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Schlein: “Mi candido premier, con o senza primarie”. Ma nel Pd i riformisti si astengono

Ora il confronto con Conte e gli alleati sul programma e sulla leadership della coalizione

Schlein: “Mi candido premier, con o senza primarie”. Ma nel Pd i riformisti si astengono

Elly Schlein rompe gli indugi e ufficializza la corsa a Palazzo Chigi. Dal palco dell’assemblea nazionale del Partito democratico, riunita alla Nuvola di Roma, la segretaria annuncia la propria disponibilità a guidare il centrosinistra alle prossime elezioni politiche, indipendentemente dalla scelta di organizzare o meno le primarie.

“Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza le primarie”, dichiara davanti ai delegati, che accolgono l’annuncio con una lunga ovazione.

La candidatura apre una fase di confronto all’interno della coalizione progressista, dove la scelta del candidato premier resta da condividere con le altre forze politiche.

Il voto dell’assemblea e le tensioni nel Pd

L’assemblea nazionale ha approvato, con 578 voti favorevoli, 3 contrari e 26 astenuti, un ordine del giorno che indica Schlein come unica candidata del Pd qualora il centrosinistra decidesse di ricorrere alle primarie. Via libera anche alla proroga del suo mandato alla guida del partito fino alle prossime elezioni.

Non è mancato il dissenso dell’area riformista. A esprimere le perplessità è stato Lorenzo Guerini, secondo il quale un ordine del giorno non può superare le regole statutarie che consentono anche ad altri esponenti del partito di partecipare alle primarie di coalizione. Da qui la scelta dell’astensione, pur confermando il sostegno alla segretaria in un’eventuale competizione con gli alleati. La decisione segna comunque un rafforzamento politico della leadership di Schlein, che respinge anche l’ipotesi di un candidato moderato individuato attraverso un accordo tra i partiti. “Mai più larghe intese”, è il messaggio lanciato dal palco.

Primarie o accordo tra alleati: il nodo Conte

La questione ora si sposta nel cosiddetto campo largo. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, non ha rinunciato alla possibilità di concorrere alla guida della coalizione e il Movimento sostiene il ricorso alle primarie per individuare il candidato comune. Schlein non chiude la porta al voto degli elettori, ma ribadisce che un’altra strada potrebbe essere quella di affidare la guida al partito con il maggiore consenso.

Prima della scelta del leader, secondo la segretaria dem, sarà comunque necessario completare un programma condiviso. Il Pd si dice pronto a riprendere immediatamente il confronto con gli alleati, partendo anche dai 21 punti di politica economica e sociale già elaborati insieme.

Da parte sua, Conte ha confermato la volontà di lavorare alla costruzione di un progetto comune di governo. La disponibilità al dialogo non equivale però a un accordo già raggiunto sulla candidatura a Palazzo Chigi.

L’attacco a Meloni: salari, giovani e carovita

Nel lungo intervento all’assemblea, Schlein ha rivolto un attacco diretto all’esecutivo, accusandolo di non aver migliorato le condizioni economiche degli italiani nonostante la solidità della maggioranza parlamentare. La segretaria ha richiamato l’attenzione sulla perdita del potere d’acquisto, sull’aumento dei prezzi e sulle difficoltà dei giovani nel mercato del lavoro, contestando anche la lettura dei dati sull’occupazione proposta dal governo.

Sul piano politico, Schlein ha cercato di collegare queste rivendicazioni alle proteste delle ultime settimane, condannando le violenze registrate nelle piazze ma chiedendo di non confondere i responsabili dei disordini con chi manifesta pacificamente. Il Pd si è detto disponibile ad aderire alla proposta di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, per una manifestazione unitaria delle opposizioni dedicata a salari, carovita e giustizia sociale.

Le differenze sull’Ucraina restano aperte

L’unità della coalizione dovrà misurarsi anche sui temi di politica estera, a partire dalla guerra in Ucraina. Schlein ha ribadito il sostegno a Kiev, sottolineando la necessità di rafforzare l’iniziativa diplomatica europea per arrivare a una soluzione negoziata. La componente riformista del Pd insiste però sulla continuità degli aiuti militari all’Ucraina, considerata un punto essenziale della linea del partito. Una questione destinata a pesare anche nella definizione del programma comune del centrosinistra.

La sfida per il centrosinistra

Con il voto dell’assemblea, il Pd ha indicato chiaramente la propria candidata alla guida del governo. Non ha però ancora scelto il candidato dell’intera coalizione, decisione che richiederà un’intesa con Movimento 5 Stelle, Avs e le altre forze disponibili all’alleanza.

Schlein ha fatto la sua mossa. Ora toccherà agli alleati decidere come procedere.