Contestazione

Caro-gasolio, cinque giorni di sciopero dei tir al Sud. Chiesto confronto al Governo, rischio stop nazionale

Gli autotrasportatori si sono fermati anche in Calabria, Basilicata, Campania e Sicilia. Alla loro manifestazione si unisce il malcontento degli agricoltori, anche loro nelle strade con i trattori

Caro-gasolio, cinque giorni di sciopero dei tir al Sud. Chiesto confronto al Governo, rischio stop nazionale

Da fine settembre autotrasportatori, agricoltori e ovicoltori si sono mobilitati in diverse Regioni del Sud-Italia per protestare contro il caro-gasolio, il cui prezzo medio sulla rete stradale è 2.256 €/l, mentre sulla rete autostradale è 2.278 €/l (dati di venerdì 16 ottobre 2026 dal Mimit).

Contestazioni diffuse e per lo più spontanee hanno già interessato diversi snodi stradali e arterie autostradali del Meridione, con conseguenti disagi non solo alla circolazione, ma anche alla fornitura di merci nel resto della Penisola (in copertina: immagine da Tgr Calabria).

Sciopero dei tir in Calabria

Ma da venerdì 16 a martedì 20 ottobre 2026, la federazione di categoria Fedralog ha deciso di organizzare in Calabria un fermo regionale dell’autotrasporto.

“Difendere lavoro, imprese e futuro del settore. Appello a tutta la Calabria: cittadini, famiglie, lavoratori, commercianti, artigiani, mondo produttivo, scendete in piazza insieme a noi. Questa non è solo la battaglia degli autotrasportatori. Chiediamo la tassazione degli extraprofitti!” si legge nella locandina dello sciopero.

La mobilitazione si attuerà con camion disposti ai lati delle strade senza veri e propri blocchi, sotto il controllo delle forze dell’ordine. La circolazione stradale, tuttavia, subirà comunque rallentamenti a causa di eventuali restringimenti di carreggiata. I presidi individuati sono circa quindici: tra essi ci sono snodi fondamentali, come la zona dell’aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro, svincoli della A2 nel Cosentino.

Questa protesta di cinque giorni consecutivi si aggiunge alle diverse manifestazioni che di recente hanno visto come protagonisti gli agricoltori, i quali hanno riempito le piazze coi loro trattori per chiedere interventi urgenti a contrasto del caro-gasolio, carburante utilizzato per alimentare i mezzi per le coltivazioni.

Rischio stop nazionale, tavolo d’incontro previsto il 27 ottobre

Come riportato da Rainews, anche Conftrasporto, associazione di categoria, ha posto la problematica dei costi insostenibili legati ai carburanti. Se non risolta, la mobilitazione scattata al Sud rischia di allargarsi anche al resto d’Italia.

“La situazione è molto preoccupante perché l’eccesso di prezzo che sta subendo l’autotrasporto ha generato un’alta tensione fra le imprese – ha dichiarato il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo – Chiediamo al Governo una convocazione immediata, altrimenti valuteremo il fermo nazionale“.

Per questo motivo è stato richiesto un tavolo d’emergenza urgente con l’Esecutivo.

Incontro che, come aggiunge Sky Tg24, dovrebbe essere stato programmato per il 27 ottobre 2026 presso il ministero dei Trasporti.

Le proteste nelle altre Regioni

Anche in Sicilia, dal 16 al 20 ottobre 2026, si svolgerà lo stesso sciopero dei tir previsto in Calabria. Nei porti i camion resteranno parcheggiati e i semirimorchi carichi di merci non saranno ritirati dalle navi. Le motivazioni sono identiche a quelle della altre mobilitazioni al Sud, cioè contestare l’aumento dei prezzi del gasolio, che sta gravando pesantemente sulle attività di trasporto e logistica su gomma.

Proteste simili sono scattate anche in Campania, dove i camionisti hanno organizzato dei presidi tra le province di Caserta e Napoli: nel dettaglio, le contestazioni stanno interessando il casello di Nola sull’autostrada A30 Caserta-Salerno e quello di Caianello sull’A1 Milano-Napoli. I manifestanti hanno però lasciato libero un varco per consentire il passaggio dei veicoli, creando però disagi alla circolazione a causa dei restringimenti di carreggiata.

Problematica anche la situazione in Basilicata, che sta soffrendo anche dell’emergenza carburanti dovuta allo sciopero alla raffineria di Taranto dell’Eni. Qui camionisti e autotrasportatori, dalla notte tra giovedì 15 e venerdì 16 ottobre 2026, stanno rallentando drasticamente il traffico lungo la statale 106 Ionica, all’altezza dello svincolo con la Fondovalle dell’Agri, a Scanzano Jonico, nel Materano. I presidi, che dovrebbero perdurare fino al 20 ottobre 2026, stanno interessando anche l’incrocio tra la Ionica e la Statale 653 Sinnica, nell’area tra Rotondella e Policoro, ma anche la Bradanica e la Fondovalle del Noce. Resta garantito il transito di auto private, autobus di linea, scuolabus e mezzi di soccorso.

A Potenza, capoluogo della Basilicata, davanti alla sede della Regione si sta svolgendo una mobilitazione degli agricoltori, promossa dalla Coldiretti e a cui hanno aderito anche diversi amministratori.

“Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell’ambito della disperazione degli imprenditori” ha aggiunto il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo.

Disagi al trasporto aereo

Venerdì 16 ottobre 2026 non rappresenta solo l’inizio del fermo generale al Sud-Italia di tir e autotrasportatori, che nel Meridione sta creando rallentamenti alla circolazione stradale e autostradale.

La giornata, infatti, si è aperta anche con forti disagi al traffico aereo dovuti da una parte a uno sciopero della compagnia low-cost Easy Jet, ma dall’altra a un improvviso guasto al controllo voli. Qui di seguito il punto della situazione.

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