Tir fermi, autostrade bloccate, distributori di carburante senza rifornimenti e i primi scaffali vuoti nei supermercati. La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio continua a mettere in difficoltà il Sud Italia, con ripercussioni sempre più evidenti sulla circolazione e sulla distribuzione delle merci. Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia sono interessate da presidi e rallentamenti, mentre cresce la preoccupazione per le conseguenze sulle forniture alimentari.
La mobilitazione, iniziata in diverse aree già nei giorni precedenti e formalmente proclamata dal 16 al 20 ottobre 2026 in Calabria e Sicilia, nasce dall’aumento dei costi del carburante, che secondo le associazioni degli autotrasportatori sta rendendo insostenibile l’attività di numerose imprese.
A1 e A30, chiuso il collegamento tra Napoli e Salerno
La situazione più critica della mattinata di lunedì 19 ottobre 2026 si registra in Campania. Intorno alle 3 di notte, Autostrade per l’Italia ha disposto la chiusura temporanea del nodo tra l’A1 Milano-Napoli e l’A30 Caserta-Salerno, per i veicoli provenienti da Napoli e diretti verso la A30.
Secondo il bollettino diffuso in mattinata, si registrano due chilometri di coda tra Villa Literno-Pomigliano e la barriera di Napoli Nord verso Roma, altrettanti tra Napoli Nord e Caserta Nord e tre chilometri sull’A30 tra Maddaloni e l’interconnessione con l’A1. Sul posto sono presenti Polizia Stradale e personale di Autostrade per l’Italia. Per chi viaggia da Napoli verso Salerno viene consigliato il percorso alternativo attraverso l’A16 Napoli-Canosa, per poi immettersi sulla A30. Già venerdì 16 ottobre la protesta aveva provocato disagi ai caselli di Nola, Caianello e Caserta Sud, con successive chiusure temporanee anche nell’area di Nocera-Pagani e rallentamenti lungo l’A2 nel Salernitano.
Supermercati senza prodotti freschi: primi scaffali vuoti
Le conseguenze dei blocchi cominciano a farsi sentire anche sulla spesa quotidiana. A Palermo, domenica 18 ottobre, sono stati documentati scaffali vuoti in alcuni supermercati, tra cui un punto vendita Eurospin di via Tasca Lanza. Segnalazioni di carenze sono arrivate anche da Messina.
In Campania, le difficoltà riguardano soprattutto l’approvvigionamento di ortofrutta. Alcuni supermercati dell’area napoletana hanno iniziato a registrare banchi sguarniti a causa delle consegne saltate, mentre nel Salernitano sono state segnalate difficoltà nei rifornimenti a Cava de’ Tirreni.
La merce, in molti casi, è disponibile nei magazzini o presso i produttori, ma non riesce a raggiungere regolarmente i punti vendita. Non si tratta ancora di una carenza alimentare generalizzata: i disagi sono distribuiti in maniera disomogenea e dipendono dalle scorte e dalla possibilità di utilizzare trasporti alternativi. Se però il fermo dovesse prolungarsi, i prodotti freschi e deperibili sarebbero tra i primi a risentirne.
Perché protestano i camionisti: gasolio a 2,30 euro
Al centro della mobilitazione c’è soprattutto il prezzo del gasolio, che secondo le associazioni di categoria ha raggiunto in alcune zone circa 2,30 euro al litro, comprimendo pesantemente i margini delle imprese.
“Stiamo messi male tutti, aziende e autisti, entrambi con il cappio al collo”, hanno denunciato alcuni camionisti impegnati nei presidi campani.
In Sicilia, Salvatore Bella, rappresentante del Comitato trasporti siciliani, ha spiegato che l’aumento del carburante può tradursi in circa mille euro di spesa aggiuntiva per un pieno, ai quali si sommano i costi dei collegamenti marittimi. Gli autotrasportatori chiedono interventi urgenti sui costi energetici e sul sostegno alle imprese, denunciando anche i ritardi nell’attuazione di alcune misure di compensazione.
Calabria e Sicilia, il fermo fino al 20 ottobre
La mobilitazione coinvolge numerosi snodi strategici del Mezzogiorno. In Calabria, Fedralog ha organizzato una quindicina di presidi, tra cui quelli nelle vicinanze dell’aeroporto di Lamezia Terme, del porto di Gioia Tauro e degli svincoli dell’A2.
“Siamo pronti ad andare a Roma con i nostri Tir se entro il 20 ottobre non avremo avuto risposte concrete”, ha avvertito Mario Pansini, coordinatore regionale di Fedralog Calabria.
In Sicilia, i blocchi hanno interessato anche gli accessi portuali, con conseguenze sul collegamento tra trasporto marittimo e distribuzione terrestre. La protesta si è estesa inoltre ad alcune aree della Puglia e della Basilicata, dove sono stati segnalati disagi ai distributori di carburante.
Le prossime tappe
Il calendario ufficiale del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti indica per Calabria e Sicilia 120 ore di fermo, dalle 00.01 del 16 ottobre alle 24 del 20 ottobre. Resta aperto il confronto con il governo. Per il 27 ottobre è previsto un incontro al ministero con le organizzazioni dell’autotrasporto riunite in Unatras, mentre Fedralog Calabria ha chiarito di non far parte di quel raggruppamento e chiede risposte entro la fine della mobilitazione. Nelle prossime ore l’attenzione sarà concentrata soprattutto sulla riapertura dei collegamenti stradali e sul ripristino delle consegne.
Il rischio è che una protesta nata per il costo del carburante impatti anche sui consumatori, con ulteriori difficoltà nella disponibilità di prodotti alimentari e nella distribuzione delle merci.