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Papa Leone XIV: operazione al Gemelli. Cos’è e cosa implica un nodulo polmonare

Il Vaticano non ha comunicato se la lesione sia benigna o maligna

Papa Leone XIV: operazione al Gemelli. Cos’è e cosa implica un nodulo polmonare

È stato lo stesso Papa Leone XIV a comunicare la notizia ai fedeli riuniti in piazza San Pietro. Domenica 11 ottobre 2026, al termine dell’Angelus, il Pontefice ha spiegato che durante alcuni recenti controlli i medici hanno individuato un nodulo circoscritto al polmone.

“È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato“, ha detto il Papa. “I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo”.

L’intervento è già programmato. Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha precisato che dovrebbe avvenire nei primi giorni di questa settimana e che il ricovero postoperatorio previsto è di circa sette giorni.

Il ricovero al Gemelli 

Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, l’intervento dovrebbe essere eseguito al Policlinico Gemelli di Roma, struttura che da decenni rappresenta il principale riferimento ospedaliero per i Pontefici. Il ricovero potrebbe avvenire già martedì 13 ottobre, anche se al momento non è stata comunicata ufficialmente una data precisa. Gli impegni immediatamente successivi all’operazione verranno inevitabilmente rimodulati, mentre resta per ora confermato il viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù, previsto dal 6 al 17 novembre.

Leone XIV, eletto l’8 maggio 2025, ha 71 anni e fino a oggi non aveva avuto problemi di salute rilevanti resi pubblici. Prevost è fisicamente molto attivo e pratica regolarmente tennis e nuoto.

Non è stata comunicata una diagnosi di tumore. Non è quindi possibile, sulla base delle informazioni disponibili, stabilire se il nodulo sia benigno, precanceroso o maligno. L’eventuale esame istologico del tessuto rimosso potrà invece chiarirne la natura.

Cos’è esattamente un nodulo polmonare

Con “nodulo polmonare” si indica generalmente una piccola lesione rotondeggiante visibile agli esami radiologici, con dimensioni fino a circa 3 centimetri. Spesso viene scoperta casualmente durante una radiografia o, soprattutto, una Tac del torace effettuata per altri motivi. Le cause possibili sono numerose. Un nodulo può essere la conseguenza di una vecchia infezione, un processo infiammatorio, una cicatrice o altre condizioni benigne. In altri casi può rappresentare una neoplasia in fase iniziale. Proprio per questo il termine “nodulo” descrive innanzitutto ciò che si vede nell’immagine, non dice automaticamente che cosa quella formazione sia.

I dati scientifici sono piuttosto rassicuranti: secondo l’American Thoracic Society, meno del 5% dei noduli polmonari complessivamente individuati risulta essere un tumore. Il rischio, però, cambia notevolmente in funzione delle caratteristiche della persona e della lesione. Contano soprattutto età, dimensioni del nodulo, forma e margini, eventuale crescita nel tempo, storia di fumo, esposizione ad amianto e precedenti oncologici.

Questo significa che la percentuale generale non può essere utilizzata per dire quale sia il rischio nel caso specifico di Leone XIV: semplicemente, i dati clinici necessari per farlo non sono stati resi pubblici.

Perché alcuni noduli vengono soltanto controllati 

La gestione dipende proprio dal rischio stimato. Per lesioni molto piccole e considerate a basso rischio può essere sufficiente effettuare Tac periodiche per verificare che non aumentino di dimensione. Le linee guida della Fleischner Society, uno dei riferimenti internazionali per la gestione dei noduli scoperti incidentalmente, prevedono in alcuni pazienti a basso rischio addirittura nessun controllo routinario per noduli solidi inferiori ai 6 millimetri.

Quando invece il nodulo è più grande, cresce nel tempo o presenta caratteristiche sospette, possono essere indicati ulteriori approfondimenti come PET-Tac, biopsia o asportazione chirurgica.  Le più recenti raccomandazioni dell’American College of Radiology, aggiornate nel 2026, ribadiscono lo stesso principio: nei noduli sospetti o in crescita possono essere appropriate la biopsia, la PET-Tac o direttamente la chirurgia, valutando sempre il rapporto tra beneficio diagnostico e rischi della procedura.

Perché si può decidere di operare

La decisione chirurgica, da sola, non dimostra che il nodulo sia maligno. Le linee guida dell’American College of Chest Physicians indicano che la chirurgia può essere scelta quando la probabilità clinica di malignità è considerata sufficientemente elevata, quando gli esami di imaging risultano sospetti oppure quando si desidera ottenere contemporaneamente diagnosi definitiva e trattamento attraverso l’asportazione della lesione.

Dal punto di vista medico, una lesione chiaramente delimitata e accessibile può essere più facilmente valutata e rimossa chirurgicamente rispetto a una malattia diffusa. Ma anche qui serve prudenza: “ben localizzato” non è sinonimo di “benigno”, così come “fase iniziale” non permette di stabilire uno stadio oncologico senza sapere se si tratti realmente di un tumore.

Non esiste una regola unica valida per tutti. La probabilità di malignità viene costruita mettendo insieme caratteristiche radiologiche e fattori individuali. Dimensioni maggiori, crescita nel tempo, morfologia sospetta, età avanzata e fumo aumentano il rischio; per questo le linee guida passano dalla semplice sorveglianza Tac, nei casi meno preoccupanti, fino a PET, biopsia e chirurgia nei casi a rischio più elevato.

Infine, qualora un nodulo risultasse effettivamente maligno, individuarlo quando è ancora piccolo e localizzato è esattamente l’obiettivo della diagnosi precoce: è in questa fase che la chirurgia può avere intento curativo. Le linee guida considerano infatti la resezione chirurgica sia il riferimento diagnostico sia un trattamento definitivo per molte lesioni maligne localizzate