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Prezzi alle stelle in Italia: +63% in 25 anni. Bollette e carburanti aumentati fino al 147%

Cosa si acquistava con 5 euro nel 1926

Prezzi alle stelle in Italia: +63% in 25 anni. Bollette e carburanti aumentati fino al 147%

In venticinque anni i prezzi al consumo in Italia sono aumentati complessivamente del 63%. Significa che un insieme di beni e servizi acquistabile con 100 euro nel 2000, nel 2025 ne costava mediamente 163. Ma dietro questo dato si nascondono differenze enormi: alcune spese sono più che raddoppiate, mentre altre sono diminuite.

A fotografare l’evoluzione del costo della vita è il nuovo rapporto “I prezzi al consumo”, pubblicato dall’Istat il 13 ottobre 2026 nell’ambito della collana Storie di dati – Le trasformazioni dell’Italia. L’analisi prende in esame il periodo 2000-2025, evidenziando quali beni e servizi abbiano inciso maggiormente sui bilanci delle famiglie.

Bollette e abitazione, i rincari più pesanti

Il dato più significativo riguarda la casa e le utenze, con prezzi cresciuti complessivamente del 119% in venticinque anni. A trainare l’aumento sono soprattutto elettricità, gas e altre utenze domestiche, che registrano un rincaro del 145%. Per gli affitti, invece, l’incremento medio è del 51%, inferiore alla crescita generale dei prezzi. Una differenza che evidenzia quanto le spese energetiche siano diventate determinanti nel bilancio domestico, soprattutto dopo le crisi degli ultimi anni e l’impennata dei costi del 2022.

Carburanti +147%, trasporti sempre più costosi

Anche spostarsi è diventato sensibilmente più caro. Secondo l’Istat, i prezzi dei trasporti sono aumentati mediamente del 78% tra il 2000 e il 2025. A pesare maggiormente sono stati i carburanti, cresciuti del 147%, mentre l’acquisto di un’automobile ha registrato un incremento del 53%. Per i servizi di trasporto, dai collegamenti pubblici alle altre forme di mobilità, l’aumento è stato del 71%. Il rincaro dei carburanti ha inoltre conseguenze che vanno oltre il costo del pieno, incidendo sulle spese di distribuzione e trasporto delle merci.

Alimentari +87%, cresce il costo della spesa quotidiana

Tra i capitoli più importanti per le famiglie figurano alimenti e bevande, che nel periodo considerato hanno registrato un aumento dell’87%. Un paniere alimentare che nel 2000 costava 100 euro, nel 2025 avrebbe quindi richiesto mediamente 187 euro, a parità di quantità e caratteristiche dei prodotti considerate dall’indice. La crescita supera nettamente l’inflazione generale del 63%, contribuendo a spiegare perché il carrello della spesa rappresenti una delle voci più sensibili per i consumatori. Rincari importanti anche per alberghi e ristoranti, aumentati dell’86%, in un settore influenzato dall’espansione del turismo e dall’evoluzione della domanda.

Tabacchi, alcolici e servizi finanziari oltre il 100%

Tra i settori che hanno registrato gli incrementi maggiori figurano anche bevande alcoliche e tabacchi, con un aumento complessivo del 115%. Seguono i servizi finanziari e assicurativi, cresciuti del 107%. Si tratta di categorie che comprendono spese differenti e che possono incidere in misura diversa sulle famiglie, a seconda dei servizi utilizzati. Nel caso dei tabacchi, oltre alle dinamiche commerciali, hanno un ruolo importante anche le politiche fiscali e le accise.

Abbigliamento, sanità e istruzione crescono meno della media

Non tutti i settori hanno seguito la stessa traiettoria. I prezzi dell’abbigliamento sono aumentati del 41%, mentre per i servizi di istruzione la crescita è stata del 25%. Ancora più contenuto il dato relativo alla sanità, con un incremento del 16%. Per i beni industriali non energetici, considerati complessivamente, l’aumento è stato poco superiore al 25%. L’Istat sottolinea come l’evoluzione dei prezzi dipenda anche dai cambiamenti nei processi produttivi, dalla produttività e dalla concorrenza internazionale, fattori che hanno contribuito a contenere il costo di numerosi prodotti.

Tecnologia e comunicazioni, prezzi diminuiti del 58%

In controtendenza rispetto al resto dell’economia si colloca il settore dell’informazione e delle comunicazioni, dove i prezzi risultano diminuiti del 58%. L’evoluzione tecnologica, la concorrenza e il miglioramento dei processi produttivi hanno consentito una riduzione dei costi di molti beni e servizi digitali. È uno dei pochi grandi comparti nei quali, secondo gli indici Istat, il consumatore ha beneficiato di una diminuzione dei prezzi nel lungo periodo.

Cent’anni di prezzi: cosa si acquistava con 5 euro nel 1926

L’analisi Istat propone anche un confronto storico tra il 1926 e il 2025, utilizzando l’equivalente di cinque euro per mostrare come sia cambiato il costo relativo di alcuni alimenti. Nel 1926, con quella somma, si potevano acquistare 5,5 chilogrammi di patate, contro i 3 chilogrammi del 2025. Il rapporto si inverte per altri prodotti: lo zucchero passa da poco più di 700 grammi a quasi 4 chilogrammi, mentre la pasta secca da 1,3 a circa 3 chilogrammi. Con la stessa cifra, inoltre, oggi si acquistano più uova rispetto a un secolo fa, ma meno carne bovina. Un confronto che dimostra come l’evoluzione dei prezzi non sia uniforme e rifletta cambiamenti profondi nell’agricoltura, nell’industria alimentare e nei consumi.