in carica a gennaio 2027, ma già ora il risultato del voto ha modificato le aspettative degli investitori sulle politiche economiche dei prossimi anni.
Crollano i titoli tecnologici: cosa è successo davvero a Wall Street
Giovedì è stata una giornata difficile per la finanza americana. Il Nasdaq ha perso il 5,5%, il Dow Jones il 3,4%, con una flessione di oltre 1.800 punti, mentre l’S&P 500 ha ceduto circa il 4,3%. Le vendite hanno colpito in modo particolarmente pesante il settore tecnologico, comprese le società legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Gli investitori temono che il nuovo Congresso democratico possa promuovere controlli più severi sulle grandi aziende tecnologiche, sull’espansione dei data center e sull’impatto economico e ambientale degli investimenti nell’IA.
Ma la spiegazione di Trump presenta un problema: mercoledì 4 novembre, quando la vittoria democratica era già nota, Wall Street aveva registrato un forte rialzo. Il crollo è arrivato soltanto il giorno successivo. Per questo gli analisti invitano a non ridurre l’andamento dei mercati a un’unica causa politica. Le preoccupazioni per le valutazioni elevate dei titoli tecnologici, le aspettative degli investitori e le prospettive economiche hanno contribuito alla giornata negativa.
La guerra in Iran divide i repubblicani
Se Trump individua nei democratici la causa della crisi di Wall Street, una parte del suo stesso partito cerca invece i responsabili della sconfitta elettorale all’interno dell’amministrazione. Al centro delle critiche c’è la guerra contro l’Iran, iniziata a febbraio e diventata uno dei temi principali della campagna elettorale. Il conflitto ha contribuito ad aumentare i prezzi dell’energia e ad alimentare le preoccupazioni degli americani per il costo della vita. Anche il vicepresidente JD Vance ha riconosciuto pubblicamente il peso della guerra, sostenendo che sia stata una delle ragioni decisive della sconfitta repubblicana.
Da qui la pressione su Pete Hegseth, considerato uno dei principali sostenitori dell’intervento militare. Secondo CNN, diversi parlamentari conservatori ritengono che il responsabile del Pentagono abbia contribuito a convincere Trump ad attaccare l’Iran senza predisporre una strategia sufficientemente chiara per l’uscita dal conflitto. Le critiche riguardano inoltre la sua gestione dei vertici militari e i rapporti difficili con il Congresso.
Trump: “Ho intenzione di tenerlo”
Nonostante le pressioni, il presidente americano continua a schierarsi dalla parte di Hegseth. Intervistato da Jonathan Karl di ABC News, Trump ha assicurato di non avere intenzione di sostituirlo.
“Ho tutta l’intenzione di tenerlo”, ha dichiarato.
Il presidente ha ammesso di aver ricevuto telefonate da persone contrarie alla permanenza del segretario alla Difesa, aggiungendo però di non comprendere le ragioni delle contestazioni. La sua posizione appare particolarmente significativa perché, con l’arrivo della nuova maggioranza democratica al Senato nel gennaio 2027, l’eventuale conferma di un sostituto potrebbe diventare politicamente più complicata. Per il momento, dunque, Trump preferisce mantenere la squadra attuale, anche a costo di alimentare il malcontento tra i repubblicani.
Lo stesso Hegseth ha deciso di rispondere pubblicamente alle richieste di dimissioni. In un videomessaggio diffuso giovedì, il segretario alla Difesa ha difeso l’operazione militare contro l’Iran, descrivendola come un intervento necessario per impedire a Teheran di sviluppare armi nucleari. Ha inoltre rivendicato le trasformazioni introdotte al Pentagono, compresa la rimozione di alti ufficiali e la revisione di alcune politiche interne delle forze armate.
Il deputato repubblicano Thomas Massie ha annunciato l’intenzione di ripresentare una proposta di impeachment nei confronti del segretario alla Difesa. Anche i democratici hanno anticipato che, una volta insediato il nuovo Congresso, intendono approfondire la gestione della guerra in Iran e le decisioni adottate dai vertici militari.