nuove accuse

Garlasco, la Procura chiede il processo per Sempio: “Chiara Poggi uccisa dopo un rifiuto”

Al centro dell'inchiesta Dna, impronte e una ricostruzione che contrasta con la condanna definitiva di Alberto Stasi

Garlasco, la Procura chiede il processo per Sempio: “Chiara Poggi uccisa dopo un rifiuto”
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Femminicidio. È questa la chiave di lettura che emerge dalla nuova ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua casa di Garlasco, in provincia di Pavia. Secondo la Procura, dietro l’aggressione ci sarebbe stato il rifiuto di un approccio sessuale da parte della giovane, che all’epoca aveva 26 anni. Una ricostruzione accusatoria ancora tutta da verificare in giudizio, ma che segna un passaggio importante in una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi vent’anni.

Chiara Poggi
Chiara Poggi

Martedì 3 novembre 2026, la Procura di Pavia, guidata da Fabio Napoleone, ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, oggi 38enne, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. Sempio era amico di Marco Poggi, fratello di Chiara, e frequentava l’abitazione della famiglia. Il nuovo procedimento riguarda lo stesso delitto per il quale Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima, sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di reclusione.

Il movente secondo la Procura: un approccio sessuale respinto

Il punto più significativo della nuova impostazione investigativa riguarda il presunto movente. Per i magistrati, Andrea Sempio avrebbe sviluppato un interesse nei confronti di Chiara Poggi. La Procura ipotizza che avesse avuto accesso a video intimi della giovane e del fidanzato Alberto Stasi, conservati sul computer, e che da questa circostanza fosse maturata una tensione sfociata nell’aggressione. Secondo l’accusa, la situazione sarebbe precipitata quando Chiara avrebbe respinto un approccio sessuale. È proprio questo elemento a dare alla ricostruzione una possibile dimensione di violenza di genere, nella quale l’omicidio sarebbe la conseguenza del rifiuto della donna.

Dal canto proprio, Sempio ha negato di aver visto i filmati intimi e ha sempre respinto ogni coinvolgimento nell’omicidio.

La ricostruzione dell’aggressione e le dodici ferite

Nel capo d’imputazione depositato dalla Procura, l’aggressione viene descritta come una sequenza di violenze avvenute in diversi momenti. Secondo i pm, dopo una prima colluttazione Chiara sarebbe stata colpita ripetutamente al volto e alla testa con un oggetto contundente. Una volta caduta, sarebbe stata trascinata verso l’accesso alla cantina, dove avrebbe tentato di reagire prima di ricevere ulteriori colpi.

L’aggressore l’avrebbe infine spinta lungo le scale, continuando a colpirla anche quando era ormai priva di conoscenza. I magistrati contestano l’aggravante della crudeltà sulla base dell’intensità e della reiterazione delle violenze: almeno dodici lesioni al cranio e al volto. L’altra aggravante, quella dei motivi abietti, viene collegata al presunto odio maturato nei confronti della giovane dopo il rifiuto dell’approccio sessuale.

Dna, impronte e nuove consulenze

La richiesta di processo arriva al termine di una lunga serie di nuovi accertamenti, che hanno riguardato anche reperti raccolti nel 2007. Fra gli elementi rivalutati figurano materiale genetico trovato sulle unghie della vittima, un’impronta palmare rilevata nell’abitazione, tracce di calzature e alcune circostanze relative agli spostamenti e alle telefonate dell’epoca.

Secondo la nuova lettura investigativa, questi elementi concorrerebbero a collocare Sempio nella dinamica del delitto. Le conclusioni tecniche, però, non sono tutte pacifiche: il significato delle tracce genetiche, la loro attribuzione e la ricostruzione dell’accaduto sono oggetto di contestazione. La loro effettiva capacità di dimostrare una responsabilità penale dovrà essere valutata in sede giudiziaria. La difesa di Sempio, attraverso i suoi legali, ha ribadito che l’indagato è pronto ad affrontare l’udienza preliminare ed è convinto che verrà dimostrata la sua innocenza.

Cosa cambia per Alberto Stasi

La nuova inchiesta presenta una particolarità giudiziaria fondamentale: per l’omicidio di Chiara Poggi esiste già una condanna definitiva. Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni e la sentenza resta pienamente valida. Le nuove indagini, tuttavia, propongono una ricostruzione del delitto incompatibile, nei suoi punti essenziali, con quella che aveva portato alla sua condanna. I legali di Stasi hanno annunciato l’intenzione di avviare un procedimento di revisione, che segue regole autonome rispetto all’eventuale processo a Sempio.

La presenza di nuove indagini non determina, da sola, l’annullamento della precedente sentenza. Il prossimo passaggio sarà l’udienza preliminare davanti al giudice di Pavia, chiamato a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio.