Quando si possono accendere i termosifoni? La risposta non è uguale in tutta Italia e, quest’anno, è ancora più importante controllare le decisioni adottate a livello locale. La normativa nazionale stabilisce infatti un calendario sulla base di sei zone climatiche, dalla A alla F, ma i Comuni possono intervenire con provvedimenti specifici quando le condizioni climatiche o esigenze ambientali lo giustificano. È quello che sta già accadendo nell’autunno 2026, con alcuni territori che hanno deciso di ritardare l’avvio degli impianti.
La prima regola utile è quindi questa: non basta sapere in quale Regione si vive. La classificazione è effettuata Comune per Comune sulla base dei cosiddetti gradi-giorno, un parametro che misura quanto una località abbia bisogno di riscaldamento durante l’anno. Due Comuni relativamente vicini possono quindi avere regole differenti.
Le date nazionali: quando si accende il riscaldamento zona per zona
In assenza di ordinanze locali differenti, il Dpr 74/2013 stabilisce questo calendario:
- Zona A: dal 1° dicembre al 15 marzo, massimo 6 ore al giorno.
- Zona B: dal 1° dicembre al 31 marzo, massimo 8 ore al giorno.
- Zona C: dal 15 novembre al 31 marzo, massimo 10 ore al giorno.
- Zona D: dal 1° novembre al 15 aprile, massimo 12 ore al giorno.
- Zona E: dal 15 ottobre al 15 aprile, massimo 14 ore al giorno.
- Zona F: nessun limite relativo a periodo e durata giornaliera.
La zona E comprende moltissime città del Nord e alcune aree più fredde del Centro e del Sud. Milano, Torino e Bologna, per esempio, rientrano normalmente in questa fascia e avrebbero quindi come data ordinaria di accensione il 15 ottobre. Roma appartiene invece alla zona D, mentre Napoli, Bari e Lecce rientrano nella zona C. Ma proprio Bologna dimostra perché nel 2026 il calendario nazionale da solo non basta.
Emilia-Romagna: in molte zone termosifoni spenti fino al 1° novembre
Una delle novità più importanti riguarda l’Emilia-Romagna. La Regione ha stabilito che nei Comuni appartenenti alle zone di Pianura ovest, Pianura est e all’Agglomerato di Bologna l’accensione degli impianti di riscaldamento civile partirà dal 1° novembre 2026. La disposizione riguarda anche gli impianti alimentati a biomassa. Il provvedimento rientra nelle misure del PAIR 2030, il Piano regionale per la qualità dell’aria, ed è stato introdotto come misura compensativa rispetto ad altre limitazioni sulle emissioni.
Il caso di Bologna è emblematico: pur trovandosi normalmente in zona E, dove il calendario nazionale consentirebbe l’accensione dal 15 ottobre, quest’anno l’avvio slitta al 1° novembre. Gli impianti potranno poi funzionare per un massimo di 14 ore giornaliere. Sono previste eccezioni per ospedali, case di cura, scuole e altre strutture individuate dalla normativa nazionale.
Monza rinvia al 22 ottobre
Anche Monza ha deciso di intervenire. Con un’ordinanza firmata il 7 ottobre 2026, il Comune ha spostato l’avvio degli impianti dal 15 al 22 ottobre, mantenendo il termine della stagione al 15 aprile 2027. Il funzionamento sarà consentito per un massimo di 14 ore al giorno, comprese tra le 5 e le 23. La decisione è stata presa anche sulla base delle previsioni di ARPA Lombardia, che indicavano fino al 21 ottobre temperature medie superiori a quelle tipiche del periodo. L’obiettivo dichiarato è doppio: ridurre le emissioni inquinanti e contenere i consumi energetici in una fase nella quale le condizioni meteorologiche non rendono ancora necessario un utilizzo ordinario degli impianti.
Milano, Bergamo, Brescia e Como: cosa sappiamo al 9 ottobre
La situazione in Lombardia resta in evoluzione. Nella mattinata odierna di venerdì 9 ottobre, a Milano non risultava ancora adottata una decisione definitiva per posticipare il 15 ottobre. Sondrio, dove le temperature sono più basse, ha invece confermato la data ordinaria del 15 ottobre. A Como il Comune stava valutando un eventuale rinvio, mentre Bergamo, Brescia e Pavia avevano scelto di attendere l’evoluzione delle temperature prima di decidere. Questo significa che il quadro può cambiare rapidamente nei prossimi giorni.
Per chi vive in queste città, la fonte decisiva non è quindi il calendario nazionale ma l’eventuale ordinanza pubblicata dal proprio Comune.
Come capire in quale zona climatica si trova il proprio Comune
Le zone climatiche non corrispondono direttamente a Nord, Centro e Sud. Il criterio utilizzato è quello dei gradi-giorno: in sostanza, più il valore è elevato, maggiore è il fabbisogno teorico di riscaldamento della località. La classificazione ufficiale prevede la zona A fino a 600 gradi-giorno, la B da oltre 600 a 900, la C fino a 1.400, la D fino a 2.100, la E fino a 3.000 e la F oltre i 3.000 gradi-giorno. Per evitare errori, soprattutto nei territori montani o nelle province in cui coesistono fasce differenti, conviene verificare direttamente il sito del Comune oppure l’Allegato A del Dpr 412/1993.
Se fa freddo prima della data prevista, si può accendere?
Questa è una delle eccezioni più utili da conoscere. La normativa nazionale prevede che, al di fuori del periodo ordinario, gli impianti possano essere attivati quando esistono condizioni climatiche che ne giustificano l’utilizzo. In questo caso, però, la durata giornaliera non può superare la metà delle ore normalmente consentite per quella zona climatica. In una città di zona E, per esempio, dove il limite ordinario è di 14 ore, l’utilizzo straordinario può arrivare al massimo a 7 ore al giorno.
Attenzione però: quando esiste un’ordinanza comunale o regionale specifica, bisogna controllare cosa preveda esattamente quel provvedimento.
Quanti gradi si possono tenere in casa?
Il calendario non disciplina soltanto le date e gli orari. La normativa nazionale indica, per le abitazioni e gli edifici civili, una temperatura massima di riferimento di 20 °C con 2 °C di tolleranza. Per gli immobili adibiti ad attività industriali e artigianali il limite è di 18 °C, sempre con 2 °C di tolleranza. Anche in questo caso i Comuni possono adottare limiti più restrittivi.
Riscaldamento centralizzato: chi decide quando accenderlo
Nei condomini con impianto centralizzato, la gestione concreta dell’accensione spetta al soggetto responsabile dell’impianto, normalmente il proprietario, l’amministratore o l’eventuale terzo responsabile. La normativa prevede inoltre che presso gli impianti al servizio di più unità immobiliari venga esposta una tabella con periodo annuale di funzionamento, orari giornalieri, responsabile dell’impianto e codice identificativo. Questo significa che il singolo condomino non può semplicemente decidere di anticipare l’avvio della centrale condominiale ignorando il calendario previsto.