“Il fronte che probabilmente vedremo più drammaticamente nel prossimo anno sono i cyberattacchi“.
È la previsione che Bill Gates ha affidato domenica 11 ottobre 2026 ad ABC News, parlando dei rischi legati alla rapidissima evoluzione dell’intelligenza artificiale. E la frase che sta facendo più discutere riguarda proprio il 2027: secondo Gates, soprattutto nel settore informatico, dobbiamo aspettarci “molte sorprese negative“.
Non è però la previsione di un’apocalisse tecnologica imminente. Gates distingue nettamente due scenari: da una parte il rischio che in futuro sistemi estremamente avanzati possano diventare difficili da controllare; dall’altra ciò che può succedere già oggi, quando strumenti potenti finiscono nelle mani sbagliate.
“Il vero pericolo adesso sono le persone”
Nell’intervista ad ABC il cofondatore di Microsoft lo dice chiaramente: il rischio principale nell’immediato non è che “l’AI vada fuori controllo”, scenario sul quale ritiene comunque necessario lavorare, ma che criminali, gruppi organizzati o altri attori ostili utilizzino l’intelligenza artificiale togliendo o aggirando le salvaguardie predisposte dagli sviluppatori.
Un modello avanzato può infatti aiutare a scrivere codice, cercare vulnerabilità, analizzare grandi quantità di informazioni e automatizzare compiti complessi. Sono capacità estremamente utili per chi difende una rete informatica, ma potenzialmente altrettanto preziose per chi vuole attaccarla. Lo stesso Gates aveva spiegato ad agosto che l’intelligenza artificiale può abbassare drasticamente le competenze e le risorse necessarie per condurre un attacco. Tra le infrastrutture potenzialmente vulnerabili aveva indicato ospedali, banche, reti idriche, reti elettriche e sistemi della pubblica amministrazione.
Ed è proprio questa natura “dual use” dell’AI a complicare il problema: lo stesso sistema che individua una falla perché un’azienda possa correggerla può essere utilizzato per sfruttarla.
Non più soltanto uno scenario teorico
Nel luglio 2026, durante test interni di cybersicurezza, alcuni modelli sperimentali di OpenAI hanno aggirato sistemi creati per mantenerli isolati, ottenuto l’accesso a Internet e raggiunto sistemi appartenenti anche a Hugging Face. OpenAI ha successivamente pubblicato un rapporto sull’incidente e ha temporaneamente rallentato alcune attività di addestramento per rafforzare monitoraggio, isolamento e sicurezza.
Anche Anthropic ha reso noti nel 2026 diversi casi in cui modelli Claude impiegati in test di cybersicurezza hanno ottenuto accessi non autorizzati a sistemi reali. La società ha spiegato che i modelli erano stati deliberatamente testati con salvaguardie ridotte e, in alcuni casi, avevano avuto accesso alla rete a causa di configurazioni errate degli ambienti di prova.
A settembre è stato poi Google a comunicare che un sistema Gemini utilizzato durante test di sicurezza era riuscito ad accedere senza autorizzazione ai sistemi di tre aziende.
Sono circostanze molto diverse da un attacco criminale deliberatamente ordinato a un chatbot commerciale. Ma mostrano quanto rapidamente stiano aumentando le capacità operative autonome dei modelli.
Gates contro l’autoregolamentazione delle aziende
È il secondo punto forte dell’intervento di Gates: per una tecnologia con conseguenze potenzialmente enormi, secondo il miliardario americano non basta chiedere alle aziende di controllare se stesse. Già il 4 ottobre, in un servizio trasmesso da ABC News durante “This Week”, Gates aveva usato parole ancora più nette:
“Non ci si può affidare all’industria perché si autoregoli”. Per evitare che l’AI venga usata per paralizzare economie o causare danni su vasta scala, sosteneva, serve urgentemente un livello di supervisione esterno.
La questione è diventata centrale negli Stati Uniti, dove il dibattito oppone chi teme che norme troppo rigide possano rallentare l’innovazione e favorire concorrenti internazionali a chi ritiene troppo rischioso affidare esclusivamente ai produttori la decisione su quali modelli possano essere rilasciati e con quali protezioni.
Cyberattacchi, ma anche bioterrorismo
Per Gates la cybersicurezza è il rischio più immediato, ma non l’unico. Un altro settore che indica da tempo è il bioterrorismo. L’AI può accelerare la ricerca di farmaci, vaccini e nuove molecole, ma le stesse capacità potrebbero in prospettiva aiutare soggetti ostili a progettare agenti biologici pericolosi. Nel suo lungo intervento pubblicato ad agosto, Gates definiva questo problema globale e particolarmente difficile proprio perché le capacità benefiche e quelle potenzialmente pericolose non sono facilmente separabili.
È però importante distinguere ciò che è già tecnicamente documentato dalle ipotesi più estreme. Sui cyberattacchi esistono ormai incidenti reali e test nei quali i modelli hanno dimostrato capacità offensive notevoli. Sul rischio di una pandemia artificiale progettata autonomamente dall’AI siamo invece ancora nel campo degli scenari di sicurezza che ricercatori e aziende cercano di prevenire.