L’inasprimento e il protrarsi di conflitti internazionali, in particolare quello russo-ucraino che dal 2022 ha riportato la guerra in Europa, ha alimentato negli ultimi anni la spinta al riarmo e all’aumento della spesa per la difesa (in copertina: immagine di repertorio creata con l’intelligenza artificiale).
Su questo aspetto, nell’ambito dell’Alleanza Atlantica della NATO, la richiesta ai Paesi membri si è innalzata rispetto al target del 2% del PIL (nato come impegno politico non vincolante nel 2014), con l’obiettivo di raggiungere una spesa complessiva pari al 5% del PIL entro il 2035 (nello specifico, il 3,5% riguarda difesa pura, mentre l’1,5% la sicurezza interna e la cyber-security).
Su questa nuova soglia, oltre ai timori legati alle guerre in corso e alla possibilità di minacce ibride della Russia, ha inciso anche la necessità di diminuire la dipendenza dagli Stati Uniti, con gli USA stessi che si stanno sempre più muovendo per ridurre la loro presenza militare in Europa.
Spesa per difesa e riarmo in UE
Per questi motivi, anche in ambito di Unione Europea la spesa per la difesa ha visto negli ultimi due anni un balzo importante verso l’alto. Nel dettaglio, nel 2025 i 27 Paesi membri hanno speso complessivamente 418 miliardi di euro, cioè il 2,2% del PIL. Per il 2026 non si sa attualmente la cifra esatta, tuttavia le stime indicano un incremento fino a 454 miliardi di euro, cioè il 2,4% del PIL. Rispetto al 2021, l’incremento della spesa per la difesa è stato del +75,3%.
Guardando a lungo termine, però, come riferito dall’Ansa che ha visionato alcune parti, il primo rapporto annuale sulla prontezza della difesa redatto dall’EDA (Agenzia europea per la difesa) afferma che non è stato fatto ancora a sufficienza:
“Lo slancio attuale e l’aumento degli investimenti non si traducono ancora in forze sufficientemente operative, sostenibili e interoperabili, mentre permangono gravi lacune in termini di capacità”.
Nonostante siano stati raggiunti livelli di spesa per la difesa “senza precedenti” negli ultimi 30 anni, l’obiettivo dell’UE è arrivare “fino a 547 miliardi di euro entro il 2029“.
Nel dettaglio, con lo scopo di favorire la modernizzazione tecnologica, nel 2025 sono stati investiti 134 miliardi per nuovi armamenti (32% del budget), con una stima di raggiungere 163 miliardi nel 2026. Per quanto riguarda “ricerca e sviluppo“, nel 2025 l’investimento è stato di 17 miliardi di euro, destinato a salire a 20 miliardi nel 2026.
Lo scenario italiano
Per quanto riguarda l’Italia, anche il nostro Paese è orientato a rispettare quanto stabilito dalla NATO, cercando di inserire maggiori spese per difesa e riarmo nell’ambito del bilanciamento dei conti pubblici.
Nel “Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa (DPP 2025-2027)” è stata definita la pianificazione italiana: la spesa complessiva integrata ha raggiunto la cifra record di 31,2 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 29,1 miliardi dello stanziamento precedente.
Le risorse destinate all’acquisto di nuovi sistemi d’arma e all’ammodernamento ammontano a 22,48 miliardi di euro distribuiti nel medio-lungo termine, trainate da programmi chiave come il caccia di sesta generazione (GCAP) e il rinnovamento dei mezzi corazzati. Spesa militare pura che si attesta intorno all’1,5% del PIL, avvicinandosi ai parametri internazionali inserendo nel computo spese di sicurezza e funzioni collegate.