Manifestazioni diffuse

Anche la scuola scende in piazza: studenti protestano per il clima, il personale scolastico sciopera

Da una parte la mobilitazione organizzata dal gruppo Fridays for Future, dall'altra 24 ore di stop nazionale indette dal sindacato Sisa

Anche la scuola scende in piazza: studenti protestano per il clima, il personale scolastico sciopera

Mentre al Sud-Italia autotrasportatori e agricoltori hanno organizzato presidi per protestare contro il caro-gasolio che sta mettendo in ginocchio attività e imprese, nella giornata di venerdì 16 ottobre 2026 anche il mondo della scuola è sceso in piazza per una doppia iniziativa nazionale (in copertina: immagine da Rainews).

Da una parte, infatti, ci sono gli studenti, chiamati a mobilitarsi per il clima dal gruppo “Fridays for Future“. Dall’altra, invece, c’è il personale docente e scolastico rappresentato dal sindacato Sisa, il quale ha indetto uno sciopero di 24 ore. Vediamo nel dettaglio che cosa sta accadendo.

Fridays for Future, studenti nelle piazze d’Italia per il clima

In 24 piazze italiane, tra venerdì 16 e sabato 17 ottobre 2026, il gruppo “Fridays For Future” torna a chiamare a raccolta manifestanti, attivisti e studenti per lo sciopero per il clima.

Bologna, Firenze, Milano, Roma e Torino sono solo alcune delle grandi piazze dove si stanno svolgendo i presidi legati al cambiamento climatico e al riscaldamento globale.

“Quest’estate in Europa abbiamo visto 35.000 morti in eccesso per le ondate di calore e solo nei prossimi mesi si stimano circa 450 mila morti per il Super El Niño: siamo in emergenza climatica – si legge nella nota stampa di Fridays for Future – I governi in tutto il mondo, dopo anni di campagne contro attivist3 e a favore di chi causa la crisi climatica, ora non hanno parole per giustificarsi di fronte agli eventi meteorologici estremi che devastano i nostri territori.

Prima non c’è acqua e si muore di caldo, poi ce n’è troppa e si muore travolti dalle alluvioni. Siamo arrabbiat3 e preoccupat3 per le persone intorno a noi, quelle a cui vogliamo bene, le più fragili. Le nostre città sono diventate invivibili per tre mesi all’anno e, nonostante il solito negazionismo antiscientifico e deresponsabilizzante, tutt3 abbiamo chiaro che non possiamo stare a guardare mentre continuano le colate di cemento”.

Gli attivisti chiedono interventi significativi nelle città:

“Vogliamo città che tornino ad essere spazio pubblico, non di speculazione, e luoghi di giustizia sociale e climatica, pianificate con chi le abita. La presenza capillare di spazi verdi e spazi naturali urbani è probabilmente una delle differenze più rilevanti fra la città presente e la città futura. Ridare spazio al suolo naturale, alla creazione di corridoi ecologici e alle aree umide significa offrire alla collettività benessere e servizi dal valore ecologico ed economico enormemente superiore a quelli provocati dal suolo sigillato”.

Al centro delle contestazioni anche il Governo Meloni, accusato di attuare misure in opposizione al tema della sicurezza ambientale e climatica:

“Eppure il governo ha affossato il Piano di Ripristino della Natura. Nessun paese occidentale è preparato ad affrontare le conseguenze della catastrofe che sta avanzando, e mentre l’Europa brucia e i paesi del Sud Globale vengono sommersi, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato un decreto per velocizzare l’estrazione di nuovo gas e petrolio sul territorio italiano, mentre frena lo sviluppo delle alternative democratiche come le CERS.

E mentre il governo italiano, detentore del 33% delle azioni di Eni, si dimentica degli extraprofitti dell’azienda petrolifere, in cambio di un falso tetto sul prezzo dei carburanti, le guerre per petrolio e gas devastano il nostro pianeta e minacciano la libertà dei popoli in tutto il mondo foraggiate anche dal nostro riarmo. Ci sono delle gravissime responsabilità, chi sta distruggendo il nostro pianeta deve pagare. Chi sta continuando a bruciare il futuro di tutti e tutte deve essere fermato”.

Nel post tutte le piazze dei presidi coi loro rispettivi orari:

Sindacato Sisa, stop di 24 ore per il personale scolastico

Nella stessa giornata dello sciopero per il clima di “Fridays for Future”, anche per il personale scolastico e docente è stato organizzato uno stop nazionale di 24 ore.

A indire lo sciopero è Sisa, cioè il Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente, che pone al centro delle proteste diverse problematiche che riguardano il mondo di chi lavora nella scuola e nell’istruzione.

In particolare, la contestazione si concentra sul recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni e sul contrasto al lavoro precario. Il sindacato chiede aumenti stipendiali di almeno il 20% netto e assunzioni su tutti i posti vacanti e disponibili, anche per il personale ATA.

Tra le proposte figurano la riduzione dei costi dei percorsi universitari di specializzazione sul sostegno, un ruolo unico docente con uguale orario e retribuzione tra i diversi gradi scolastici e il superamento del concorso per dirigenti scolastici a favore di una figura elettiva. La piattaforma comprende anche l’impegno per l’ambiente e il clima.

“Sono possibili ripercussioni sulle lezioni e sui servizi scolastici: lo sciopero non equivale alla chiusura automatica di tutte le scuole. Le conseguenze dipenderanno dalle adesioni e dalla situazione dei singoli istituti. È importante consultare le comunicazioni della propria scuola” si legge nella nota stampa diffusa dal sindacato Sisa.