Fino a fine ottobre, a meno di ulteriori proroghe (possibili anche fino alla fine dell’anno), in Italia resterà in vigore il price cap introdotto da diverse compagnie petrolifere sui prezzi dei carburanti ai distributori: 1,99 €/l per la benzina, 2,19 €/l per il diesel (in copertina: immagine di repertorio).
Per Eni e IP il tetto al costo dei carburanti alla pompa dovrebbe durare fino al 28 ottobre, mentre per Q8 e Tamoil, che lo hanno sancito successivamente, la scadenza è fissata al 31 ottobre.
Da martedì 6 ottobre subentra il meccanismo di accise mobili
Ma in attesa di capire cosa succederà alla fine del mese, nella giornata di martedì 6 ottobre 2026 scade ufficialmente il taglio di 6 centesimi al litro sulle accise per il gasolio, misura che il Governo Meloni aveva prorogato per affrontare il caro-carburanti.
Al posto di questo sconto subentrerà il meccanismo di accise mobili, provvedimento indicato dall’Esecutivo per contenere eventuali aumenti dei prezzi alla pompa. Questo sistema consiste nell’utilizzare una parte dei maggiori proventi derivanti dall’andamento delle quotazioni per compensare eventuali rincari alla pompa e limitare l’impatto sui consumatori.
In sostanza, se l’aumento del prezzo internazionale del petrolio (e quindi dei carburanti), produrrà maggiori entrate dell’IVA rispetto alle stime, queste potranno essere utilizzate per finanziare una riduzione delle accise sui carburanti.
Questa misura era stata annunciata dalla Premier Meloni dopo il Consiglio dei Ministri del 16 settembre 2026 e poi ribadita nei rapporti con la Commissione europea.
Prezzi più bassi grazie al price cap
Nel frattempo, grazie all’intervento delle compagnie petrolifere, col Governo che ha scelto la strada della “moral suasion” invitando gli operatori a far la loro parte per attenuare l’impatto del caro-carburante, i prezzi ai distributori hanno evidenziato una discesa.
In base allo studio del Codacons, associazione che ogni giorno monitora l’andamento dei prezzi in Italia, sulla rete ordinaria il prezzo medio della benzina è diminuito in sette giorni di 11 centesimi di euro, pari ad un risparmio da 5,5 euro a pieno, mentre quello del gasolio è sceso di 13,3 centesimi, con una minore spesa da 6,65 euro a pieno.
Sulle autostrade il ribasso è stato più marcato, -19 centesimi la benzina, -19,1 centesimi il gasolio, pari ad un risparmio da circa 9,5 euro sul pieno.
“Tuttavia gli italiani continuano a pagare un litro di gasolio 52,1 centesimi di euro in più (+30,2%) rispetto al periodo antecedente il conflitto in Iran, con una maggiore spesa da oltre 26 euro a pieno” ha riferito il Codacons.
A proposito della fine del taglio delle accise sul gasolio e dell’introduzione del meccanismo delle accise mobili, l’associazione aggiunge:
“Sui listini alla pompa pende questa spada di Damocle. Per questo chiediamo alle compagnie petrolifere di prorogare sconti e price cap almeno fino a fine anno, considerato che le quotazioni petrolifere sono ancora a livelli elevatissimi e che il conflitto in Medio Oriente non sembra destinato a risolversi a breve”.
Infatti, senza considerare gli interventi di Eni, IP, Q8 e Tamoil, il prezzo medio del gasolio si attesterebbe intorno a 2,308 euro al litro, contro i circa 2,247 euro effettivamente rilevati.