Di cosa si tratta

Via libera definitivo del Senato al Ddl delega sull’energia nucleare. Meloni: “Promessa mantenuta”

La Premier: "L'Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Ora il Governo scriverà le norme attuative"

Via libera definitivo del Senato al Ddl delega sull’energia nucleare. Meloni: “Promessa mantenuta”

Dopo l’approvazione della Camera avvenuta a giugno, anche il Senato ha dato l’ok al disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, a firma del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. Una notizia accolta con soddisfazione dalla Premier Giorgia Meloni:

“Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso. Oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi. Questa legge serve a cambiare le cose”.

Di cosa si tratta

E’ sempre la Presidente del Consiglio a informare in prima battuta sui dettagli del disegno di legge delega:

“Cosa significa per famiglie e imprese:

  • Più sicurezza energetica: meno dipendenza dall’estero e meno esposizione alle crisi internazionali che abbiamo pagato in bolletta.
  • Energia stabile e a basse emissioni, che lavora insieme a tutte le altre, a partire dalle rinnovabili.
  • Una risposta concreta alla domanda di elettricità che crescerà con data center e intelligenza artificiale.

Parliamo di tecnologie di nuova generazione, non delle vecchie centrali”.

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Centrali nucleari

Adesso la palla passa all’Esecutivo:

“Ora il Governo scriverà le norme attuative su sicurezza, autorizzazioni, gestione dei rifiuti e rapporto con i territori. Era un impegno preso con gli italiani – ha concluso Meloni – Un altro impegno che abbiamo mantenuto”.

L’approvazione del Senato conferisce una delega al Governo, da esercitare entro dodici mesi, per disciplinare l’intero ciclo di vita dell’energia nucleare, cioè realizzazione, esercizio e dismissione degli impianti, sicurezza e gestione dei rifiuti radioattivi.

Tra gli obiettivi del provvedimento ci sono norme per la realizzazione di nuovi impianti nucleari, comprese le tecnologie avanzate e i piccoli reattori modulari, oltre alla ricerca sulla fusione. Previsti anche un riordino delle competenze in materia di sicurezza nucleare e nuovi procedimenti autorizzativi.

Gilberto Pichetto Fratin

Un altro capitolo è relativo al combustibile esaurito e i rifiuti radioattivi, mentre per la localizzazione degli impianti è previsto il coinvolgimento dei territori e dei Comuni interessati, oltre alla possibilità di misure compensative.

Per i primi reattori operativi, il ministro Pichetto Fratin aveva indicato come obiettivo il 2034-2035, ma non si tratta di una scadenza.

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Si tratta del passaggio legislativo più organico verso il ritorno del nucleare in Italia dopo la chiusura delle centrali e il referendum del 1987.

In Italia è la seconda volta che si tenta di riprendere la produzione di energia nucleare. La prima iniziativa ci fu nel 2009, con l’iter normativo che partì sotto il governo di Berlusconi. Parallelamente cominciò anche la campagna per il referendum.

Ma il voto popolare, che ci fu tra il 12 e il 13 giugno 2011, si schierò dalla parte del no. A spostare l’ago della bilancia furono le conseguenze del maremoto in Giappone dell’11 marzo 2011, pochi mesi prima del referendum: l’evento sismico provocò un incidente alla centrale nucleare di Fukushima.