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Morbillo, tornano a salire i casi in Italia: 472 confermati, boom tra i giovani adulti

Calabria e Campania le aree con l'aumento più evidente

Morbillo, tornano a salire i casi in Italia: 472 confermati, boom tra i giovani adulti

Il morbillo torna a crescere in Italia e il ministero della Salute richiama Regioni e operatori sanitari a rafforzare vaccinazioni e sorveglianza.

Nei primi cinque mesi del 2026 sono stati segnalati 609 casi tra possibili, probabili e confermati; 472 sono già stati confermati, contro 322 nello stesso periodo del 2025. L’aumento è quindi consistente, anche se il dato resta ancora leggermente inferiore ai 509 casi confermati registrati tra gennaio e maggio 2024.

È il quadro contenuto nella circolare “Morbillo – analisi epidemiologica (anni 2024-2026) e raccomandazioni operative”, emanata dal ministero della Salute il 9 luglio 2026 e tornata al centro dell’attenzione in questi giorni. Il documento, elaborato anche sulla base del parere dell’Istituto superiore di sanità, parla di una crescita della circolazione del virus e invita a intervenire soprattutto sulle fasce di popolazione rimaste scoperte dalla vaccinazione.

Il boom in Calabria e Campania

L’incremento non è uniforme sul territorio. Il dato più evidente arriva dalla Calabria, dove le segnalazioni nei primi cinque mesi sono passate da 17 nel 2025 a 265 nel 2026. In Campania si è passati da 18 a 100, in Toscana da 6 a 49 e nel Lazio da 47 a 54.

Il ritorno del morbillo non nasce però nel 2026. Dopo anni caratterizzati da una circolazione molto contenuta, dall’autunno del 2023 l’Italia ha registrato una nuova crescita. Nel 2024 furono notificati 1.045 casi, dei quali 946 confermati; nel 2025 i confermati erano scesi a 497. Il 2026 segna quindi, almeno nei primi mesi, una nuova inversione di tendenza.

Anche gli ultimi dati europei mostrano che il virus continua a circolare. Nel solo luglio 2026 l’Italia ha segnalato all’ECDC 29 casi, seconda nell’Unione europea dopo la Bulgaria, che ne aveva registrati 61. Nei dodici mesi terminati a luglio i casi complessivi nell’UE e nello Spazio economico europeo sono stati 2.339.

A colpire sono soprattutto i giovani adulti non vaccinati

Una delle caratteristiche più significative dell’attuale fase riguarda l’età. Non si tratta infatti soltanto di una malattia infantile. Più della metà delle segnalazioni del 2026, 345 casi, riguarda persone tra i 15 e i 39 anni. E tra i pazienti di questa fascia per i quali è conosciuto lo stato vaccinale, il 94,7% non era vaccinato.

Nel complesso, il 93,3% dei casi del 2026 con stato vaccinale noto riguardava persone non vaccinate. È proprio questo elemento che ha spinto il Ministero a chiedere campagne di recupero rivolte non soltanto ai bambini, ma anche ai giovani adulti che non abbiano ricevuto le dosi previste.

Il problema è quello delle generazioni cresciute in anni nei quali la copertura vaccinale era inferiore rispetto a quella raggiunta successivamente: sacche di popolazione suscettibile che permettono al virus di tornare a circolare quando viene introdotto in una comunità.

La prima dose è vicina al 95%, la seconda molto meno

Per interrompere stabilmente la trasmissione del morbillo è necessario mantenere coperture molto elevate, intorno al 95% con due dosi, perché il virus è estremamente contagioso.

I dati ufficiali del ministero della Salute mostrano che nel 2024 la copertura della prima dose nei bambini di 24 mesi era arrivata al 94,77%, quindi molto vicina all’obiettivo. Ma il problema emerge con il completamento del ciclo: nei bambini in età prescolare la copertura con la seconda dose resta intorno all’84-86%. Nei sedicenni raggiunge il 90,85%, ancora sotto la soglia indicata per impedire una circolazione sostenuta del virus.

Le differenze territoriali sono inoltre molto ampie. Per la prima dose, ad esempio, la Lombardia nel 2024 raggiungeva il 98,1% a 24 mesi, mentre altre Regioni presentavano livelli decisamente inferiori.

Perché il morbillo non è una semplice malattia dell’infanzia

Il morbillo è un’infezione virale altamente contagiosa, trasmessa attraverso le secrezioni respiratorie e l’aria. Febbre alta, tosse, congiuntivite ed eruzione cutanea sono le manifestazioni più conosciute, ma la malattia può provocare complicanze.

I dati ISS del 2025 mostrano che circa un caso su tre aveva sviluppato almeno una complicanza, soprattutto polmonite ed epatite o aumento delle transaminasi. E l’incidenza più elevata era stata osservata proprio nei bambini sotto i cinque anni, compresi i lattanti ancora troppo piccoli per aver completato il ciclo vaccinale.

Proteggere la popolazione adulta suscettibile serve quindi anche a ridurre la probabilità che il virus raggiunga i soggetti più vulnerabili.

Il Ministero: recuperare chi ha saltato il vaccino

La risposta indicata dalla circolare è soprattutto preventiva. Il Ministero chiede di identificare rapidamente i casi sospetti, segnalarli entro 24 ore, effettuare la conferma di laboratorio e ricostruire i contatti. Ma soprattutto invita a rafforzare le campagne di vaccinazione rivolte ai 15-39enni non immunizzati, recuperare chi abbia effettuato soltanto una dose e controllare lo stato immunitario degli operatori sanitari.

Finché rimarranno gruppi consistenti di adolescenti e adulti non immunizzati e la copertura con due dosi resterà sotto il 95%, il virus continuerà a trovare spazio per provocare nuovi focolai.