Da una parte la diplomazia, che torna a intravedere uno spiraglio dopo mesi di negoziati inconcludenti. Dall’altra i missili, che continuano a colpire le città ucraine. È il paradosso della guerra tra Russia e Ucraina: proprio mentre Donald Trump annuncia di essere forse più vicino che mai a un accordo, Mosca scatena nuovi bombardamenti sulla capitale e su altre regioni del Paese.
“Ci avviciniamo alla fine della guerra tra Russia e Ucraina, forse è il punto in cui siamo stati più vicini finora”, ha dichiarato il presidente americano.
A riaccendere le speranze è soprattutto l’esito dell’incontro di mercoledì 21 ottobre 2026 a San Pietroburgo tra il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff. Il Cremlino ha dato la propria disponibilità, almeno in linea di principio, a riprendere i negoziati trilaterali con Stati Uniti e Ucraina.
Putin apre al tavolo con Kiev e Washington: possibile incontro a novembre
L’incontro tra Putin e Witkoff, durato circa tre ore, si è concluso con l’annuncio della disponibilità russa a riaprire il confronto diplomatico. Secondo Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera, i colloqui potrebbero svolgersi intorno alla metà di novembre, probabilmente ad Abu Dhabi, con la partecipazione di rappresentanti tecnici dei tre Paesi.
Le discussioni dovrebbero concentrarsi sulla costruzione di un sistema di sicurezza per Russia e Ucraina dopo la fine del conflitto. Witkoff ha definito il confronto “costruttivo”, precisando tuttavia che resta ancora molto lavoro da compiere. Ushakov ha adottato toni cautamente ottimisti:
“Non so quanto siamo vicini, ma ci stiamo muovendo in quella direzione”.
Zelensky apre al congelamento del fronte: il nodo del Donbass
Anche Volodymyr Zelensky ha confermato la disponibilità a riprendere il dialogo. In un’intervista a Fox News, il presidente ucraino ha dichiarato che Kiev potrebbe accettare di congelare il conflitto lungo l’attuale linea del fronte per avviare i negoziati. Una posizione significativa, che non equivale però a riconoscere formalmente come russe le aree ucraine occupate.
Il punto resta centrale perché Washington sta esercitando pressioni su Kiev affinché valuti concessioni territoriali, soprattutto nel Donbass, in cambio di un’intesa che porti alla cessazione delle ostilità. Per Zelensky, qualsiasi soluzione dovrà essere accompagnata da garanzie di sicurezza concrete da parte degli Stati Uniti e dei Paesi europei, per impedire una nuova offensiva russa in futuro.
Raid su Kiev dopo i colloqui: morti e feriti
Mentre si discute della possibile ripresa delle trattative, la guerra continua. Nella notte tra mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre 2026, la Russia ha lanciato una nuova ondata di missili balistici e droni contro Kiev e altre regioni ucraine. Secondo il sindaco della capitale, Vitali Klitschko, gli attacchi hanno provocato almeno un morto e 22 feriti, tra cui minori, oltre a danni ad abitazioni e infrastrutture.
Sono state colpite anche strutture legate al trasporto pubblico, comprese alcune sezioni della metropolitana e i collegamenti nell’area del Ponte Meridionale sul fiume Dnepr. Le autorità ucraine hanno segnalato ulteriori vittime nelle regioni di Sumy, Kharkiv, Zaporizhzhia e Donetsk.
Zelensky ha denunciato tre ondate di missili balistici, sostenendo che gli attacchi abbiano coinvolto complessivamente dodici regioni.
“Quasi immediatamente dopo un altro ciclo di colloqui, la Russia ha lanciato un attacco mirato“, ha dichiarato il presidente ucraino, accusando Mosca di non aver modificato il proprio atteggiamento.
I bilanci delle vittime sono ancora provvisori e differiscono a seconda dell’orario e dell’area geografica considerata.
Three waves of ballistic missiles have been launched at Kyiv by Russian “humanitarians” since yesterday evening. They used 21 missiles. Unfortunately, numerous sites across the city have been hit and damaged: ordinary residential buildings, energy facilities, infrastructure at one of the railway stations and the metro, shopping malls, and businesses. Even a monastery is among the damaged sites. Our emergency services are working at all the affected locations. Twelve of our regions came under Russian attack overnight. In Kyiv and across the regions, 34 people were injured, including five children. As of now, two people have been confirmed killed. My condolences to their families and loved ones.
Almost immediately after another round of talks, Russia launched a pointed attack. This means there has been no real change in its attitude toward everything that is happening. It is important to keep trying to find the right solutions to end this war. But when Russia responds to negotiations with ballistic missiles, real pressure on Russia is needed to bring about different steps – steps toward ending the killing. Stronger air defenses and the rapid delivery of missiles, the ability to destroy ballistic missile launchers, sanctions over the war – all of this must be in place. I am grateful to everyone who sees the situation for what it is and acknowledges the reality. The aggressor deserves to be treated accordingly. Ukraine deserves support. People’s lives deserve protection. Thank you to everyone who stands with Ukraine!
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) October 22, 2026
Mosca denuncia centinaia di droni ucraini
Anche il territorio russo è stato interessato da una massiccia ondata di attacchi con droni. Il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato di aver intercettato 808 velivoli senza pilota ucraini durante la notte. Si tratta di un dato diffuso dalle autorità russe, non verificabile in maniera indipendente. Il sindaco di Mosca ha descritto l’offensiva come una delle più consistenti registrate dall’inizio dell’anno.
Trump accelera, ma l’Europa avverte: “La resa dell’Ucraina non è un’opzione”
La strategia americana punta a ottenere risultati diplomatici in tempi brevi. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa statunitense, Trump vorrebbe arrivare a un’intesa entro la fine dell’anno, possibilmente in occasione del G20 di dicembre.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che la fine della guerra non può tradursi nella capitolazione di Kiev.
“La resa dell’Ucraina non è un’opzione”, ha dichiarato, sottolineando che un eventuale accordo dovrà garantire la sicurezza europea.
Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha confermato che le sanzioni dell’Unione europea contro Mosca resteranno in vigore finché la Russia non porrà fine alla guerra.