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Influenza 2026-2027, l’identikit: sintomi, durata, contagio e quando preoccuparsi

Il siero utilizzato quest'anno in Italia è stato aggiornato proprio per proteggere contro H1N1, H3N2 e influenza B/Victoria

Influenza 2026-2027, l’identikit: sintomi, durata, contagio e quando preoccuparsi

Con l’avvio della campagna vaccinale torna inevitabilmente la domanda: che influenza sarà quella dell’inverno 2026-2027? Al 9 ottobre, l’ultimo aggiornamento dell’Ecdc indica che nell’Unione europea la circolazione dell’influenza resta a livelli bassi. Non esiste quindi ancora un numero sufficiente di casi europei per capire quale virus prenderà il sopravvento e quale sarà l’intensità dell’epidemia.

È possibile però guardare a quanto è già accaduto nell’emisfero Sud, dove l’inverno è appena terminato, e ai primi dati provenienti dagli Stati Uniti.

Il precedente australiano

L’Australia è uno degli osservatori utilizzati ogni anno per cercare di capire cosa potrebbe accadere qualche mese più tardi nell’emisfero Nord. Non è una previsione automatica – virus e condizioni possono cambiare – ma fornisce indicazioni utili.

Il 2026 australiano è stato particolare: fino all’inizio di agosto l’influenza aveva circolato meno del solito, per poi accelerare quando normalmente la stagione dovrebbe cominciare a diminuire. Nelle due settimane terminate il 6 settembre sono stati registrati oltre 31 mila casi, con un aumento del 27,2% rispetto al periodo precedente. Alla fine di settembre gli esperti australiani parlavano di una stagione “strana”, con un picco molto più tardivo del normale. Al 12 ottobre, in Australia erano state registrate oltre 205 mila infezioni influenzali confermate in laboratorio nel 2026. Il dato sottostima naturalmente il numero reale delle infezioni, perché soltanto una parte delle persone con influenza viene sottoposta a tampone.

H3N2, l’osservato speciale

In Australia una componente importante della stagione è stata rappresentata dall’influenza A H3N2, in particolare da un gruppo evolutivo soprannominato “Super-K”. È lo stesso ceppo che aveva contribuito alla forte stagione precedente.  Questo merita attenzione perché H3N2 è storicamente uno dei virus che vengono sorvegliati con maggiore attenzione negli anziani, nei quali le stagioni dominate da questo sottotipo possono determinare un impatto importante in termini di ricoveri e complicanze.

Negli Stati Uniti, per ora, domina invece H1N1

Ed è proprio quanto sta accadendo negli Stati Uniti a mostrare perché sia difficile fare previsioni. L’attività influenzale americana viene descritta ancora come bassa, ma già in crescita e leggermente più precoce del consueto. Tra i virus A tipizzati nell’ultima settimana disponibile, ben il 98,4% era H1N1pdm09, mentre H3N2 rappresentava soltanto l’1,6%. Considerando un periodo più ampio, dalla fine di maggio, circa l’80,5% dei virus A identificati era H1N1. Al momento i due emisferi non stanno raccontando esattamente la stessa storia: Australia con forte presenza di H3N2, Stati Uniti con una partenza dominata da H1N1.

Il vaccino 2026-2027 è stato aggiornato

Proprio questa capacità dei virus influenzali di cambiare spiega perché il vaccino venga riformulato ogni anno. Per la stagione 2026-2027 nell’emisfero Nord, l’Organizzazione mondiale della sanità ha raccomandato un vaccino trivalente contro tre componenti: un virus A(H1N1)pdm09, un virus A(H3N2) e un virus dell’influenza B/Victoria.

In particolare, nei vaccini prodotti su uova sono presenti ceppi simili a A/Missouri/11/2025 (H1N1), A/Darwin/1454/2025 (H3N2) e B/Tokyo/EIS13-175/2025. Per i prodotti realizzati con altre tecnologie possono essere utilizzati ceppi antigenicamente analoghi.

La formulazione si sta spostando verso un vaccino trivalente, quindi con tre componenti anziché quattro. Non significa una protezione inferiore: è stato eliminato il ceppo B/Yamagata, che non viene più rilevato in circolazione naturale da anni e che l’Oms considera ormai non necessario nella composizione stagionale.  Restano quindi i due grandi sottotipi dell’influenza A, H1N1 e H3N2, insieme al lignaggio B/Victoria.

H1N1, H3N2 e influenza B possono arrivare in momenti diversi

Un’altra ragione per cui è difficile assegnare in anticipo un unico “volto” alla stagione è che i virus non devono necessariamente circolare tutti insieme. Una prima ondata può essere dominata da un sottotipo A e una seconda da un altro virus o dall’influenza B. Tra febbraio e agosto 2026, l’Oms ha registrato nel mondo la contemporanea presenza di H1N1, H3N2 e influenza B, con proporzioni molto diverse a seconda delle aree geografiche. Anche l’eventuale predominio iniziale di H1N1 non esclude quindi che H3N2 o B possano acquistare maggiore spazio più avanti nell’inverno.

Quando potrebbe arrivare il picco in Italia

Su questo punto sarebbe ancora meno prudente fare una previsione precisa. L’influenza italiana tende generalmente ad aumentare tra la fine dell’autunno e l’inverno, ma negli ultimi anni la stagionalità è diventata meno regolare. Il caso australiano del 2026, con una crescita importante quando l’inverno era ormai quasi concluso, ne è un esempio.  In Europa, alla 40ª settimana dell’anno, influenza e virus respiratorio sinciziale sono ancora a livelli bassi. In questa fase l’Ecdc segnala invece una maggiore circolazione di SARS-CoV-2, per ora con impatto limitato sui ricoveri.