La flat tax si allarga. Fra le novità della manovra economica per il 2027, approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, c’è l’innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia di ricavi e compensi per beneficiare del regime forfettario. Una misura pensata per alleggerire il carico fiscale di professionisti, lavoratori autonomi e piccole attività economiche che, superando l’attuale limite, sarebbero costretti a passare alla tassazione ordinaria.
La novità, tuttavia, introduce una distinzione importante: chi supererà gli 85mila euro potrà continuare a beneficiare dell’imposta agevolata sui redditi, ma dovrà fare i conti con l’applicazione dell’Iva. Il Governo intende infatti mantenere la soglia di esenzione dall’imposta sul valore aggiunto a 85mila euro, almeno finché non arriverà un’intesa con l’Unione europea.
Le nuove disposizioni dovrebbero entrare in vigore dal 1° gennaio 2027, ma il provvedimento deve ancora affrontare l’esame del Parlamento e potrebbe subire modifiche.
Che cos’è la flat tax e come funziona
La flat tax è un sistema di tassazione che prevede un’unica aliquota anziché quelle progressive dell’Irpef. In Italia si applica, attraverso il regime forfettario, a determinate persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni. L’aliquota ordinaria è del 15%, ma scende al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività che rispettano specifici requisiti, tra cui l’assenza di una mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta.
Attenzione, però: il 15% non viene calcolato direttamente su tutto il fatturato. Il reddito imponibile viene determinato applicando ai ricavi un coefficiente di redditività, diverso a seconda dell’attività esercitata. Da questo importo vengono poi sottratti i contributi previdenziali obbligatori deducibili.
Per esempio, un professionista che incassa 50mila euro all’anno e ha un coefficiente di redditività del 78% parte da un reddito forfettario di 39mila euro. Supponendo, per semplicità, contributi previdenziali deducibili pari a 10mila euro, l’imponibile fiscale scende a 29mila euro. L’imposta sostitutiva del 15% sarà quindi di 4.350 euro, oppure di 1.450 euro con l’aliquota del 5%.
I contributi previdenziali, naturalmente, restano dovuti: la flat tax agevola la tassazione del reddito, ma non elimina gli obblighi verso l’Inps o le casse professionali.
Chi può accedere al regime forfettario
La misura si rivolge principalmente a professionisti, freelance, artigiani, commercianti e imprenditori individuali con partita Iva, purché rispettino i requisiti previsti dalla normativa.
Oltre al limite dei ricavi e compensi, bisogna considerare alcune condizioni. Tra queste, il tetto di 20mila euro lordi annui per le spese relative a dipendenti e collaboratori e le cause di esclusione che riguardano, per esempio, determinate partecipazioni societarie e le attività svolte prevalentemente per attuali o recenti datori di lavoro.
Un altro limite riguarda chi possiede contemporaneamente una partita Iva e un reddito da lavoro dipendente o da pensione. Per il 2026 la soglia di compatibilità è stata fissata a 35mila euro, ma senza un ulteriore intervento legislativo dal 2027 tornerà a 30mila euro, fatte salve le eccezioni previste dalla legge.
Che cosa cambia con la manovra 2027
La novità principale riguarda i contribuenti che si collocano nella fascia tra 85mila e 100mila euro di ricavi o compensi. Con le regole attualmente in vigore, superare gli 85mila euro comporta generalmente l’uscita dal regime forfettario dall’anno successivo. Se invece si superano i 100mila euro, l’uscita è immediata.
Il disegno di legge di Bilancio punta a spostare il limite per le imposte sui redditi a 100mila euro, permettendo a una platea più ampia di autonomi di conservare l’aliquota del 15%. La differenza può essere considerevole. Secondo alcune simulazioni pubblicate in questi giorni, un professionista iscritto alla Gestione Separata Inps con compensi annui di 90mila euro potrebbe risparmiare oltre 7mila euro tra imposte e contributi rispetto alla tassazione ordinaria. Il vantaggio dipende comunque dalla situazione individuale e non può essere esteso automaticamente a tutte le partite Iva.
Il nodo dell’Iva: due soglie diverse
È l’aspetto più delicato della riforma. Attualmente, uno dei principali vantaggi del regime forfettario è l’esenzione dall’applicazione dell’Iva sulle fatture, oltre a una serie di semplificazioni contabili. La nuova disciplina, nella formulazione annunciata dal Governo, introdurrebbe invece un doppio livello: fino a 85mila euro continuerebbe a operare il regime agevolato anche sul versante Iva; oltre questa soglia, e fino a 100mila euro, resterebbe la flat tax sui redditi ma scatterebbero gli obblighi legati all’Iva.
Il problema nasce dalla normativa europea, che fissa a 85mila euro il limite nazionale per il regime di franchigia Iva delle piccole imprese. Per estendere anche questo beneficio sarebbe necessario un accordo con Bruxelles. Non si tratterebbe quindi di un aumento dell’aliquota della flat tax, che resterebbe invariata, ma di maggiori adempimenti fiscali per chi supera la vecchia soglia. Le modalità operative, compreso il momento dal quale applicare l’Iva alle fatture, dovranno essere chiarite nel testo definitivo della legge.
Conviene davvero?
L’estensione della flat tax potrebbe risultare particolarmente vantaggiosa per chi oggi rischia di uscire dal forfettario a causa di un aumento del fatturato. Il passaggio al regime ordinario, infatti, comporta l’applicazione delle aliquote Irpef progressive e regole differenti per la determinazione del reddito, con la possibilità di dedurre i costi effettivamente sostenuti.
Nel forfettario, invece, le spese sono riconosciute in maniera presuntiva attraverso il coefficiente di redditività. Per questo, il regime non è sempre la soluzione più conveniente, soprattutto per attività che sostengono costi elevati.
Un ulteriore elemento da considerare è l’Iva: per un professionista che lavora soprattutto con imprese può avere un impatto economico diverso rispetto a chi offre servizi direttamente ai consumatori, sui quali l’imposta può incidere sul prezzo finale.
Quando entrerà in vigore?
Per il momento la flat tax fino a 100mila euro è una misura contenuta nel disegno di legge di Bilancio 2027, approvato dal Governo ma non ancora definitivamente dal Parlamento. L’obiettivo è farla partire dal 1° gennaio 2027. Prima di allora sarà necessario chiarire il funzionamento del nuovo limite, la disciplina Iva, le regole di uscita dal regime e gli eventuali meccanismi transitori.
La direzione della riforma, comunque, è chiara: consentire a un numero maggiore di lavoratori autonomi di mantenere la tassazione agevolata anche quando la propria attività cresce. Con una differenza sostanziale rispetto al passato: nella fascia più alta di fatturato, la semplicità del forfettario potrebbe non essere più la stessa.