Lo studio

In Italia stipendi insegnati sotto media OCSE: dopo 10 anni raggiungono soglia 66mila euro senza aumentare più

L'analisi "Education at a Glance 2026" dice anche che quattro docenti su dieci hanno più di 55 anni. Nel nostro Paese c'è poi il paradosso dei presidi che sono tra i più pagati al mondo.

In Italia stipendi insegnati sotto media OCSE: dopo 10 anni raggiungono soglia 66mila euro senza aumentare più

Mentre la politica discute e approva provvedimenti riguardo al tetto degli studenti stranieri nelle classi, lo studio OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) “Education at a Glance 2026” inquadra lo stato di salute della scuola in Italia.

Purtroppo a emergere non sono dati così confortanti, riferiti in particolare alla situazione di docenti e insegnanti (in copertina: immagine di repertorio creata con l’intelligenza artificiale).

Stipendi in media OCSE, ma che non aumentano dopo dieci anni

L’analisi, infatti, riferisce che nel 2025 in Italia un insegnante di scuola secondaria inferiore con quindici anni di esperienza guadagna circa 66mila dollari l’anno. In Germania, invece, lo stesso docente arriva a 111.800 dollari, in Lussemburgo 150.900 dollari, mentre la media dei Paesi OCSE è 66.583 dollari.

  • Lussemburgo: 150.900 dollari
  • Paesi Bassi: 115.200 dollari
  • Germania: 111.800 dollari
  • Austria: 83.900 dollari
  • Italia: 66.000 dollari
  • Francia: 54.800 dollari
  • Grecia: 32.900 dollari

Lo stipendio medio italiano è quindi in linea con quello dei paesi più industrializzati, ma inferiore a quello, ad esempio, di tedeschi, olandesi, spagnoli.

Un altro dato critico riguarda il fatto che se a inizio carriera un insegnante italiano di scuola secondaria inferiore guadagna circa 36.000 dollari, dopo dieci anni raggiunge 66.000 dollari, fermandosi però a quella soglia. In tal senso, non esiste una progressione economica legata all’anzianità dopo il decennio di professione.

La media OCSE, invece, è diversa perché partendo da 49.700 dollari, si arriva a 63.000 dopo dieci anni, a 66.500 dopo quindici e a 79.800 al top. Anche in Francia, con stipendio annuo inferiore a noi, la progressione è continua: da 48.700 dollari, a 53.200 dopo dieci anni, a 54.800 dopo quindici e a 76.500 al top.

Quattro docenti su dieci hanno più di 55 anni

Come riferito da Orizzonte Scuola, tale aspetto renderebbe la professione poco attrattiva per i giovani:

“Non è solo una questione di stipendio d’ingresso, che è del 27% inferiore alla media OCSE. È soprattutto una questione di prospettive. Un giovane laureato che sceglie di insegnare sa che, dopo dieci anni, il suo stipendio non crescerà più”.

In Italia, inoltre, lo studio “Education at a Glance 2026” mostra che nei Paesi OCSE  in media il 23% dei docenti della scuola primaria e secondaria ha compiuto 55 anni.

In Italia il 37% degli insegnanti della scuola primaria e secondaria rientra in questa fascia d’età, quindi quattro docenti su dieci hanno dai 55 anni in su. La presenza di giovani sotto i 35 anni resta estremamente ridotta: rappresentano appena il 12% del corpo docente complessivo.

Dirigenti scolastici italiani tra i più pagati al mondo

La scuola italiana, tuttavia, presenta un paradosso: i dirigenti scolastici sono tra i più pagati al mondo. Nel dettaglio, che sia di un istituto primario o secondario inferiore e superiore, lo stipendio è di 156.372 dollari. Si tratta di un retribuzione uniforme, tale per cui l’Italia è al secondo posto tra i paesi OCSE, subito dopo l’Inghilterra.

Rispetto a un laureato medio, un preside guadagna il 94% in più, mentre un insegnante il 33% in meno.

“Ciò crea una distorsione nelle carriere. Molti insegnanti ambiscono a diventare dirigenti non per vocazione pedagogica, ma per la differenza economica” aggiunge Orizzonte Scuola.

Uno scenario simile è legato anche al contesto macroeconomico della nazione: in Italia la spesa pubblica per l’istruzione è inferiore alla media OCSE: 4,0% del PIL contro 4,2%, e 3,6% contro 3,9% per la spesa pubblica diretta. Un limite che si riflette anche sugli stipendi dei docenti, mentre i presidi, essendo meno numerosi, hanno potuto mantenere retribuzioni più alte.